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domenica, 07 dicembre 2008
Dopo aver letto il commento di Simonedejenet alla mia ultima poesia, ho riflettuto a lungo sui termini
MALINCONIA E TRISTEZZA.
Per me la tristezza è sempre dolorosa, perchè legata ad un evento , ad un momento in cui il mio cuore soffre, sta male,è ferito, sanguinante, si sente solo ; i mie occhi piangono lacrime pungenti come la lama del coltello piu' affilato,colme di sale che ,sciogliendosi, si posa sulla ferita non ancora arginata e brucia, brucia, brucia forte, troppo forte...
La malinconia può essere anche gioiosa, a volte è la felicità d'essere tristi, perchè spesso è determinata dal ricordo di un fatto, di un periodo della nostra esistenza, di una persona che non c'è più oppure è cresciuta; ma questo ricordo ci riporta sempre a momenti belli, felici, sereni, che forse non rivrivremo mai più , ma che abbiamo vissuto al momento opportuno. ( Ripensare con malinconia alla propria adolescenza, ai figli piccini, ad una persona che abbiamo tanto amato...)

sabato, 07 giugno 2008
Non sono trascorsa
e non esisto:
mi sento sospesa
in cerca
di un’inafferrabile
potenzialità
d’essere.
Ma voglio essere?
Non lo so:
sono risorta troppe volte!
domenica, 01 giugno 2008
Questa notte
ho raccolto
le stelle
per donare
il cielo
alla luna.
E la luna
ha raccolto
i miei sogni
per donarli
alla vita
che scivola
inerme
sul mio cuore
sabato, 31 maggio 2008
Amo
il fiore delle rocce
che respira
combattendo
ogni giorno
le pietre asfissianti.
Amo
la rondine intrepida
che non migra
estraendo
il riso del sole
da pozzi di ghiaccio.
Amo
l’ impudica lacrima
che ama
esalando
le secrezioni pure
dell’anima squarciata
Amo
il vento contrario
che solleva
ansimando
i pavidi aquiloni
nel volo più ardito
venerdì, 14 marzo 2008
ALENA
Alena cammina , cammina,
ti vede, ti passa vicina
cammina, sulla rena rovente
spine di conchiglie spente
forano i piedi e la mente;
non parlarle, non ti sente
ha stalattiti sul cuore.
Alena cammina, cammina
dei fluidi del mare regina
un’onda disseta il vestito:
come un fiore appassito
alza lo stelo illuminato
ma è subito calpestato
ha grani di sale sul cuore.
Alena cammina, cammina
riflette l’acqua la sua regina;
è bella, tanti gliel’hanno detto
pochi nel suo animo hanno letto.
Il corpo è solo un contenitore
che rigurgita conati d’amore
ha petali assetati nel cuore.
Alena sirena del mare
o farfalla nella notte?
Le onde s’inchinano
le stelle la chiamano.
E’ sola, tanto sola
non sa dove andare!
Volare o sprofondare?
Alena ama le taglie xxl
la terra le va stretta.
tanto amore disoccupato nel suo cuore
Allora cammina, cammina
verso il blu più profondo
e, soffocando, saluta il mondo.
Ora cullano le onde giallo grano
un amore sacro eppur profano.
sabato, 08 marzo 2008
La donna
Lacrima dolce
su rocce appuntite
grido tacito
primavera di vita
in granelli di sabbia
Ventre con semi
verdissimi embrioni
parto di fior.
Donna che dai la vita
sirena ch’offri calor.
Petto trafitto
principessa di cuori
graffi e dolor.
Tutto l’anno danzerai
e giammai t’arrenderai
Gialle mimose
in diademi ruffiani
adulano te
donna che non sei
solo d’otto regina
sabato, 01 marzo 2008
Crepuscolo
E’ l’alba della sera.
Ascolto:
l’aria rarefatta
cede il suo spazio
a sinfonie di ricordi.
Percepisco:
oltre le pagine del dì
l’estremo battito di luce
tradisce le deste pupille.
Sento:
come un canto libero
la trasparenza del sole
inonda avviliti neuroni
Penso:
mai sarà un fuoco spento
il mio entroterra sibillino
mercoledì, 13 febbraio 2008
Voci
di vento
musicate a bassa voce
racchiuse in gocce di sabbia.
