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giovedì, 18 dicembre 2008
Forse
esistono
attenuanti
per un cliente
d’illusioni
estemporanee.
Cosa importa:
ho solo tentato
di premiare
la grandezza
di un minuto,
nella vertigine
di una lacrima
inaridita
dal respiro
di un amore,
che annebbia
i marmi pacati
di Montecchi
e Capuleti

giovedì, 17 luglio 2008
Ascolta:
oggi mi cade nel cuore
la tua gioia d’uomo,
quest’interludio di pace
sospesa nel tempo.
E’ una sera di prima estate:
un sogno in quel cielo
che a lungo si specchia
negli occhi del mondo.
Attorno silenzio e attesa,
il cigolio di un dondolo,
aggirato nel vuoto leggero
da un vento sospeso fra l’onde.
Sono sbocciate le lucciole
nel giardino tra l’erba delicata
ad illuminare il nostro abbraccio
ed i nostri baci arditi
Mi dici qualcosa d’antico
e ti rispondo qualcosa di nuovo:
la mia gaiezza vuole giocare.
tu mi guardi incredulo
mentre leggiadra volteggio.
Poi ti raggiungo e mi perdo
nell’emozione di essere tua
e mi recupero in te
finalmente acquietata:
insieme ci scopriamo
nell’estuario di una foce
che si getta nell’immenso
della rugiada senza contorni.
mercoledì, 20 febbraio 2008
HO VISTO ESMERALDA
Vestiva la tristezza fiera d’un cigno
quando la vidi per la prima volta;
negli occhi aveva un volo di libertà
rimandate dall’amarezza dei sogni
di ieri scagliati nella spazzatura.
Ma i fantasmi non muoiono mai,
i fantasmi rispuntano sempre
avvolti in lenzuola di seta
avvinti nel tango col passato.
Vestiva la mente di fatue primavere
sfuggite come fiori dalle sue mani;
nel cuore arcobaleni sparvieri rubati
incisi con i tracciati illusi del dopo
a percuotere gocce di sofferenza.
Ma i fantasmi non muoiono mai….
Vestiva un sorriso di vento di mare
quando l’amore bussò alle sue labbra;
negli occhi ascoltati adagiati su lui
aspettò una risposta lambendo la luce
cogliendo la favola del suo essere sua.
Ma i fantasmi non muoiono mai …
Vestiva ricchezze di gioia da dare
avute da sempre chiuse nell’anima
il sole a tastoni provocava un risveglio
a catena di germogli di primule strane
favola verde di tenere foglie immortali.
Ma i fantasmi non muoiono mai….
Vestiva effusioni improvvise e danzanti
ansimavano adagio i seni nei palmi di lui
s’inoltrò con le mani nelle sue tasche
il corpo premuto da percorrere in fretta
nel guado del cielo rivolto al sublime.
Ma i fantasmi non muoiono mai…
Vestiva d’azzurro come il cielo più blu
lui le prese la mano e l’accompagnò
su un prato dove flirtavano due tulipani
Lui disse in un soffio: “Non lasciamoci mai”
S’amarono ancora e lei disse; “Anche domani…”
Ma i fantasmi non muoiono mai……….
Vestiva petali impavidi di fiore innamorato
che sventa gli attentati della solitudine.
Si distese scivolando palpando il terreno
che odorava di ritorni al desiderio fresco,
ma lui se n’era andato scippandole anche il dolore
giovedì, 24 gennaio 2008
La strega
Il peccato di un angelo verde scagliato
innocente sul rogo delle superstizioni
è l’amore,di questo borgo frutto negato
e ignorato da donne sterili di libertà
da uomini padroni delle proprie voglie
con pensieri gravidi di medievalità
l’inferno si tramanda di bocca in bocca
a bruciare un boccio di fiori frementi.
Dell’amore ,demoni umani deformi
han fatto un balocco per dementi
da sbrindellare con i lunghi denti
Bruciate la strega, a morte la strega!
La strega dagli occhi verdi lancia
al suo pubblico le lunghe vesti
e si offre a Dio nuda come arancia
libera dagli spilli i capelli corvini
che lunghi si disseminano al vento
bramano tutti i suoi armati aguzzini
quel corpo forgiato da mani divine,
la bava cola dalle loro putride labbra
infieriscono ancora lanciandole spine.
