giovedì, 18 dicembre 2008
Forse

esistono

attenuanti

per un cliente

d’illusioni

estemporanee.

Cosa importa:

ho solo tentato

di premiare

la grandezza

di un minuto,

nella vertigine

di una lacrima

inaridita

dal respiro

di un amore,

che annebbia

i marmi pacati

di Montecchi

e Capuleti

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giovedì, 17 luglio 2008

 


 


Ascolta:


oggi mi cade nel cuore


la tua gioia d’uomo,


quest’interludio di pace


sospesa nel tempo.


E’ una sera di prima estate:


un  sogno in quel cielo


che a lungo si specchia


negli occhi del mondo.


Attorno silenzio e attesa,


il cigolio di un dondolo,


aggirato nel vuoto leggero


da un vento sospeso fra l’onde.


Sono sbocciate le lucciole


nel giardino tra l’erba delicata


ad illuminare il nostro abbraccio


ed i nostri baci arditi


Mi dici qualcosa d’antico


e ti rispondo qualcosa di nuovo:


la mia gaiezza vuole giocare.


tu mi guardi incredulo


mentre leggiadra volteggio.


Poi ti raggiungo e mi perdo


nell’emozione di essere tua


e  mi recupero in te


finalmente acquietata:


insieme ci scopriamo


nell’estuario di una foce


che si getta nell’immenso


della rugiada senza contorni.


 


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mercoledì, 20 febbraio 2008

 


 


HO VISTO ESMERALDA


 


Vestiva la tristezza fiera d’un cigno


quando la vidi per la prima volta;


negli occhi aveva un volo di libertà


rimandate dall’amarezza dei sogni


di ieri scagliati nella spazzatura.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai,


i fantasmi rispuntano sempre


 avvolti in lenzuola di seta                        


avvinti nel tango col passato.


 


Vestiva la mente di fatue primavere


sfuggite come fiori dalle sue mani;


nel cuore arcobaleni sparvieri rubati


incisi con i tracciati illusi del dopo


a percuotere gocce di sofferenza.


 


Ma i fantasmi non  muoiono mai….


 


Vestiva un sorriso di vento di mare


quando l’amore bussò alle sue labbra;


negli occhi ascoltati adagiati su lui


aspettò una risposta lambendo la luce


cogliendo la favola del suo essere sua.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai               


 


Vestiva ricchezze di gioia da dare


avute da sempre chiuse nell’anima


 il sole a tastoni provocava un risveglio


a catena di  germogli di primule strane


 favola verde di tenere foglie immortali.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai….


 


Vestiva effusioni improvvise e danzanti


ansimavano adagio i seni nei palmi di lui


s’inoltrò con le mani nelle sue tasche


il corpo premuto da percorrere in fretta


nel guado del cielo rivolto al sublime.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai…


 


Vestiva d’azzurro come il cielo più blu


lui le prese la mano e l’accompagnò


su un prato dove flirtavano due tulipani


Lui disse in un  soffio: “Non lasciamoci mai”


S’amarono ancora e lei disse; “Anche domani…”


 


Ma i fantasmi non muoiono mai……….


 


Vestiva petali impavidi di fiore innamorato


che sventa gli attentati della solitudine.


Si distese scivolando palpando il terreno


che odorava di ritorni al desiderio fresco,


ma lui se n’era andato scippandole anche il dolore


 


 


 


 


 


 


                   

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giovedì, 24 gennaio 2008

 


 


La strega


 


Il peccato di un angelo verde scagliato


innocente  sul rogo delle superstizioni


è l’amore,di questo borgo frutto negato


e ignorato da donne sterili di libertà


da uomini padroni delle proprie voglie


con  pensieri gravidi di medievalità


l’inferno si tramanda di bocca in bocca


a bruciare un boccio di fiori frementi.


Dell’amore ,demoni umani deformi


han fatto un balocco per dementi


da sbrindellare con i lunghi denti


 


 


Bruciate la strega, a morte la strega!


 


 


La strega dagli occhi verdi lancia


al suo pubblico le lunghe vesti


e si offre a Dio nuda come arancia


libera dagli spilli i capelli corvini


che lunghi si disseminano al vento


bramano tutti i suoi armati aguzzini


quel corpo forgiato da mani divine,


la bava cola dalle loro putride labbra


infieriscono ancora lanciandole spine.