Canzoni underground
motivi rock
amplificati
nei cedevoli cassetti mentali.
Sensazioni forti
come radicchi
seduti sul tempo
Assenteismo delle
canzoni dei sogni.
Eluse le coreografie
reali dell’esistenza
Dove sono finiti i testi
intelligenti del pensiero?
Datemi un taxi di valeriana
che penetri lo spazio
dell’insonnia
e autostrade di verità
nei tragitti della vita.
Coglierò canestri di fragole
che hanno vissuto un percorso
giocherò con l’irrazionale pazzia.
Contesterò le gravitazioni
obbligatorie e alla sera
rivolgerò lo sguardo
al sole che tramonta
giovedì, 24 gennaio 2008
La strega
Il peccato di un angelo verde scagliato
innocente sul rogo delle superstizioni
è l’amore,di questo borgo frutto negato
e ignorato da donne sterili di libertà
da uomini padroni delle proprie voglie
con pensieri gravidi di medievalità
l’inferno si tramanda di bocca in bocca
a bruciare un boccio di fiori frementi.
Dell’amore ,demoni umani deformi
han fatto un balocco per dementi
da sbrindellare con i lunghi denti
Bruciate la strega, a morte la strega!
La strega dagli occhi verdi lancia
al suo pubblico le lunghe vesti
e si offre a Dio nuda come arancia
libera dagli spilli i capelli corvini
che lunghi si disseminano al vento
bramano tutti i suoi armati aguzzini
quel corpo forgiato da mani divine,
la bava cola dalle loro putride labbra
infieriscono ancora lanciandole spine.
Con la sanguigna fascia del coraggio
lancia ai suoi assassini un messaggio :
Bruciate la strega, a morte la strega
.
:“Angeli senza ali, pazzi e innamorati
anche le stelle volano a forte velocità,
arcobaleni saettanti si scontrano estasiati
atomiche esplosioni affrancate dal gelo
Voi vedete solo precarie stelle di cartapesta
appese ai rami di un albero morto del cielo.
Amando ho visto il cosmo e i suoi sudori”
Le lingue di fiamma raggiunsero la gola
fonte d’acqua sorgiva che non lava umori
E’ morta la strega, è morta la strega!
Fragili, piccole particelle di cenere
si sollevarono nella luminosa oscurità
e divennero lucciole per gli innamorati
a suggerire l’azzardo per la felicità
venerdì, 11 gennaio 2008
L’INVIDIA
E l’infingarda
strisciando,
intercetta
sentimenti puliti
inoltrandosi
nel fascino
di una genetica
che rigetta il bene.
Estensione mentale
contaminata da un virus
che uccide gli occhi
per moltiplicarsi
al di là di ogni ricerca.
Non offre bevande
alle menti disidratate.
Non concede tregue
all’albero della vita
e falsifica con ricatti
le radici dei fiori,
pilota le verità
e annega l’amore
piena d’orgoglio,
mordendo la coda
della coscienza che
declassa l’anima.
Con ragioni pettegole
ruba contenuti alla vita.
Candida estorsioni
e pretende prestiti
affettivi senza interessi.
Non comprende che
l’amore non firma
cambiali
(Avrei potuto intitolare questa poesia:”Ignoranza, perché solo chi ignora il senso della vita , può nutrire il sentimento dell’invidia)
lunedì, 07 gennaio 2008
SCENA SECONDA - Giardino dei Capuleti
(Entra ROMEO)
ROMEO: Ride delle cicatrici, chi non ha mai provato una ferita.
(Giulietta appare ad una finestra in alto) Ma, piano! Quale luce spunta lassù da quella finestra? Quella finestra è l'oriente e Giulietta è il sole! Sorgi, o bell'astro, e spengi la invidiosa luna, che già langue pallida di dolore, perché tu, sua ancella, sei molto più vaga di lei. Non esser più sua ancella, giacché essa ha invidia di te. La sua assisa di vestale non è che pallida e verde e non la indossano che i matti; gettala. E' la mia signora; oh! è l'amor mio!
