lunedì, 13 luglio 2009

 Sono fragile,

così come le cose

che vorrei proteggere;

sono caparbia

come l'amore

che vorrei per me.

Eppure...

non ha confini

la mia voglia d'amare,

E mi perdo, tremando

nello sguardo del cielo,

mi ritrovo, stupita,

nel respiro del mare:

e il pensiero

rinasce

in rugiade di pianto,

Sono la bimba

che nessuno

è riuscito a far crescere,

sono la donna

nel cui grembo

è germogliata la vita.

Sono l'ombra

che vorrebbe

 vestirsi di sole,

ma accarezza

le lucciole

al calar della sera,

E sono fragile

così,

 com' è esplosivo

il mio bisogno d'amare.

E sono tenace

così

com'è incauto

il mio cuore di panna

innanzi al fuoco

del crepitio della vita.


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giovedì, 08 gennaio 2009

Distillare un pensiero


pedinare un sentimento


nutrirmi d’indifferenza


e poi…


Ritrovare


quel viale sensuale


che mi riconduce a te,


facendomi transitare


l’ amabilità dell’incoscienza


regalandomi i sapori del dubbio


solo per non lasciarmi morire di noia

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mercoledì, 22 ottobre 2008

Dimenticherò


quando l’alba


si sarà disciolta


dopo che l’ onda


avrà perso


la sua arroganza.


Dimenticherò


sul fondo del mare


l’invisibile tormento


di una vita sepolta


dall’acqua di sale.


 


Sei rimasto vivo


nelle creazioni opache


dei tuoi giorni:


senza parlare


come gelide forme d’inverno,


senza rumore


come oscuri passi di predone,


senza fiatare


come l’eco della tua esistenza


che si estingue


incarcerata dal narciso macigno.


 


Affogherò


Nelle tristezze assiderate


degli inverni:


senza parlare,


senza gioire,


senza soffrire


senza cantare


così, come spirito


senza fine

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mercoledì, 07 maggio 2008



ALENA




 Alena cammina , cammina,




ti vede, ti passa vicina




cammina,  sulla rena rovente




spine di conchiglie spente




forano i piedi e la mente;




non parlarle, non ti sente




ha stalattiti sul cuore.




 Alena cammina, cammina




dei fluidi del mare regina




un’onda disseta il vestito:




come un fiore appassito




alza lo stelo illuminato




ma è subito calpestato




ha grani di sale sul cuore.




Alena cammina, cammina




riflette l’acqua la sua regina;




è bella, tanti gliel’hanno detto




pochi nel suo animo hanno letto.




Il corpo è solo un contenitore




che rigurgita conati d’amore




ha petali assetati nel cuore.


 Alena sirena del mare




o farfalla nella notte?




Le onde s’inchinano




le stelle la chiamano.




E’ sola, tanto sola




non sa dove andare!




Volare o sprofondare?




Alena ama le taglie xxl




la terra le va stretta.




                                                            tanto amore disoccupato nel suo cuore




Allora cammina, cammina




verso il blu più profondo




e, soffocando, saluta il mondo.




Ora cullano le onde giallo grano




un amore sacro eppur profano.






(Ripubblicata a richiesta di un amico)

 




 








 



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domenica, 09 marzo 2008

                                                                   La notte incide


 


solitudine profonde


 


mentre le ore vanno


 


Oppresse da ricordi


 


E nuove fiamme di desiderio


 


sorgono e s'alternano


 


a passi di danza.


 


Chi mai sentirà


 


la follia che mi sfiora


 


E invade l’anima di luce?


 


Pure qualcuno come me


 


darà voce al silenzio


 


ed un nome al suo sogno.


 


Vicine e lontane


 


come l’onda e la spiaggia


 


le ebbrezze si sfiorano


 


le mani si tendono


 


Le bocche si cercano.


 


Compiutamente l’anima s’apre alla sua verità


 


senza segreti.


 


Perché col giorno


 


saremo murati alla vita


 


E caldi ciuffi di desiderio


 


premeranno invano


 


tra le crepe del cuore







 

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sabato, 08 marzo 2008

                                                                      La donna






Lacrima dolce




su rocce appuntite




grido tacito




primavera di vita




in granelli di sabbia






Ventre con semi




verdissimi embrioni




parto di fior.