Con la sanguigna fascia del coraggio


lancia ai suoi assassini un messaggio :


 


Bruciate la strega, a morte la strega


.


:“Angeli senza ali, pazzi e innamorati


anche le stelle volano a forte velocità,


arcobaleni saettanti si scontrano estasiati


atomiche esplosioni affrancate dal gelo


Voi vedete solo precarie stelle di cartapesta


appese ai rami di un albero morto del cielo.


Amando ho visto il cosmo e i suoi sudori”


Le lingue di fiamma raggiunsero la gola


fonte d’acqua sorgiva che non  lava umori


 


E’ morta la strega, è morta la strega!


 


Fragili, piccole particelle di cenere


si sollevarono nella luminosa oscurità


e divennero lucciole per gli innamorati


a suggerire l’azzardo per la felicità

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giovedì, 27 dicembre 2007

Con lo sguardo evanescente


Fissavo il mare d’inverno


ma il mio mare


aveva gli occhi tristi,


spasimi di sofferenza


e attendeva pazientemente il crepuscolo;


svelavo i mie sogni all’orizzonte,


ma là si rinfrangevano


e ritornavano a me


solo perle schiumose


di lacrime rapprese d’illusione.


Ed io


 sulla banchisa,


accompagnavo il concerto


del silenzio,


meditando


un dolcissimo profondo segreto


e mi abbandonavo


alle carezze


dell’argento amaro


dell’acqua

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venerdì, 02 novembre 2007

AI MIEI NONNI


 


Ditemi


che cosa si respira ora


dietro i gelidi graniti


fra i drappi di raso


dentro le bare consunte.


Datemi


un contatto ancora


con le vostre spoglie


con quel che foste


sul suolo terreno


Ditemi:


anche per voi


è’ gelida l’aria di novembre


se pur dorate fiammelle


danzano fra i lucidi sassi?


Donatemi


i voi un’istantanea ancora:


tra i rami del tuo pioppo


tutto tace, nonno;


illuminato dalla tua ombra


l’orizzonte mostra i tuoi passi;


Sciacqua i panni il fiume


sulle tue spalle, nonna;


raccogli il sole tra le acque


e il tuo canto solletica il cielo.


Sbadigliava ancora l’alba


quando svegliavate il giorno


Or la notte scende minacciosa:


si schianta il cuore in  pianto


tra l’anima e le ciglia;


ma le vostre mani sento


e ancor si scalda il  viso.


Foste.


Siete


Sarete.


Per l’eternità,


tra onde di cristallo,


frange di nuvole,


spicchi di luce


 


 


 


 


 


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lunedì, 22 ottobre 2007



Era tempo di speranze audaci


quando salimmo le colline


tenendoci le mani


in un prezioso gesto


d’affetto innocente


e credemmo


di vivere come i platani


che cantano nella sera


e mordono rugiada;


così fu


il primo amore


adolescente


imbevuto di stupore


e di dolcezza


di un giorno


vissuto sull’erba


 


 


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lunedì, 17 settembre 2007

Ricordo amaro


 


Un angolo


di pensiero


in una conchiglia


marina


di nostalgia


riservata


ad un volto


innamorato


di ieri.

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giovedì, 13 settembre 2007

Poco più d’un secondo


quando tu m’hai baciato


quando io t’ho baciato,


eppure


non bastano mille fogli


per raccontare


quel brivido caldo


tra le note e l’estate


d’un pentagramma in ferie


 fra  rossori sparsi


di timore, sorpresa, amore,


oggi triste meraviglia.

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venerdì, 07 settembre 2007

Dovevamo rubarla


quella nostra estate,


senza discutere,


senza parlare


coprenderci


il volto d’insonnia,


ascoltando


i nostri corpi


ergersi


 e cadere col respiro azzurro del mare.


 


Quella nostra estate


lungo le spiagge,


dietro le porte,


ad ogni angolo,


ad ogni momento,


che non incontreremo


più, dinanzi a noi


così veloce,


così inquieta,


così audace

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mercoledì, 05 settembre 2007

Qualche volta


Convivo


Ancora


Con i


tuoi giochi


seducenti


della primavera.