oh! se lo sapesse che è l'amor mio! Ella parla, e pure non proferisce accento: come avviene questo? E' l'occhio suo che parla; ed io risponderò a lui. Ma è troppo ardire il mio, essa non parla con me:
due fra le più belle stelle di tutto il cielo, avendo da fare altrove, supplicano gli occhi suoi di voler brillare nella loro sfera, finché esse abbian fatto ritorno. E se gli occhi suoi, in questo momento, fossero lassù, e le stelle fossero nella fronte di Giulietta? Lo splendore del suo viso farebbe impallidire di vergogna quelle due stelle, come la luce del giorno fa impallidire la fiamma di un lume; e gli occhi suoi in cielo irradierebbero l'etere di un tale splendore che gli uccelli comincerebbero a cantare, credendo finita la notte.
Guarda come appoggia la guancia su quella mano! Oh! foss'io un guanto sopra la sua mano, per poter toccare quella guancia!
GIULIETTA: Ohimè!
ROMEO: Essa parla. Oh, parla ancora, angelo sfolgorante! poiché tu sei così luminosa a questa notte, mentre sei lassù sopra il mio capo come potrebbe esserlo un alato messaggero del cielo agli occhi stupiti dei mortali, che nell'alzarsi non mostra che il bianco, mentre varca le pigre nubi e veleggia nel grembo dell'aria.
GIULIETTA: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una Capuleti.
ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto?
GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa "Montecchi"? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo, rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me stessa.
ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo.
GIULIETTA: Chi sei tu che, così protetto dalla notte, inciampi in questo modo nel mio segreto?
ROMEO: Con un nome io non so come dirti chi sono. Il mio nome, cara santa, è odioso a me stesso, poiché è nemico a te: se io lo avessi qui scritto, lo straccerei.
GIULIETTA: L'orecchio mio non ha ancora bevuto cento parole di quella voce, ed io già ne riconosco il suono. Non sei tu Romeo, e un Montecchi?
ROMEO: Né l'uno né l'altro, bella fanciulla se l'uno e l'altro a te dispiace.
GIULIETTA: Come sei potuto venir qui, dimmi, e perché? I muri del giardino sono alti, e difficili a scalare, e per te, considerando chi sei, questo è un luogo di morte, se alcuno dei miei parenti ti trova qui.
ROMEO: Con le leggere ali d'amore ho superati questi muri, poiché non ci sono limiti di pietra che possano vietare il passo ad amore: e ciò che amore può fare, amore osa tentarlo; perciò i tuoi parenti per me non sono un ostacolo.
GIULIETTA: Se ti vedono, ti uccideranno.
ROMEO: Ahimè! c'è più pericolo negli occhi tuoi, che in venti delle loro spade: basta che tu mi guardi dolcemente, e sarò a tutta prova contro la loro inimicizia.
GIULIETTA: Io non vorrei per tutto il mondo che ti vedessero qui.
ROMEO: Ho il manto della notte per nascondermi agli occhi loro; ma a meno che tu non mi ami, lascia che mi trovino qui: meglio la mia vita terminata per l'odio loro, che la mia morte ritardata senza che io abbia l'amor tuo.
GIULIETTA: Chi ha guidato i tuoi passi a scoprire questo luogo?
ROMEO: Amore, il quale mi ha spinto a cercarlo: egli mi ha prestato il suo consiglio, ed io gli ho prestato gli occhi. Io non sono un pilota:
ma se tu fossi lontana da me, quanto la deserta spiaggia che è bagnata dal più lontano mare, per una merce preziosa come te mi avventurerei sopra una nave.
GIULIETTA: Tu sai che la maschera della notte mi cela il volto, altrimenti un rossore verginale colorirebbe la mia guancia, per ciò che mi hai sentito dire stanotte. Io vorrei ben volentieri serbare le convenienze; volentieri vorrei poter rinnegare quello che ho detto: ma ormai addio cerimonie! Mi ami tu? So già che dirai "sì", ed io ti prenderò in parola; ma se tu giuri, tu puoi ingannarmi: agli spergiuri degli amanti dicono che Giove sorrida. O gentile Romeo, se mi ami dichiaralo lealmente; se poi credi che io mi sia lasciata vincere troppo presto, aggrotterò le ciglia e farò la cattiva, e dirò di no, così tu potrai supplicarmi; ma altrimenti non saprò dirti di no per tutto il mondo. E' vero, bel Montecchi, io son troppo innamorata e perciò la mia condotta potrebbe sembrarti leggera. Ma credimi, gentil cavaliere, alla prova io sarò più sincera di quelle che sanno meglio di me l'arte della modestia. Tuttavia sarei stata più riservata, lo devo riconoscere, se tu, prima che io me n'accorgessi, non avessi sorpreso l'ardente confessione del mio amore: perdonami dunque e non imputare la mia facile resa a leggerezza di questo amore, che l'oscurità della notte ti ha svelato così.