Con la sanguigna fascia del coraggio
lancia ai suoi assassini un messaggio :
Bruciate la strega, a morte la strega
.
:“Angeli senza ali, pazzi e innamorati
anche le stelle volano a forte velocità,
arcobaleni saettanti si scontrano estasiati
atomiche esplosioni affrancate dal gelo
Voi vedete solo precarie stelle di cartapesta
appese ai rami di un albero morto del cielo.
Amando ho visto il cosmo e i suoi sudori”
Le lingue di fiamma raggiunsero la gola
fonte d’acqua sorgiva che non lava umori
E’ morta la strega, è morta la strega!
Fragili, piccole particelle di cenere
si sollevarono nella luminosa oscurità
e divennero lucciole per gli innamorati
a suggerire l’azzardo per la felicità
giovedì, 27 dicembre 2007
Con lo sguardo evanescente
Fissavo il mare d’inverno
ma il mio mare
aveva gli occhi tristi,
spasimi di sofferenza
e attendeva pazientemente il crepuscolo;
svelavo i mie sogni all’orizzonte,
ma là si rinfrangevano
e ritornavano a me
solo perle schiumose
di lacrime rapprese d’illusione.
Ed io
sulla banchisa,
accompagnavo il concerto
del silenzio,
meditando
un dolcissimo profondo segreto
e mi abbandonavo
alle carezze
dell’argento amaro
dell’acqua
venerdì, 02 novembre 2007
AI MIEI NONNI
Ditemi
che cosa si respira ora
dietro i gelidi graniti
fra i drappi di raso
dentro le bare consunte.
Datemi
un contatto ancora
con le vostre spoglie
con quel che foste
sul suolo terreno
Ditemi:
anche per voi
è’ gelida l’aria di novembre
se pur dorate fiammelle
danzano fra i lucidi sassi?
Donatemi
i voi un’istantanea ancora:
tra i rami del tuo pioppo
tutto tace, nonno;
illuminato dalla tua ombra
l’orizzonte mostra i tuoi passi;
Sciacqua i panni il fiume
sulle tue spalle, nonna;
raccogli il sole tra le acque
e il tuo canto solletica il cielo.
Sbadigliava ancora l’alba
quando svegliavate il giorno
Or la notte scende minacciosa:
si schianta il cuore in pianto
tra l’anima e le ciglia;
ma le vostre mani sento
e ancor si scalda il viso.
Foste.
Siete
Sarete.
Per l’eternità,
tra onde di cristallo,
frange di nuvole,
spicchi di luce
lunedì, 22 ottobre 2007
Era tempo di speranze audaci
quando salimmo le colline
tenendoci le mani
in un prezioso gesto
d’affetto innocente
e credemmo
di vivere come i platani
che cantano nella sera
e mordono rugiada;
così fu
il primo amore
adolescente
imbevuto di stupore
e di dolcezza
di un giorno
vissuto sull’erba
lunedì, 17 settembre 2007
Ricordo amaro
Un angolo
di pensiero
in una conchiglia
marina
di nostalgia
riservata
ad un volto
innamorato
di ieri.
giovedì, 13 settembre 2007
Poco più d’un secondo
quando tu m’hai baciato
quando io t’ho baciato,
eppure
non bastano mille fogli
per raccontare
quel brivido caldo
tra le note e l’estate
d’un pentagramma in ferie
fra rossori sparsi
di timore, sorpresa, amore,
oggi triste meraviglia.
venerdì, 07 settembre 2007
Dovevamo rubarla
quella nostra estate,
senza discutere,
senza parlare
coprenderci
il volto d’insonnia,
ascoltando
i nostri corpi
ergersi
e cadere col respiro azzurro del mare.
Quella nostra estate
lungo le spiagge,
dietro le porte,
ad ogni angolo,
ad ogni momento,
che non incontreremo
più, dinanzi a noi
così veloce,
così inquieta,
così audace
mercoledì, 05 settembre 2007
Qualche volta
Convivo
Ancora
Con i
tuoi giochi
seducenti
della primavera.