Le fiabe


le conosco


ancora


ma non


posso


più giocare


 

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domenica, 02 settembre 2007

 Quando noi siamo insieme








Vestivamo sorrisi di vento di mare


e le nostre risate zampillavano nell’aula


dove paure, amori, timori, incoscienze


rimbalzavano sui nostri banchi ....



Trent’ anni d’esistenza si svelano ora


nei piccoli segni del tempo che solcano


i nostri volti meno levigati, ma piu’veri:


l’anima si libera in un grido soffocato,


ma bianche colombe sono morbidi auspici


nel tenue velo oscuro della sera..






Dal taglio del bosco sempre


si alza in volo un gabbiano.


Sdraiati sul fresco sapore


delle nuvole della vita


planiamo su selve aride


inondando d’amore pietre sterili.






Il vuoto succhia, ma noi non cederemo.


Certezze, speranze abbracciano l’orizzonte


uno squarcio di cielo e una virgola di luna


attendono i nostri brividi d’emozioni.



Non e’ ancora tempo di quiete crepuscolare,


qualche lacrima dimenticata fugge


e s’annulla felice nel seno di una stella.


Ancora la nostra vita mette le ali


e vibra...






Non sono poi cosi’ lontane le follie adolescenti


cascate di note scendono ancora  su di noi


e i nostri volti vicini si scrutano con gli occhi


dell’anima.


Le parole pregnano l’aria di sensazioni impensate


e tutto si fa musica che irrompe da tempi lontani




Dedicata ai sopravvissuti del liceo classico L.A.Muratori di Modena sez E
































 
































 

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giovedì, 17 maggio 2007

Mi ricordo la mia prima cotta.

Frequentavo la quinta elementare femminile ed egli la classe quinta maschile.

Di lui mi colpirono subito i capelli biondi, gli occhi azzurri vispi, furbetti e sempre sorridenti, anche quando veniva rimproverato; cosa che non accadeva raramente in quanto il suo maestro ,che era anche suo padre,apparteneva a quella categoria di persone spente, che sembrano vivere solo perchè costrette a farlo da un cuore che batte ritmicamente nel petto;si lasciava trascinare passivamente dalla vita, così ,come una barchetta di carta si fa trasportare dalla corrente.

Era il tipico uomo in grado di renderti di pessimo umore con un solo gesto o con una sola parola e pareva divertirsi e godere di questa sua negativa peculiarità.

Il figlio, di nome Duccio, era invece solare: un bambino che infondeva allegria nei cuori, splendente come se mai una nuvola potesse offuscare la sua luce: ma la nuvola esisteva ed era lui: suo padre ed insegnante.

Ricordo una mattina in cui le urla del maestro dell'aula accanto alla mia mi fecero sobbalzare sulla sedia ed ebbi uno strano presentimento: Duccio era stato cacciato fuori dalla sua classe con un calcio e con una tirata di capelli; nessun docente osava rimproverarlo per quei suoi atteggiamenti, in quanto egli soleva rispondere con :"Io posso farlo, è mio figlio!"

Duccio ed io ci parlavamo con il linguaggio dell'amore che per noi era costituito dagli occhi , il cui sguardo poteva incrociarsi qualche volta durante la ricreazione; ma il ragazzino era sveglio , anche se aveva solo dieci anni ed iniziò a scrivermi bigliettini per dichiararmi il suo amore; non dimenticherò mai quello su cui era scritto: " Mi piaci tu e basta, perchè assomigli a Silvie Vartan e sei bellissima con le treccine"

Io , tutte le mattine, dopo essere venuta a conoscenza delle sue preferenze, chiedevo a mia madre di pettinarmi con le treccine fermate con un fiocco rosa o azzurro, senza mai rivelarle il motivo della mia insistenza.

Ebbe origine una corrispondenza a senso unico,perchè io non risposi mai ad alcun biglietto, in quanto la mia eccessiva timidezza, bloccava la mia mano nello stesso istante in cui il mio cervello comunicava all'arto, la mia intenzione di rispondere.