ROMEO: Fanciulla, per quella benedetta luna laggiù che inargenta le cime di tutti questi alberi, io giuro...
GIULIETTA: Oh, non giurare per la luna, la incostante luna che ogni mese cambia nella sua sfera, per timore che anche l'amor tuo riesca incostante a quel modo.
ROMEO: Per che cosa devo giurare?
GIULIETTA: Non giurare affatto; o se vuoi giurare, giura sulla tua cara persona, che è il dio idolatrato dal mio cuore, ed io ti crederò.
ROMEO: Se il sacro amore del mio cuore...
GIULIETTA: Via, non giurare. Benché io riponga in te la mia gioia, nessuna gioia provo di questo contratto d'amore concluso stanotte: è troppo precipitato, troppo imprevisto, troppo improvviso, troppo somigliante al lampo che è finito prima che uno abbia il tempo di dire "lampeggia". Amor mio, buona notte! Questo boccio d'amore, aprendosi sotto il soffio dell'estate, quando quest'altra volta ci rivedremo, forse sarà uno splendido fiore. Buona notte, buona notte! Una dolce pace e una dolce felicità scendano nel cuor tuo, come quelle che sono nel mio petto.
ROMEO: Oh! mi lascerai così poco soddisfatto?
GIULIETTA: Quale soddisfazione puoi avere questa notte?
ROMEO: Il cambio del tuo fedele voto di amore col mio.
GIULIETTA: Io ti diedi il mio, prima che tu lo chiedessi; e tuttavia vorrei non avertelo ancora dato.
ROMEO: Vorresti forse riprenderlo? Per qual ragione, amor mio?
GIULIETTA: Solo per essere generosa, e dartelo di nuovo. Eppure io non desidero se non ciò che possiedo; la mia generosità è sconfinata come il mare, e l'amor mio quanto il mare stesso è profondo: più ne concedo a te, più ne possiedo, poiché la mia generosità e l'amor mio sono entrambi infiniti. (La Nutrice chiama di dentro) Sento qualche rumore in casa; addio, caro amor mio! Subito, mia buona nutrire! Diletto Montecchi, sii fedele. Aspetta un solo istante, tornerò. (Esce)
ROMEO: O beata, beata notte! Stando così in mezzo al buio, io ho paura che tutto ciò non sia che un sogno, troppo deliziosamente lusinghiero per essere realtà.
(Giulietta torna alla finestra)
Questa parte della tragedia di Sakespeare mi lascia senza fiato ogni volta che la rileggo.
Ma può esistere davvero un amore così grande, così straordinario, così unico, pur nella sua complessità?
E se può esistere, è prerogativa degli adolescenti soltanto?
Se così fosse vorrei ritornare adolescente....
Voi che ne pensate?
domenica, 11 novembre 2007
La solitudine
non m’appartiene
se non come tranello
nel quale posso
rimanere avviluppata.
I miei sogni
li porta a spasso il vento
e lui sa a chi offrirli.
La sincerità è sempre positiva
il resto è illusione.
Intuire questo col cervello
è inutile,
capirlo con il cuore
è ballare con la vita
martedì, 16 ottobre 2007
Voglio raccontarvi
dell’ospizio dei poeti
che inventano la gioia
nella quiete di un giorno
non pericoloso, così reale
dove Socrate
moltiplica le colombe
dove la cicuta
è un aperitivo
per la mente.
Voglio raccontarvi
Dell’ospizio dei poeti
che sanno vivere di niente
che conoscono l’infinito
che moltiplicano la storia
sabato, 13 ottobre 2007
Riflessioni folli di una “diversa”
Non so più chi sono.