Le fiabe
le conosco
ancora
ma non
posso
più giocare
domenica, 02 settembre 2007
Quando noi siamo insieme
Vestivamo sorrisi di vento di mare
e le nostre risate zampillavano nell’aula
dove paure, amori, timori, incoscienze
rimbalzavano sui nostri banchi ....
Trent’ anni d’esistenza si svelano ora
nei piccoli segni del tempo che solcano
i nostri volti meno levigati, ma piu’veri:
l’anima si libera in un grido soffocato,
ma bianche colombe sono morbidi auspici
nel tenue velo oscuro della sera..
Dal taglio del bosco sempre
si alza in volo un gabbiano.
Sdraiati sul fresco sapore
delle nuvole della vita
planiamo su selve aride
inondando d’amore pietre sterili.
Il vuoto succhia, ma noi non cederemo.
Certezze, speranze abbracciano l’orizzonte
uno squarcio di cielo e una virgola di luna
attendono i nostri brividi d’emozioni.
Non e’ ancora tempo di quiete crepuscolare,
qualche lacrima dimenticata fugge
e s’annulla felice nel seno di una stella.
Ancora la nostra vita mette le ali
e vibra...
Non sono poi cosi’ lontane le follie adolescenti
cascate di note scendono ancora su di noi
e i nostri volti vicini si scrutano con gli occhi
dell’anima.
Le parole pregnano l’aria di sensazioni impensate
e tutto si fa musica che irrompe da tempi lontani
Dedicata ai sopravvissuti del liceo classico L.A.Muratori di Modena sez E
giovedì, 17 maggio 2007
Mi ricordo la mia prima cotta.
Frequentavo la quinta elementare femminile ed egli la classe quinta maschile.
Di lui mi colpirono subito i capelli biondi, gli occhi azzurri vispi, furbetti e sempre sorridenti, anche quando veniva rimproverato; cosa che non accadeva raramente in quanto il suo maestro ,che era anche suo padre,apparteneva a quella categoria di persone spente, che sembrano vivere solo perchè costrette a farlo da un cuore che batte ritmicamente nel petto;si lasciava trascinare passivamente dalla vita, così ,come una barchetta di carta si fa trasportare dalla corrente.
Era il tipico uomo in grado di renderti di pessimo umore con un solo gesto o con una sola parola e pareva divertirsi e godere di questa sua negativa peculiarità.
Il figlio, di nome Duccio, era invece solare: un bambino che infondeva allegria nei cuori, splendente come se mai una nuvola potesse offuscare la sua luce: ma la nuvola esisteva ed era lui: suo padre ed insegnante.
Ricordo una mattina in cui le urla del maestro dell'aula accanto alla mia mi fecero sobbalzare sulla sedia ed ebbi uno strano presentimento: Duccio era stato cacciato fuori dalla sua classe con un calcio e con una tirata di capelli; nessun docente osava rimproverarlo per quei suoi atteggiamenti, in quanto egli soleva rispondere con :"Io posso farlo, è mio figlio!"
Duccio ed io ci parlavamo con il linguaggio dell'amore che per noi era costituito dagli occhi , il cui sguardo poteva incrociarsi qualche volta durante la ricreazione; ma il ragazzino era sveglio , anche se aveva solo dieci anni ed iniziò a scrivermi bigliettini per dichiararmi il suo amore; non dimenticherò mai quello su cui era scritto: " Mi piaci tu e basta, perchè assomigli a Silvie Vartan e sei bellissima con le treccine"
Io , tutte le mattine, dopo essere venuta a conoscenza delle sue preferenze, chiedevo a mia madre di pettinarmi con le treccine fermate con un fiocco rosa o azzurro, senza mai rivelarle il motivo della mia insistenza.
Ebbe origine una corrispondenza a senso unico,perchè io non risposi mai ad alcun biglietto, in quanto la mia eccessiva timidezza, bloccava la mia mano nello stesso istante in cui il mio cervello comunicava all'arto, la mia intenzione di rispondere.