Ma i miei occhi parlavano e a noi bastava dialogare attraverso sguardi dolci, languidi e furtivi; ricordo che una domenica pomeriggio ebbi il permesso di recarmi al cinema parrocchiale, dove il curato, sempre presente, aveva ben pensato di separare i maschi dalle femmine; a sinistra c'era la fila degli "uomini" e a destra quella dele "donne", ma Duccio ed io riuscimmo a sederci sul seggiolino di legno, nella stessa fila e tra di noi c'era solo un metro di distanza: allungammo la mano destra, incrociammo le nostre dita ed in quell'istante provai le prime gioie di un "amore" puro, innocente e dolcissimo.

Alle medie tutto cambiò: lui finì nella sezione A ed io in quela D e ci perdemmo di vista.Duccio però lasciò una traccia indelebile nel mio cuore , che nemmeno la sua precoce morte riuscì a cancellare.

Fu la mia prima ed ultima storia d'amore prima dei quattordici anni, perchè i ragazzini iniziavano a guardare con interesse le mie coetanee più basse , ma già con un accenno di seno, mentre io ero piatta come un'ascia e tale rimasi per ben tre anni ; come studentessa ero fiera di me , sempre la prima della classe, ma come ragazza... beh, non osavo guardarmi allo specchio: vedevo un'insignificante

essere dal volto carino, incorniciato da lunghi capelli biondi, ma sorretto da uno scheletro che sembrava voler volar via ad ogni alito di vento, terminante con due

lunghissime gambe, magre e secche come quelle di un fenicottero.Ero sempre triste e cercavo di annegare la mia infelicità nelle lacrime.



Solo dopo molti anni cominciai ad amare la vita .

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martedì, 15 maggio 2007
Mi ricordo le sere d'estate di quando, bambina, non avevo ancor varcato la "dolorosissima soglia del vero " di leopardiana memoria.



Abitavo in una casa a due piani, in cui vivevano la mia famiglia composta da quattro persone, mio zio Romano con la moglie zia Rina, mia zia Rosilde con la figlia Franca: ogni nucleo familiare possedeva camera, cucina, cucinotto minuscolo ,mentre il bagno era in comune.



Non c'era libertà di movimento nelle nostre stanze tanto erano anguste e ristrette, ma io ero felice...



Felice perchè, finalmente, in estate, potevo disporre di tutto lo spazio che nella cattiva stagione non potevo permettermi: a sinistra della mia abitazione , verdeggiavano una rigogliosa vigna ed un verde praticello, mentre a destra e dietro l'abitato c'era un immenso cortile ghiaioso.



Nelle serate estive, mia cugina, mio fratello, la mia amica Gloria ed io, cenavamo in fretta per addentrarci nella vigna , rotolarci sul prato; inumidito dalla rugiada, giocare a palla nell'impaziente attesa che il cielo si oscurasse e si punteggiasse di stelle dagli occhi ridenti, per giocare a rincorrere le lucciole...



Che magia! Quegli esserini minuscoli ad intermittenza ci affascinavano fino a farci rasentare l'estasi, così iniziava l'emozionante ed innocente cattura delle lucciole! Ne acchiappavo una tra le mani, poi le aprivo e, facendo attenzione a non lasciarmela sfuggire, osservavo quel piccolo miracolo luminoso, sperando di riuscire a carpire il suo brillante segreto, ma niente; non trovavo mai, anzi non volevo mai trovare una risposta soddisfacente e razionale, perchè mi piaceva pensare che quel piccolo insetto fosse il frutto di chissà quale magia...



Poi lo liberavo e mi accingevo a rincorrerne un altro.
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sabato, 12 maggio 2007

Ai miei cari nonni: i miei maestri di vita

Cari nonni vi scrivo con la speranza che queste mie parole possano


 giungere fino in Paradiso, dove senza dubbio vi trovate.


Siete state persone meravigliose, speciali, forse uniche, unite indissolubilmente dall'amore reciproco, dalla fede e da valori immensi.


 Tu nonna dolcissima, mai stanca, sempre presente,


sempre disponibile per tutti, con lo sguardo luminoso


ed il sorriso di chi attribuisce il giusto valore alle miserie umane ,


 ma sa gioire di ogni piccola cosa che la vita quotidianamente ci offre.