Un pirandelliano personaggio in cerca d’autore?
Un’adolescente che ha vissuto quegli anni come il “passero solitario” di leopardiana memoria?
Una “ folle”, perché non riesco a vivere senza un amore ?
Una “pazza” perché spesso i miei ideali vanno controcorrente?
Una pecora nera, perché non mi unisco al branco di quelle bianche?
Una stupida che crede in certi valori e non riesce ad adattarsi al conformismo?
Una bambina un po’ ingenua che nessuno è riuscito a far crescere?
Una donna forte con il cuore spezzato e più volte ricucito?
Una “daltonica particolare” perché riesco a vedere solo il bianco o il nero?
Un essere fragile che si nasconde dietro ad una corazza, per ingannare gli altri?
Una donna che non riesce ad accettare una vita insapore condita solo dalla banalità?
Un’ illusa perenne, perché ragiono spesso con il cuore? Perché tendo sempre a sopravvalutare gli altri da cui spesso ricevo “fregature”?
Un’impulsiva che non farebbe mai intenzionalmente del male neppure al peggior nemico?
Un essere alato a cui sono state tarpate le ali? Una sirena che non sa nuotare?
Una sciocca il cui desiderio principale è quello di donare amore?
Una donna ancora attraente, che non ha mai toccato l’uomo di un’altra, ma che le altre temono?
Una persona che deve sempre esprimere il proprio pensiero anche se le sarebbe più conveniente tacere? Che non riesce mai a contare fino a dieci prima di parlare?
Un essere umano che attraverso il blog ostenta la sua avvenenza, perché vuole farsi accettare come è?
Una matta da legare che da sola va in discoteca e balla tutta la sera fino allo stremo, perché non vuole pensare , si abbandona alla musica dance 70/80/90 e non profferisce parola con nessuno?
Una stupida che di notte si rilegge pagine di filosofia studiate al liceo, o poesie di Leopardi, del Petrarca? Di D’Annunzio?
Una donna che a volte non ha tempo per coltivare tutti i numerosi interessi che ha e vorrebbe essere immortale?
Una stolta che vorrebbe morire ora, adesso? Ma non si può fare.
Una “ ragazza” che non sa suonare la chitarra, ma che se non avesse delle responsabilità, partirebbe con la chitarra sulle spalle ed uno zainetto verso mete sconosciute, dove la vita è più vera , anche se meno comoda?
Una donna imprevedibile che odia la routine?
Una donna calda che non riesce a fare sesso senza amore? E allora non lo fa.
Una bambina che si commuove se vede una piccola pianta che germoglia? Che si stupisce ancora della bellezza della natura? Che ha voglia di giocare!
Forse sono tutte queste cose o forse nessuna.
Non lo so, io non mi riconosco più. Non posso essere tante persone in una sola!
venerdì, 21 settembre 2007
Dopo aver letto il commento di Palestrione, mi è sorto un dubbio che vorrei dissipare con voi tutti:
LA MUSICA E' SEMPRE POESIA?
( leggere commenti a lettera d'amore di WINDOFCHANGE)
martedì, 18 settembre 2007
Vieni con me
per vivere
un giorno
l’incoscienza
d’essere
la debolezza d’amare
di prendere
di contemplare.
Io termino
quando
giunge
l’abitudine
martedì, 11 settembre 2007
Andavano a messa
tutte le domeniche
quelle serpi striscianti:
accoglievano Dio
nel loro corpo
e inoculavano veleno
di Satana nelle spalle
dei puri di cuore
venerdì, 07 settembre 2007
Vorrei
che
settembre
regalasse
qualche volta
fiori
di pesco
alla caduta
dignitosa
di foglie
estemporanee.