Ma i miei occhi parlavano e a noi bastava dialogare attraverso sguardi dolci, languidi e furtivi; ricordo che una domenica pomeriggio ebbi il permesso di recarmi al cinema parrocchiale, dove il curato, sempre presente, aveva ben pensato di separare i maschi dalle femmine; a sinistra c'era la fila degli "uomini" e a destra quella dele "donne", ma Duccio ed io riuscimmo a sederci sul seggiolino di legno, nella stessa fila e tra di noi c'era solo un metro di distanza: allungammo la mano destra, incrociammo le nostre dita ed in quell'istante provai le prime gioie di un "amore" puro, innocente e dolcissimo.
Alle medie tutto cambiò: lui finì nella sezione A ed io in quela D e ci perdemmo di vista.Duccio però lasciò una traccia indelebile nel mio cuore , che nemmeno la sua precoce morte riuscì a cancellare.
Fu la mia prima ed ultima storia d'amore prima dei quattordici anni, perchè i ragazzini iniziavano a guardare con interesse le mie coetanee più basse , ma già con un accenno di seno, mentre io ero piatta come un'ascia e tale rimasi per ben tre anni ; come studentessa ero fiera di me , sempre la prima della classe, ma come ragazza... beh, non osavo guardarmi allo specchio: vedevo un'insignificante
essere dal volto carino, incorniciato da lunghi capelli biondi, ma sorretto da uno scheletro che sembrava voler volar via ad ogni alito di vento, terminante con due
lunghissime gambe, magre e secche come quelle di un fenicottero.Ero sempre triste e cercavo di annegare la mia infelicità nelle lacrime.
Solo dopo molti anni cominciai ad amare la vita .
martedì, 15 maggio 2007
Mi ricordo le sere d'estate di quando, bambina, non avevo ancor varcato la "dolorosissima soglia del vero " di leopardiana memoria.
Abitavo in una casa a due piani, in cui vivevano la mia famiglia composta da quattro persone, mio zio Romano con la moglie zia Rina, mia zia Rosilde con la figlia Franca: ogni nucleo familiare possedeva camera, cucina, cucinotto minuscolo ,mentre il bagno era in comune.
Non c'era libertà di movimento nelle nostre stanze tanto erano anguste e ristrette, ma io ero felice...
Felice perchè, finalmente, in estate, potevo disporre di tutto lo spazio che nella cattiva stagione non potevo permettermi: a sinistra della mia abitazione , verdeggiavano una rigogliosa vigna ed un verde praticello, mentre a destra e dietro l'abitato c'era un immenso cortile ghiaioso.
Nelle serate estive, mia cugina, mio fratello, la mia amica Gloria ed io, cenavamo in fretta per addentrarci nella vigna , rotolarci sul prato; inumidito dalla rugiada, giocare a palla nell'impaziente attesa che il cielo si oscurasse e si punteggiasse di stelle dagli occhi ridenti, per giocare a rincorrere le lucciole...
Che magia! Quegli esserini minuscoli ad intermittenza ci affascinavano fino a farci rasentare l'estasi, così iniziava l'emozionante ed innocente cattura delle lucciole! Ne acchiappavo una tra le mani, poi le aprivo e, facendo attenzione a non lasciarmela sfuggire, osservavo quel piccolo miracolo luminoso, sperando di riuscire a carpire il suo brillante segreto, ma niente; non trovavo mai, anzi non volevo mai trovare una risposta soddisfacente e razionale, perchè mi piaceva pensare che quel piccolo insetto fosse il frutto di chissà quale magia...
Poi lo liberavo e mi accingevo a rincorrerne un altro.
sabato, 12 maggio 2007
Ai miei cari nonni: i miei maestri di vita
Cari nonni vi scrivo con la speranza che queste mie parole possano
giungere fino in Paradiso, dove senza dubbio vi trovate.
Siete state persone meravigliose, speciali, forse uniche, unite indissolubilmente dall'amore reciproco, dalla fede e da valori immensi.
Tu nonna dolcissima, mai stanca, sempre presente,
sempre disponibile per tutti, con lo sguardo luminoso
ed il sorriso di chi attribuisce il giusto valore alle miserie umane ,
ma sa gioire di ogni piccola cosa che la vita quotidianamente ci offre.