Tu nonno dall'aspetto un po' burbero, poco incline agli scherzi,

ma con un cuore grande come l'universo;


tu sincero fino all'estremo : il tuo motto che a noi faceva un po' sorridere era:


"Ho detto la verità:

perchè qualcuno si dovrebbe offendere?


"Eri sincero anche quando le tue parole si ritorcevano contro di te,


ora capisco quanto eri grande nonno! Verità, sempre e solo verità!

Generosità: entrambi avete dato, donato per tutto l'arco della vostra esistenza,


 senza mai chiedere nulla in cambio, avete dato a figli, nipoti,

pronipoti che che venivano da voi a braccia aperte


per poter accogliere tutto il vostro amore.

Una grande famiglia la vostra: quattro figli, unidici nipoti,


una prononipote con rispettivi mariti , mogli e figli.


Ricordo le vigilie di Natale trascorse tutti assieme:


 si doveva improvvisare una sala da pranzo nel corridoio molto ampio della vostra casa, per poterci ritrovare tutti assieme in occasione del grande cenone;


poi, assieme, si aspettava la mezzanotte per recarci a piedi alla S. Messa. Quando ero bambina enormi lastroni di neve ghiacciata,improvvisamente


si materializzavano sulla stradina che conduceva alla Chiesa:


 noi bambini scivolavamo e i genitori ci rimproveravano


 perchè rovinavamo i vestiti della festa, ma voi no, voi mai:


eravamo fanciulli ed avevamo il diritto di arrivare felici


nella piccola chiesa per accogliere la nascita di Gesù;


 sono anche convinta che se la nonna avesse potuto


 si sarebbe messa a ruzzolare con noi: possedeva un animo da bambina.


 Poi tu nonnina ti sei ammalata e a poco , a poco hai perso la lucidità mentale:


 all'inizio mi riconoscevi a stento, poi più niente,


 ma la sola tua presenza, il fatto che esistessi,


costituiva ancora per me un grande punto di riferimento;


 te ne sei andata ad ottantasei anni, ma prima di spirare,mi hai guardato e mi hai visto:


 eravamo io e te nella stanzetta; io allora ti ho chiesto:


 "Nonna, se mi capisci muovi le pupille!"

Tu l'hai fatto ed io ti ho fatto una promessa, che non sempre mantengo.

Quando te ne sei andata il nonno ha perso la gioia di vivere:


 lui sempre attento ad ogni cosa, lucidissimo, colto, sano, si è lasciato andare. voleva raggiungerti,

il nostro affetto non gli bastava: gli mancava la sua Angelina!

Sì ti chiamavi così nonna, ma noi nipoti ti abbiamo sempre soprannominato


 nonna "Lina". Dopo due anni ci ha lasciati anche il nonno Antenore


ed io mi sono sentita defraudata di un grande pezzo della mia vita:


so che voi siete di nuovo assieme e felici,


 ma vi avrei voluto ancora per qualche anno.

Mi sono sentita smarrita, io , la nipote più grande,la prima ,


la preferita anche se non l'avete mai fatto capire agli altri nipoti:


tutti ci siamo sentiti amati.Vorrei tanto somigliarvi , ma soprattutto rivedervi.

Tu nonna una volta mi sei apparsa in sogno per ricordarmi

di mantenere la promessa, ma tu nonno non ti sei più fatto vedere.

Forse sei arrabbiato perchè io non amo i cimiteri


e raramente vengo a pregare sulla vostra tomba,

perchè so che voi non siete più lì e pensare ai vostri corpi tumulati


 nel cemento mi fa male.

Preferisco parlarvi con la mente da casa e lo faccio spesso:


 non dovete mai pensare che io vi abbia dimenticati.

Non lo farò mai: un pezzetto del mio cuore è venuto con voi.

Vi voglio bene e vi ringrazio ancora una volta per i valori


che mi avete trasmesso e per l'amore che mi avete dato.

La vostra Graziana



Senza di voi mi sento tanto sola















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domenica, 06 maggio 2007

MI RICORDO…. E NON DIMENTICHERO’ MAI…


 


 


Mi ricordo di Alessandro.