sabato, 01 settembre 2007
Denudando l’anima:
Una virgola di luna aiuta un lume di candela a rischiarare il tavolino apparecchiato intimamente per due: cena a base di pesce. Sento il cuore salirmi fino alla gola: tranquilla, devo stare tranquilla, che sarà mai? Non sono abituata ad uscire con qualcuno che non sia tu, ma ce la farò, certo, devo farcela! Ragazza ti stai rammollendo, dove hai lasciato la corazza, lo scudo , l’elmetto? Mi tocco : tutto a posto, sono ben armata!” Lui è carino, gentile, colto ed innamorato…Illudiamolo di essere importante: “ Fai tu, scegli tu anche per me, sì, anche il vino… Vino bianco, che ben si sposa con il pesce “.Ed è proprio in questo preciso istante, quando il cameriere versa il liquido succulento nei calici , che inizio a smarrirmi…
Un volto straniero è davanti a me, una voce aliena mi sussurra: “Un brindisi?” “Come dici? No , io non amo brindare! Mi sembra un gesto obsoleto!” Prima bugia:
la verità è che penso ai nostri innumerevoli brindisi; un brindisi acquisisce valore solo con te; io brindo con te , per sentire la tua voce che mi manifesta il tuo amore, che celebra la nostra comunione spirituale e carnale.
La trattoria è raffinata, l’atmosfera intima e nel verde delle piante che circonda i rari tavoli, respiro il tuo odore, m’inebrio di te e a questo punto sono spacciata!
Un ronzio s’impossessa delle mie orecchie, come se un milione di api volessero darmi dei suggerimenti: non sento più. “ Come hai detto? Scusa , non ho capito! L’astice? Sì è squisito! Ottima scelta!”
Vedo il suo sguardo accendersi compiaciuto e penso: “ Ti prego non farti illusioni, potresti farti male scontrandoti con la realtà, non te lo meriti”
Si alza, in piedi di fianco di me, e con le tenaglie mi viene in soccorso a spezzare il crostaceo nel mio piatto; il suo braccio sfiora la mia pelle nuda: non provo niente, anzi un leggero fastidio: mi scanso bruscamente, troppo bruscamente… “ Scusami , non volevo” Gli sorrido e lo tranquillizzo, ma non gli confesso che sono allergica a tutte le epidermidi che non sono la tua!
“Sei bellissima! Sono mesi e mesi che attendo questo istante ed ora che sei qui, sola con me, …” Mi alzo “Devo andare in bagno, scusami…” Seconda bugia:
finalmente sola! Ma che ci faccio qui? Ragazza lo sai che ci fai lì; hai accettato di uscire con un altro uomo, per non pensare più a lui, per raccontargli di te, della tua vita, di ciò che senti, di ciò che provi…E poi chissà, forse, un giorno , col tempo… Guardo l’orologio : sono in bagno da cinque minuti e non ho alcuna intenzione di ritornare a sedermi là. Ma quale giorno? Quale tempo? Non mi va neppure di parlargli di me. Io amo comunicare, spogliarmi la vita solo con te… Potrei uscire, lasciarlo là seduto… no, non è uno stupido,è solo innamorato non ricambiato; dai, non sei più una bambina, devi andare avanti; the show must go on… E’ proprio il caso di dirlo!
Mi sembra di declamare la scena di un film; potrebbe essere divertente: non ho mai recitato: un’esperienza nuova.
Mi avvio verso il tavolo bandito: il suo sguardo mi scorta e non abbandona un istante il mio incedere sicuro, come dici tu, da regina.
Speriamo che non lo sostenga anche lui, perché sarebbe la fine; questo non riuscirei proprio a tollerarlo: lui non può affermare cose che asserisci tu.
“Sai, cammini come una modella ( meno male , non ha detto regina) e sei una donna splendida” Un “grazie” poco convinto scaturisce dalle mie labbra serrate. Mi siedo: lui mi fissa negli occhi: “Hai occhi verdi profondi come il mare, ma la cosa che più abbaglia è la luce che emanano…” Penso: “Ma quale luce, quello che tu scorgi è solo un lumino, solo lui sa far brillare il mio sguardo…)
Gli rispondo, perché rispondere è cortesia: “ Sei un adulatore, come puoi dichiarare ciò se mi ha assalito un atroce mal di testa…” Terza bugia
“Oh, mi dispiace che tu non stia molto bene, ecco perché sei meno ciarliera del solito…”
Tra me e me bisbiglio: Sì, bravo, hai capito proprio tutto; il fatto è che quando si è in compagnia con gli altri si sparano cavolate, si ride, si scherza, ma sola con te ho dimenticato l’intero dizionario della lingua italiana.