Tu nonno dall'aspetto un po' burbero, poco incline agli scherzi,
ma con un cuore grande come l'universo;
tu sincero fino all'estremo : il tuo motto che a noi faceva un po' sorridere era:
"Ho detto la verità:
perchè qualcuno si dovrebbe offendere?
"Eri sincero anche quando le tue parole si ritorcevano contro di te,
ora capisco quanto eri grande nonno! Verità, sempre e solo verità!
Generosità: entrambi avete dato, donato per tutto l'arco della vostra esistenza,
senza mai chiedere nulla in cambio, avete dato a figli, nipoti,
pronipoti che che venivano da voi a braccia aperte
per poter accogliere tutto il vostro amore.
Una grande famiglia la vostra: quattro figli, unidici nipoti,
una prononipote con rispettivi mariti , mogli e figli.
Ricordo le vigilie di Natale trascorse tutti assieme:
si doveva improvvisare una sala da pranzo nel corridoio molto ampio della vostra casa, per poterci ritrovare tutti assieme in occasione del grande cenone;
poi, assieme, si aspettava la mezzanotte per recarci a piedi alla S. Messa. Quando ero bambina enormi lastroni di neve ghiacciata,improvvisamente
si materializzavano sulla stradina che conduceva alla Chiesa:
noi bambini scivolavamo e i genitori ci rimproveravano
perchè rovinavamo i vestiti della festa, ma voi no, voi mai:
eravamo fanciulli ed avevamo il diritto di arrivare felici
nella piccola chiesa per accogliere la nascita di Gesù;
sono anche convinta che se la nonna avesse potuto
si sarebbe messa a ruzzolare con noi: possedeva un animo da bambina.
Poi tu nonnina ti sei ammalata e a poco , a poco hai perso la lucidità mentale:
all'inizio mi riconoscevi a stento, poi più niente,
ma la sola tua presenza, il fatto che esistessi,
costituiva ancora per me un grande punto di riferimento;
te ne sei andata ad ottantasei anni, ma prima di spirare,mi hai guardato e mi hai visto:
eravamo io e te nella stanzetta; io allora ti ho chiesto:
"Nonna, se mi capisci muovi le pupille!"
Tu l'hai fatto ed io ti ho fatto una promessa, che non sempre mantengo.
Quando te ne sei andata il nonno ha perso la gioia di vivere:
lui sempre attento ad ogni cosa, lucidissimo, colto, sano, si è lasciato andare. voleva raggiungerti,
il nostro affetto non gli bastava: gli mancava la sua Angelina!
Sì ti chiamavi così nonna, ma noi nipoti ti abbiamo sempre soprannominato
nonna "Lina". Dopo due anni ci ha lasciati anche il nonno Antenore
ed io mi sono sentita defraudata di un grande pezzo della mia vita:
so che voi siete di nuovo assieme e felici,
ma vi avrei voluto ancora per qualche anno.
Mi sono sentita smarrita, io , la nipote più grande,la prima ,
la preferita anche se non l'avete mai fatto capire agli altri nipoti:
tutti ci siamo sentiti amati.Vorrei tanto somigliarvi , ma soprattutto rivedervi.
Tu nonna una volta mi sei apparsa in sogno per ricordarmi
di mantenere la promessa, ma tu nonno non ti sei più fatto vedere.
Forse sei arrabbiato perchè io non amo i cimiteri
e raramente vengo a pregare sulla vostra tomba,
perchè so che voi non siete più lì e pensare ai vostri corpi tumulati
nel cemento mi fa male.
Preferisco parlarvi con la mente da casa e lo faccio spesso:
non dovete mai pensare che io vi abbia dimenticati.
Non lo farò mai: un pezzetto del mio cuore è venuto con voi.
Vi voglio bene e vi ringrazio ancora una volta per i valori
che mi avete trasmesso e per l'amore che mi avete dato.
La vostra Graziana
Senza di voi mi sento tanto sola
domenica, 06 maggio 2007
MI RICORDO…. E NON DIMENTICHERO’ MAI…
Mi ricordo di Alessandro.