 


Uscita dal bozzolo che aveva  avvolto, costretto, annebbiato  la mia vita, io, timida farfalla, iniziavo a dispiegare le ali, per volare in braccio alla felicità; ma l’impresa era ardua: le altre farfalle ventitreenni osavano spiccare voli arditi, mentre io riuscivo malamente a sorvolare un timido fiore di campo ed a chiedergli umilmente un po’ di nettare per sopravvivere. Poi l’incontro con un fiero tulipano, che mi rispose: “ Perchè dolce farfallina, voli sempre con  lo sguardo rivolto verso il basso?


Prova a sollevare il tuo orizzonte e scoprirai un cielo incontaminato, colorato dall’azzurro della verità dei semplici…”


 


Lo conobbi in discoteca, al Picchio Rosso di Formigine : era una serata tranquilla che scorreva come un fiume calmo nel suo alveolo; ogni tanto qualche bubbolio di musica dance scuoteva la calma apparente: avvertivo un non so che di nuovo nell’aria impregnata dal fumo eccessivo , un quid che scorreva nel mio sangue come un filo elettrico ….


“ Ciao come ti chiami?” Ed ecco la scossa. Mi voltai, lo guardai intensamente, ci fissammo negli occhi e da quel momento le nostre pupille iniziarono ad appartenerci, poi io e lui diventammo presto un noi.


Il primo bacio fu vera e propria magia: un sortilegio evaporato da un infuso di dolcezza , musica , tenerezza e parole sussurrate al ritmo di un noto motivo anni 60 , le sue: “Guarda che al mondo c’è quello che tu stai cercando, guarda, guardati vicino, ci sono io , che sto aspettando te… Lo sai che ti amo e voglio, voglio solo te…..”


(Ancora adesso, dopo tanto tempo, non riesco a leggere e a scrivere quelle parole senza canticchiarle e senza avvertire il raggio caldo delle sue labbra).


 Da quel momento mi accorsi dell’esistenza del sole e mi rifiutavo di vedere le nuvole che qualche volta comparivano all’orizzonte e se proprio volevano ostentare la loro presenza, con un soffio potente, le spostavo dal mio pezzetto di cielo.


Era un amore straordinario, un amore dolce e prepotente che pretendeva tutto e tutto dava, ma aveva il diritto di farlo: un amore assoluto, a volte generoso, a volte egoista, a volte fuori dagli schemi; troppo esclusivo, troppo ossessivo, troppo passionale, troppo tenero, troppo travolgente,troppo geloso,troppo soffocante, troppo sconvolgente, troppo di tutto, ma quel troppo di tutto era ciò che volevamo. E poi , sinceramente chi può sostenere con certezza quando una cosa è troppo? Chi è che inchioda i paletti del confine della normalità? La convenzione? Le opinioni comuni?


Io credo che ognuno di noi possa decidere dove posare le pietre dei propri recinti, se non disturbano quelli degli altri.


E  dopo l’amore, la “quiete dopo la tempesta”.


Fare l’amore con lui era esplorare ogni volta territori sconosciuti, intraprendere un viaggio tra le foreste più selvagge ed intricate , oppure abbandonarsi sulle acque di un oceano profondo, o ancora scalare una montagna, raggiungere la vetta e respirare l’aria pura di un sentimento autentico, tenero e pulito.


C’eravamo sempre, io per lui, lui per me, a qualsiasi ora del giorno e della notte…


E se nel colmo della notte il telefono squillava… eravamo noi che avevamo bisogno di noi; allora ci raggiungevamo, incuranti della stanchezza che ci avrebbe sopraffatti il giorno seguente. Iniziavamo a parlare , poi i nostri corpi iniziavano a cercarsi avidamente, mai sazi, mai paghi, fino a chiudere il cerchio magico della passione con il nostro debole fiato che aveva  tracciato pulviscoli di desiderio sui finestrini dell’auto.


Ogni atomo del nostro giorno era condiviso.


  Tra di noi non esisteva niente e nessuno: solo l’apparenza del resto del mondo.


 


 


 


 

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martedì, 24 aprile 2007




Mi toglievano


ai sogni


imprigionando


ombre e figure


soffocando voci


ogni mattino


gli aghi pungenti


della luce.


Riportavano


in vita


un corpo opaco


senza girasoli


senza piaghe aperte.


Straniera


ogni giorno


tacevo


incapace di


muovermi


in quella casa.