Altro giro, altra corsa, altro pesce: eccellente, ma io sto perdendo l’appetito, una morsa mi sta attanagliando lo stomaco. Il pensiero di te mi fa male. Perché non sei qui con me? E perché io sono qui con lui?
E’ vero, la nostra ultima tragica lite!” Mi dedichi sempre meno tempo” ti ho rinfacciato “ed io ho bisogno di una persona che mi stia vicina, con cui confidarmi; tu devi accettare che io esca con un bravo ragazzo che mi ami e che mi capisca, naturalmente non ho alcuna intenzione di far l’amore con lui, né di baciarlo, perché lo sai come sono: se amo, sono monogama e visto che amo te, l’amore lo faccio solo con te.” Tu , vista la tua posizione, hai dovuto accettare questa condicio sine qua non…
Sai, sei l’uomo migliore che io abbia mai conosciuto, anzi sei l’uomo per antonomasia; purtroppo sono inciampata nel tuo sguardo quando ormai il destino aveva giocato le tue carte : impegnato per la vita. .Ma quando ho visto il tuo volto, il tuo sorriso, ho provato quella gradevole e inspiegabile sensazione che si prova quando senza volerlo, ti svegli da un sogno, per ritrovarti in una fiaba, cullato da una fragile e dolce sensazione, che ti incatena al desiderio di guardarti, guardarti, guardarti, guardarti, guardarti, guardarti, guardarti, guardarti… Ti devo confessare che tu saresti stato l’unico essere umano farmi rivedere la mia posizione nei confronti della convivenza: sono certa che con te non sarebbe mai stata routine, ma ogni giorno avrebbe portato un pizzico di follia e di gioia in più alla nostra vita; sì , hai capito bene: sarei venuta a vivere con te, rinunciando alla mia libertà. La mia libertà sei tu ! Quando ci incontreremo in un’altra dimensione,e voglio credere che ci sia, saremo una famiglia tu ed io!
“Toc, toc , c’è nessuno?” La sua voce mi riconduce bruscamente alla realtà. “ Oh, sì che ci sono!” Avrei dovuto aggiungere sì, ma solo fisicamente.
Cerco di sorridergli ed esclamo:” Una cena veramente deliziosa! Manca solamente il dolce!” Ordiniamo i dessert, parliamo del più e del meno, di concetti futili, non gli rivelo niente delle mie emozioni, delle mie lotte, delle mie paure, delle mie allegrie.
Finalmente mi riaccompagna a casa ed io lo ringrazio: “Bella serata! “ Quarta bugia.
Ancora una volta ho compreso ciò che ho interiorizzato da tre anni: voglio solo te e non posso fare a meno del tuo amore; meglio avere pochi scampoli colorati e pregiati del tuo tempo, piuttosto di un ampio tessuto grigio monocromo degli anni di un altro.
Certamente il fato sapeva il fatto suo quando ci ha sospinti l’uno incontro all’altra: grande confusione sull’Olimpo:
Cupido che lancia il suo dardo e non sbaglia mira: la sua freccia di cuori ci trapassa entrambi; Giove che approva la scelta del dio dell’amore e scaglia la sua abbagliante approvazione nelle luci di una sala da ballo.Mercurio che cosparge di note musicali tutti i messaggi in suo possesso. Minerva , la saggia, che direziona le luci del locale sui nostri occhi che si riflettono ripetutamente e perdutamente, mentre tutto il resto è oscurato: esistiamo solo noi
Un’aura magica ci ha sempre avvolti, qualcosa che trascende l’immanente ci ha legati per la vita.
Io piccola papera che si rifugia nella grandezza di te; tu orso austero che si scioglie a poco a poco… Io eterna caparbia adolescente che ama giocare, tu uomo maturo, deciso tenere ben saldi i piedi a terra.
Ma io non demordo: voglio liberarti dal peso degli anni che soffocano la tua indole di ragazzino; alla fine vinco io. Liberati dalla zavorra della forza gravitazionale , ogni volta voliamo sempre più in alto fino ad amarci su un letto di stelle . Chi l’avrebbe mai detto? Noi che ci desideriamo e ci prendiamo nascosti dietro i cespugli nella notte,come ragazzini che attendono il buio per eclissarsi … Tu che arresti improvvisamente il motore, perché mi vuoi subito, adesso.. Non puoi aspettare.Oppure io,focosa come una cascata in piena, che ti indico una stradina laterale alberata, perché non c’è tempo per giungere alla meta; ti prendo per mano, sei un po’ restio, poi mi assecondi e i nostri corpi si fondono; così io mi nutro con il tuo sapore e mi disseto con il tuo odore.