Uscita dal bozzolo che aveva avvolto, costretto, annebbiato la mia vita, io, timida farfalla, iniziavo a dispiegare le ali, per volare in braccio alla felicità; ma l’impresa era ardua: le altre farfalle ventitreenni osavano spiccare voli arditi, mentre io riuscivo malamente a sorvolare un timido fiore di campo ed a chiedergli umilmente un po’ di nettare per sopravvivere. Poi l’incontro con un fiero tulipano, che mi rispose: “ Perchè dolce farfallina, voli sempre con lo sguardo rivolto verso il basso?
Prova a sollevare il tuo orizzonte e scoprirai un cielo incontaminato, colorato dall’azzurro della verità dei semplici…”
Lo conobbi in discoteca, al Picchio Rosso di Formigine : era una serata tranquilla che scorreva come un fiume calmo nel suo alveolo; ogni tanto qualche bubbolio di musica dance scuoteva la calma apparente: avvertivo un non so che di nuovo nell’aria impregnata dal fumo eccessivo , un quid che scorreva nel mio sangue come un filo elettrico ….
“ Ciao come ti chiami?” Ed ecco la scossa. Mi voltai, lo guardai intensamente, ci fissammo negli occhi e da quel momento le nostre pupille iniziarono ad appartenerci, poi io e lui diventammo presto un noi.
Il primo bacio fu vera e propria magia: un sortilegio evaporato da un infuso di dolcezza , musica , tenerezza e parole sussurrate al ritmo di un noto motivo anni 60 , le sue: “Guarda che al mondo c’è quello che tu stai cercando, guarda, guardati vicino, ci sono io , che sto aspettando te… Lo sai che ti amo e voglio, voglio solo te…..”
(Ancora adesso, dopo tanto tempo, non riesco a leggere e a scrivere quelle parole senza canticchiarle e senza avvertire il raggio caldo delle sue labbra).
Da quel momento mi accorsi dell’esistenza del sole e mi rifiutavo di vedere le nuvole che qualche volta comparivano all’orizzonte e se proprio volevano ostentare la loro presenza, con un soffio potente, le spostavo dal mio pezzetto di cielo.
Era un amore straordinario, un amore dolce e prepotente che pretendeva tutto e tutto dava, ma aveva il diritto di farlo: un amore assoluto, a volte generoso, a volte egoista, a volte fuori dagli schemi; troppo esclusivo, troppo ossessivo, troppo passionale, troppo tenero, troppo travolgente,troppo geloso,troppo soffocante, troppo sconvolgente, troppo di tutto, ma quel troppo di tutto era ciò che volevamo. E poi , sinceramente chi può sostenere con certezza quando una cosa è troppo? Chi è che inchioda i paletti del confine della normalità? La convenzione? Le opinioni comuni?
Io credo che ognuno di noi possa decidere dove posare le pietre dei propri recinti, se non disturbano quelli degli altri.
E dopo l’amore, la “quiete dopo la tempesta”.
Fare l’amore con lui era esplorare ogni volta territori sconosciuti, intraprendere un viaggio tra le foreste più selvagge ed intricate , oppure abbandonarsi sulle acque di un oceano profondo, o ancora scalare una montagna, raggiungere la vetta e respirare l’aria pura di un sentimento autentico, tenero e pulito.
C’eravamo sempre, io per lui, lui per me, a qualsiasi ora del giorno e della notte…
E se nel colmo della notte il telefono squillava… eravamo noi che avevamo bisogno di noi; allora ci raggiungevamo, incuranti della stanchezza che ci avrebbe sopraffatti il giorno seguente. Iniziavamo a parlare , poi i nostri corpi iniziavano a cercarsi avidamente, mai sazi, mai paghi, fino a chiudere il cerchio magico della passione con il nostro debole fiato che aveva tracciato pulviscoli di desiderio sui finestrini dell’auto.
Ogni atomo del nostro giorno era condiviso.
Tra di noi non esisteva niente e nessuno: solo l’apparenza del resto del mondo.
martedì, 24 aprile 2007
Mi toglievano
ai sogni
imprigionando
ombre e figure
soffocando voci
ogni mattino
gli aghi pungenti
della luce.
Riportavano
in vita
un corpo opaco
senza girasoli
senza piaghe aperte.