Donna che dai la vita




sirena ch’offri calor.




Petto trafitto




principessa di cuori




graffi e dolor.




Tutto l’anno danzerai




e giammai t’arrenderai






Gialle mimose




in diademi ruffiani




adulano te




donna che non sei




solo d’otto regina










 

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mercoledì, 20 febbraio 2008

 


 


HO VISTO ESMERALDA


 


Vestiva la tristezza fiera d’un cigno


quando la vidi per la prima volta;


negli occhi aveva un volo di libertà


rimandate dall’amarezza dei sogni


di ieri scagliati nella spazzatura.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai,


i fantasmi rispuntano sempre


 avvolti in lenzuola di seta                        


avvinti nel tango col passato.


 


Vestiva la mente di fatue primavere


sfuggite come fiori dalle sue mani;


nel cuore arcobaleni sparvieri rubati


incisi con i tracciati illusi del dopo


a percuotere gocce di sofferenza.


 


Ma i fantasmi non  muoiono mai….


 


Vestiva un sorriso di vento di mare


quando l’amore bussò alle sue labbra;


negli occhi ascoltati adagiati su lui


aspettò una risposta lambendo la luce


cogliendo la favola del suo essere sua.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai               


 


Vestiva ricchezze di gioia da dare


avute da sempre chiuse nell’anima


 il sole a tastoni provocava un risveglio


a catena di  germogli di primule strane


 favola verde di tenere foglie immortali.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai….


 


Vestiva effusioni improvvise e danzanti


ansimavano adagio i seni nei palmi di lui


s’inoltrò con le mani nelle sue tasche


il corpo premuto da percorrere in fretta


nel guado del cielo rivolto al sublime.


 


Ma i fantasmi non muoiono mai…


 


Vestiva d’azzurro come il cielo più blu


lui le prese la mano e l’accompagnò


su un prato dove flirtavano due tulipani


Lui disse in un  soffio: “Non lasciamoci mai”


S’amarono ancora e lei disse; “Anche domani…”


 


Ma i fantasmi non muoiono mai……….


 


Vestiva petali impavidi di fiore innamorato


che sventa gli attentati della solitudine.


Si distese scivolando palpando il terreno


che odorava di ritorni al desiderio fresco,


ma lui se n’era andato scippandole anche il dolore


 


 


 


 


 


 


                   

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Voci


di  vento


musicate a bassa voce


racchiuse in gocce di sabbia.


Canzoni underground


motivi  rock


amplificati


nei cedevoli cassetti mentali.


Sensazioni forti


come radicchi


seduti sul tempo


Assenteismo   delle


canzoni dei sogni.


Eluse le coreografie


reali dell’esistenza


Dove sono finiti i testi


intelligenti del pensiero?


Datemi un taxi di valeriana


che penetri lo spazio


dell’insonnia


e autostrade di verità


nei tragitti della vita.


Coglierò canestri di fragole


che hanno vissuto un percorso


giocherò con l’irrazionale pazzia.


Contesterò le gravitazioni


obbligatorie e alla sera


rivolgerò lo sguardo


al sole che tramonta

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sabato, 22 dicembre 2007

Vorrei


essere


per te


la parola tacita


il silenzio ciarliero


la gioia malinconica


la follia sensata


la verità dubbiosa


la musica incosciente


la danza logica


l’amore irregolare


la passione glaciale.


Vorrei


amalgamarmi


ed  offrirmi


alle tue mani


liquefatta


come linfa


Vorrei che


nessuna goccia


di me


andasse perduta.


Vorrei


divenire


vapore sospeso


nell’anima


dell’infinito.


Per poi


scendere di nuovo


come pioggia filantropa


a eternizzare il  nostro palpito

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sabato, 17 novembre 2007

Nadia era profondamente delusa… adirata. L’avevano cercata di proposito. E ingannata. L’avevano convinta a lasciare quel posto di lavoro perfetto, quello che molti degli studenti di ingegneria sognavano una volta conseguita la laurea. Le avevamo promesso mari e monti i dirigenti di quell’azienda: la possibilità di sviluppare, portare a termine il suo brevetto e poi, se tutto fosse andato per il meglio, l’assunzione di notevoli responsabilità all’interno di settore del laboratorio. Nadia, in soli sette mesi di lavoro, di fatto sviluppò e portò a termine il suo brevetto poi… fine… il lavoro era diventato routine, come quella di un neolaureato inesperto, con l’unica differenza che il neolaureato è ancora pieno di aspettative come una spugna pronta ad assorbire tutte quelle importantissime nozioni che l’università non sa dare… ma Nadia aveva già sui quarant’anni e quell’azienda non faceva sperare per alcun dipendente un brillante futuro sul mercato… con tutti quei problemi gestionali, poi… la donna si sentiva le ali tarpate e non aveva intenzione di farsi rovinare la carriera. 