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venerdì, 02 marzo 2007

Un giorno incontrai il sole, mentre stavo piangendo.


Lui vide le mie lacrime , le asciugò, poi mi chiese:


“Perché piangi?”


“Per amore”


“Lo ami dunque così tanto?”


“Sì!”


“E lui ti ama?”


“Solo un po'!”


L'accesa stella mi suggerì:”Perché non lo lasci?”


Lo fissai intensamente e gli risposi:


“Tu lo lasceresti il cielo?”

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sabato, 17 febbraio 2007












ODE ALLA MIA BICICLETTA







Cara bicicletta, voglio dedicarti alcune righe, perchè per me sei importante,non come oggetto in quanto tale, ma per le opportunità che mi offri.







Carissima bicy



riposta in un cantuccio dello scantinato, quasi ti nascondi, appoggiata sul piedistallo reso tremolante dall'avanzare degli anni... Sembri un vecchietto curvo sulla sua panchina, dimenticato dal mondo che corre così in fretta. Il vecchietto spruzzato dalla polvere bianca del tempo avanza lentamente, quasi invisibilmente, senza far rumore, appoggiandosi al suo solido bastone e si lascia trasportare dall'alito vitale del suo ultimo tempo: che tristezza nel cuore!



Non sente più voci fanciulle che gridano " Papà , che chiamano "Nonno!". Quelle voci bianche sono divenute adulte, hanno da fare, devono produrre; perchè sprecare tempo per coccolarti? Eppure tu le coccole le hai elargite a piene mani ed ora vorresti bacini e carezze; sì , sei ritornato un po' bambino, però non possiedi più la beata incoscienza dell'età e la verità ti fa male, troppo male. Tu sei un uomo, una persona e anche se a volte appai un po' confuso, ti senti inutile, invece quanto amore disoccupato nel tuo cuore...



Tu, mia vecchia bicicletta non hai un'anima nè cervello,tu non soffri se ti relegano in un angolino; anche su di te il tempo lascia la sua polvere grigia, ma basta una spolveratina e... via! Il tuo piedistallo è tremolante, un po' curvo, ma i tuoi pedali funzionano bene e le tue ruote sanno dove andare, sanno dove correre, anche se un po' arrugginite...



Tu sei un'amica, sempre a mia completa disposizione; stai ferma e mi aspetti.



Quando posso ti faccio respirare un po' d'aria pura e ti conduco attraverso la natura in riva al fiume; quante ne abbiamo passate assieme! Le salite, le discese, le cadute! Ricordi quando in discesa i tuoi freni hanno smesso di funzionare? Bello spavento, ho provato. Ma i miei piedi e le tue ruote sinergicamente ci hanno impedito di cadere malamente: solo qualche sbucciatura al ginocchio io e qualche ammaccatura in più tu! E quando incontriamo i miei scolari? A volte vorrei proseguire, ma tu rallenti e mi ricordi che sono bambini, loro non hanno fretta: ci rimarrebbero male se la loro maestra non si fermasse un po' con loro...



Quando sono stressata mentalmente tu mi aiuti a rilassarmi, a scaricare le energie negative , a sorridere al mondo e alla natura e tutto torna a risplendere: i problemi si offuscano all'accecante splendore del sole della vita ed io mi ritrovo serena, rilassata e felice per un altero giorno che mi è stato concesso di vivere.



Ti sono proprio affezionata mia vecchia bicy azzurra come il cielo quando è azzurro e come il mare quando è calmo!








 






 







 

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sabato, 17 febbraio 2007


Ricorda
la coraggiosa luce del cuore
che scioglieva un inverno cocciuto
e rifletteva presagi
di accattivanti primavere.
Ricorda l'esitante estasi
di una stanza
che sprigionava
leciti pudori
ed accoglieva espressioni d'amore
libranti tra fiamme pudiche.
Ricorda l'ardore sincero
dei propositi caldi
che illumina gli occhi
ed intona melodie
ai sussulti della pelle.
Ricorda
le mie labbra
che non ti hanno mentito
ricorda
la mia angoscia crepuscolare
ricorda conversazioni troppo brevi
ricorda i miei giorni silenziosi
ricorda le mie agonie d'attesa
ricorda e... forse... capirai









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