Ci pensi? Ci pensi alla nostra stanza?Gli occhi delle pareti mai avevano visto tanta passione, gli orecchi mai avevano udito siffatti sospiri… E tu che mi copri le labbra, per evitare che i miei gridolini di piacere possano giungere ad esseri alieni. Poi esausti restiamo abbracciati e parliamo, parliamo, parliamo tanto: di tutto, di niente, di noi e così anche le nostre menti si fondono.
Tu sostieni che non sai scrivere frasi d’amore; non ti credo, adorabile bugiardo, ma ti perdono, perché sei insuperabile anche nell’esprimere i tuoi sentimenti, nell’adularmi, così come nel farmi sentire meravigliosamente donna.
E la tua voce? Calda, inconfondibile; come mi piace udirti parlare, come mi incanti quando canti; le note delle tue canzoni vibrano sulla mia pelle e rapiscono i neuroni: sono in balia di te.
Lo vuoi capire che ti amo? Non ho mai amato nessuno come amo te e nessuno mi ha mai donato la gioia che sai regalarmi tu.
Sei unico anche come amante: sai dare vita in me a trepidazioni prima estremamente eccitanti , poi totalmente appaganti. La tua bocca, i tuoi baci sono nettare degli dei, di cui non posso più fare a meno; le tue mani , guidate da un sapiente regista, sanno tessere la trama del film dei miei gemiti.
E pensare che avevo enunciato con determinazione: “Io, una situazione così? Mai.”
Mai dire mai, è proprio il caso di ripeterlo… Sai, io amo le emozioni intense, quelle che si saggiano attraversando la porta stretta dell’attesa, della solitudine, della saltuarietà, della convinzione che la vita è adesso, non ieri, né domani.Il domani potrebbe non esserci, l’unica realtà è l’istante; io non voglio sprecare nemmeno un secondo di quelli in cui mi è concesso poter stare con te.
Quando sarò in punto di morte potrò affermare di essere vissuta e non di essermi lasciata vivere. .Raggiungerò picchi altissimi di felicità e a volte conoscerò l’abisso, ma non sarò mai sospesa a mezza via ,in un limbo perenne:io il paradiso lo voglio raggiungere con te su questa terra.Questo mondo certamente c’è, un altro non lo so.
Riescono ad oltrepassare questa porta stretta solo poche persone: gli audaci, i folli, gli incoscienti,gli eterni Peter Pan, gli innamorati dell’amore, gli artisti….
Dall’altra porta, quella larga, entrano tutti coloro che non rientrano in queste categorie:sono le persone abitudinarie, un po’ pavide, molto razionali, che parlano sempre con il cervello, quasi mai con il cuore, perché il cuore , si sa, è incosciente, è pazzo, strano: a volte batte forte, a volte piano,a volte è aritmico,a volte sale in gola, a volte pare fermarsi…Ama fare gli scherzi e giocare come i bambini… Spesso chi opta per la seconda porta dimentica di essere stato bambino e ricerca la sicurezza: l’età dell’incoscienza è trascorsa, è finita,non ne resta quasi nemmeno la memoria ed allora prediligono una vita più tranquilla, più piatta,senza grandi emozioni positive e negative, però più tranquilla.
Adesso mi manchi e ti vorrei qui accanto a me, ma sono serena, perché so che anche tu probabilmente stai pensandomi e forse nel buio guidi la tua mano come se fosse la mia sul tuo corpo…
Però non lasciarmi senza te troppo a lungo: lo sai : le mie pile non sono resistenti come le duracell.
Ho voglia di te
Questa lettera è pura fantasia in quanto non rispecchia assolutamente alcuna storia d'amore,( perlomeno di cui io sia a conoscenza), ho solo immaginato, pensato e...scritto.
domenica, 26 agosto 2007
Sussurro
un amore
proibito,
sussurro
te
che ancora
cerco
per ubriacarmi
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