Il mese prima che Nadia desse le sue dimissioni, i dirigenti, presi da una sferzata energica quanto immotivata di ottimismo, decisero di offrire un contratto a progetto a due ragazze laureate da poco e con scarsa esperienza lavorativa, due ragazze da formare secondo le esigenze e gli obiettivi dell’azienda. Due ragazze da plasmare con lo scopo di aumentare la produttività.
Una di loro, Sara, laureata in Scienze dei Materiali, presentava un curriculum leggermente più ricco dell’altra, sia da un punto di vista accademico che da un punto di vista lavorativo. L’altra, Stefania, era l’amica di un dipendente, Fabrizio, il quale avrebbe visto convertire il suo contratto a progetto in uno a tempo indeterminato di lì a poco grazie all’indispensabile aiuto del suo Prof. di Scienze Ambientali: uno dei due soci dirigenti dell’azienda. Strane le coincindenze.
Durante la riunione che si tenne il primo giorno di lavoro per le due new-entries, si decise che Sara si sarebbe occupata, durante almeno il primo anno di formazione, di sintesi di polimeri (un settore più che altro produttivo in quell’azienda, una sorta di “lavoro di routine” che non aveva bisogno di particolare impegno per la ricerca e lo sviluppo), nonostante fosse più preparata e interessata allo studio delle superfici metalliche. Stefania, invece, sarebbe stata affiancata proprio da Fabrizio per imparare i segreti del microscopio STM per lo studio di nuove superfici. Sara, come gli altri dipendenti dell’azienda, non poteva conoscere questo accordo e, un po’ amareggiata, si rimboccò le maniche pensando: “Imparerò qualcosa di nuovo, anche se non mi piace… e mi darò da fare”.  Quando si dice far buon viso a cattivo gioco.
Durante la pausa pranzo Nadia, che non aveva mancato di scrutare il comportamento in laboratorio delle due nuove dipendenti, invitò Sara a mangiare una piadina in un bar accanto alla sede dell’azienda, avendo notato, tra l’altro, un certo senso di smarrimento da parte della ragazza.
Mentre la cameriera s’allontanava dal tavolo dopo aver preso le ordinazioni: Nadia ruppe il silenzio “Ho la sensazione che tu sia ambiziosa”.
 