Straniera
ogni giorno
tacevo
incapace di
muovermi
in quella casa.
venerdì, 02 marzo 2007
Un giorno incontrai il sole, mentre stavo piangendo. Lui vide le mie lacrime , le asciugò, poi mi chiese: “Perché piangi?” “Per amore” “Lo ami dunque così tanto?” “Sì!” “E lui ti ama?” “Solo un po'!” L'accesa stella mi suggerì:”Perché non lo lasci?” Lo fissai intensamente e gli risposi: “Tu lo lasceresti il cielo?”
sabato, 17 febbraio 2007
ODE ALLA MIA BICICLETTA
Cara bicicletta, voglio dedicarti alcune righe, perchè per me sei importante,non come oggetto in quanto tale, ma per le opportunità che mi offri.
Carissima bicy
riposta in un cantuccio dello scantinato, quasi ti nascondi, appoggiata sul piedistallo reso tremolante dall'avanzare degli anni... Sembri un vecchietto curvo sulla sua panchina, dimenticato dal mondo che corre così in fretta. Il vecchietto spruzzato dalla polvere bianca del tempo avanza lentamente, quasi invisibilmente, senza far rumore, appoggiandosi al suo solido bastone e si lascia trasportare dall'alito vitale del suo ultimo tempo: che tristezza nel cuore!
Non sente più voci fanciulle che gridano " Papà , che chiamano "Nonno!". Quelle voci bianche sono divenute adulte, hanno da fare, devono produrre; perchè sprecare tempo per coccolarti? Eppure tu le coccole le hai elargite a piene mani ed ora vorresti bacini e carezze; sì , sei ritornato un po' bambino, però non possiedi più la beata incoscienza dell'età e la verità ti fa male, troppo male. Tu sei un uomo, una persona e anche se a volte appai un po' confuso, ti senti inutile, invece quanto amore disoccupato nel tuo cuore...
Tu, mia vecchia bicicletta non hai un'anima nè cervello,tu non soffri se ti relegano in un angolino; anche su di te il tempo lascia la sua polvere grigia, ma basta una spolveratina e... via! Il tuo piedistallo è tremolante, un po' curvo, ma i tuoi pedali funzionano bene e le tue ruote sanno dove andare, sanno dove correre, anche se un po' arrugginite...
Tu sei un'amica, sempre a mia completa disposizione; stai ferma e mi aspetti.
Quando posso ti faccio respirare un po' d'aria pura e ti conduco attraverso la natura in riva al fiume; quante ne abbiamo passate assieme! Le salite, le discese, le cadute! Ricordi quando in discesa i tuoi freni hanno smesso di funzionare? Bello spavento, ho provato. Ma i miei piedi e le tue ruote sinergicamente ci hanno impedito di cadere malamente: solo qualche sbucciatura al ginocchio io e qualche ammaccatura in più tu! E quando incontriamo i miei scolari? A volte vorrei proseguire, ma tu rallenti e mi ricordi che sono bambini, loro non hanno fretta: ci rimarrebbero male se la loro maestra non si fermasse un po' con loro...
Quando sono stressata mentalmente tu mi aiuti a rilassarmi, a scaricare le energie negative , a sorridere al mondo e alla natura e tutto torna a risplendere: i problemi si offuscano all'accecante splendore del sole della vita ed io mi ritrovo serena, rilassata e felice per un altero giorno che mi è stato concesso di vivere.
Ti sono proprio affezionata mia vecchia bicy azzurra come il cielo quando è azzurro e come il mare quando è calmo!
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sabato, 17 febbraio 2007
Ricorda
la coraggiosa luce del cuore
che scioglieva un inverno cocciuto
e rifletteva presagi
di accattivanti primavere.
Ricorda l'esitante estasi
di una stanza
che sprigionava
leciti pudori
ed accoglieva espressioni d'amore
libranti tra fiamme pudiche.
Ricorda l'ardore sincero
dei propositi caldi
che illumina gli occhi
ed intona melodie
ai sussulti della pelle.
Ricorda
le mie labbra
che non ti hanno mentito
ricorda
la mia angoscia crepuscolare
ricorda conversazioni troppo brevi
ricorda i miei giorni silenziosi
ricorda le mie agonie d'attesa
ricorda e... forse... capirai
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