 
Sara la fissò negli occhi. Nadia indossava gli occhiali, aveva grandi occhi color nocciola e guardava per aria, mentre appoggiava i gomiti sul tavolo dopo aver sciolto le bracca conserte.
“Non arrivista… attenzione, ma ambiziosa”, continuò alzando le sopracciglia e il dito indice per puntualizzare la sua affermazione. Nadia proseguì il suo discorso mentre Sara l’ascoltava incredula, stupita.. curiosa. “Vedi, quest’azienda è ottima per imparare ma non aspettarti, col tempo, chissà che cosa… come nuove responsabilità o aumenti di stipendio o che altro…”
Seguirono alcuni secondi di silenzio, quasi le due colleghe si fossero soffermate a riflettere. Nadia sospirò. Sara era ancora sbigottita: certo che non si aspettava chissà che… nella sua vita la giovane si era sempre mossa con i piedi di piombo… ma perché Nadia le stava dicendo tutto quello dopo essersi presentate durante la riunione di sole due ore prima?
“Vedi qui, sì… quelli là sono professionisti preparati nella loro materia, ma l’organizzazione è quella che manca… sparano tante buone idee che poi rimangono incompiute o, forse peggio ancora, mal gestite, controproducenti…”
“Sembri piuttosto pessimista, ma non posso ancora dare le mie valutazioni perché per ora non conosco nessuno… eh, è il primissimo giorno! Mi hanno piazzata a lavorare sulle polimerizzazioni, non che mi dispiaccia, anzi… però spero che in futuro mi diano la possibilità di studiare qualche superficie… spero” rispose Sara, con un tono molto incerto a dirla tutta, mentre cominciava a chiedersi, dentro di sé, perché Stefania era stata sistemata proprio lì lasciandole di scegliere… l’unico posto vacante! Qualcosa non le tornava, ma non diede troppo peso a questi liberi pensieri che facevano capolino così, casualmente, nel bel mezzo della discussione.
La cameriera servì le piadine, acqua naturale per Sara e una Coca Cola per Nadia. Ripiombato il silenzio, le due colleghe presero a mangiare lentamente, pensierose… Sara superò per un istante la sua timidezza osservando che la sua piadina non era proprio una leccornia; Nadia rispose seccamente: “No, fa proprio schifo” e in quell’attimo, mentre incartava nei tovaglioli il resto del suo pranzo che proprio non andava giù, voltò lo sguardo verso il tavolo accanto, fissando il vuoto… dopodichè girò la testa verso Sara e guardando per aria, dopo un sorso di Coca Cola, con la fatica di chi sa qualcosa ma non vorrebbe dirla per non creare dispiacere, disse: “Mmmh… non credo ti sposteranno lì”.
Silenzio, ancora. Sara non si aspettava granchè, sì… ma quella lapidaria, inaspettata affermazione le aveva procurato un acuto dispiacere… si sentiva come un gabbiano intrappolato che non poteva spiegare le sue ali al primo volo. E ancora si chiedeva perché Nadia avesse deciso di parlarle così liberamente.
“Rimanga tra noi due”. Nadia si alzò, Sara la seguì senza pronunciare parola con un senso di amarezza mista a dubbio. La pausa pranzo era terminata.       
 
 
Dopo circa una ventina di giorni dopo la sottoscrizione del contratto, Sara aveva preso confidenza con gli altri laboratoristi e in paricolar modo con Carlo, il collega che la affiancava durante il periodo di formazione, al quale aveva confidato il suo senso di scontentezza per la sorte che le era toccata, mentre era diventato più che palese il sospetto che Stefania già fosse destinata al lavoro con il STM prima della riunione e delle presentazioni. Prima che Nadia le svelasse, tra parole pungenti e sguardi vacui, la realtà volutamente nascosta dai dirigenti e da alcuni colleghi. Carlo era decisamente d’accordo con Sara e un giorno la prese da parte con insistenza, mostrandole un foglio sul quale erano stampati due organigrammi aziendali per l’anno corrente e quello successivo. “L’ho trovato per caso nella carta straccia”. Il nome di Stefania figurava nella casella del team per lo studio dei polimeri accanto al nome di Sara nell’organigramma per l’anno corrente. In quello per l’anno successivo la casella di Sara rimaneva nella stessa posizione, mentre quella di Stefania era stata collocata nel team “Specialist” per la Ricerca all’STM, insieme altre caselle vuote facevano pensare a nuove future assunzioni per il settore riguardante lo studio delle superfici. Sara rimase di stucco e l’unico suo pensiero fu: “Non è giusto”.
“Non è giusto” affermò Carlo fissando la ragazza. “Vai dal responsabile e parla chiaro. Se non lo fai ora di certo questi organigrammi non cambieranno mai e il tuo nome non apparità mai nelle caselle vuote. Stefania non merita più di te solo perché è l’amichetta di Fabrizio.”    
Ogni riferimento a persone realmente esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
 
  
Bisbigliato da: IrinaP alle ore 17:10 | Permalink | commenti (4)
categoria:donna

sabato, 17 novembre 2007

Per essere una donna sono la donna
sulle rive di un mare che è il mare 
ma lupa mi temi in veli di pelle e di silenzio.

Per essere una Luna è proprio la Luna
sulle rive di un cielo che è proprio il cielo 
ma assassina si cela in veleno di buia magnolia

Per essere un  uomo mi sembri  più il mare
sulle rive di un piacere che è il mio piacere 
ma sincero ti celi nelle menzogne di onde che crei

Ed io solo con te mi sento donna  
nuda con i tuoi  colori di pace o di guerra

 donna di un mare che sa farmi di sabbia e di sale.

 

 

EEFF

 

 

Bisbigliato da: elenaelena alle ore 13:02 | Permalink | commenti (4)
categoria:amore, donna