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mercoledì, 07 maggio 2008
ALENA
Alena cammina , cammina,
ti vede, ti passa vicina
cammina, sulla rena rovente
spine di conchiglie spente
forano i piedi e la mente;
non parlarle, non ti sente
ha stalattiti sul cuore.
Alena cammina, cammina
dei fluidi del mare regina
un’onda disseta il vestito:
come un fiore appassito
alza lo stelo illuminato
ma è subito calpestato
ha grani di sale sul cuore.
Alena cammina, cammina
riflette l’acqua la sua regina;
è bella, tanti gliel’hanno detto
pochi nel suo animo hanno letto.
Il corpo è solo un contenitore
che rigurgita conati d’amore
ha petali assetati nel cuore.
Alena sirena del mare
o farfalla nella notte?
Le onde s’inchinano
le stelle la chiamano.
E’ sola, tanto sola
non sa dove andare!
Volare o sprofondare?
Alena ama le taglie xxl
la terra le va stretta.
tanto amore disoccupato nel suo cuore
Allora cammina, cammina
verso il blu più profondo
e, soffocando, saluta il mondo.
Ora cullano le onde giallo grano
un amore sacro eppur profano.
(Ripubblicata a richiesta di un amico)

venerdì, 14 marzo 2008
ALENA
Alena cammina , cammina,
ti vede, ti passa vicina
cammina, sulla rena rovente
spine di conchiglie spente
forano i piedi e la mente;
non parlarle, non ti sente
ha stalattiti sul cuore.
Alena cammina, cammina
dei fluidi del mare regina
un’onda disseta il vestito:
come un fiore appassito
alza lo stelo illuminato
ma è subito calpestato
ha grani di sale sul cuore.
Alena cammina, cammina
riflette l’acqua la sua regina;
è bella, tanti gliel’hanno detto
pochi nel suo animo hanno letto.
Il corpo è solo un contenitore
che rigurgita conati d’amore
ha petali assetati nel cuore.
Alena sirena del mare
o farfalla nella notte?
Le onde s’inchinano
le stelle la chiamano.
E’ sola, tanto sola
non sa dove andare!
Volare o sprofondare?
Alena ama le taglie xxl
la terra le va stretta.
tanto amore disoccupato nel suo cuore
Allora cammina, cammina
verso il blu più profondo
e, soffocando, saluta il mondo.
Ora cullano le onde giallo grano
un amore sacro eppur profano.
domenica, 09 settembre 2007
Lei ora piange tra il canto
del grano nella notte fonda;
donna di fiori ammantata
bimba di quadri innocente
ripudia quell’ uomo di picche
cercando un fante di cuori,
e il fato mischia le carte
Piange, Esmeralda, piange
E correva, correva nel blu
inspirando profondamente
per immergersi nell’ acque
d’intrepidi sogni palombari
con le labbra dischiuse
per berli frettolosamente
e dissetare l’ esistenza.
Piange ,Esmeralda, piange
Non intonerà più canzoni
non perdonerà lo stupore
ingenuo d’amare in fretta
amori bacati da vermi
anormali dalla nascita,
non raccoglierà girasoli
cresciuti in un’ombra fifona.
Piange, Esmeralda, piange
Dannato cresce il tormento
a braccetto con l’angoscia;
la luna sa ancora di magia,
e colori funambolici
son nelle schermaglie del vento
tinte perse nella poesia
dove l’incantesimo regna…
Piange, Esmeralda, piange
Esmeralda incede scalza
altre spine che attendono,
non ghiacceranno le lacrime
del suo cuore zoppicante.
Volerà con mille farfalle
fra le tonalità del cielo
dove regna l’ora del sogno.
domenica, 22 luglio 2007
ALENA
Alena cammina , cammina,
ti vede, ti passa vicina
cammina, sulla rena rovente
spine di conchiglie spente
forano i piedi e la mente;
non parlarle, non ti sente
ha stalattiti sul cuore.
Alena cammina, cammina
dei fluidi del mare regina
un’onda disseta il vestito
come un fiore appassito
alza lo stelo rinvigorito
ed ecco è già avvizzito
ha grani di sale sul cuore.
Alena cammina, cammina
l’acqua riflette la sua regina;
è bella, tanti gliel’hanno detto
pochi nel suo animo han letto.
Il corpo è solo un contenitore
che rigurgita conati d’amore
vuol perle di bene il suo cuore.
Alena sirena del mare
o lucciola nella notte?
Le onde s’inchinano
le stelle la chiamano.
E’ sola, tanto sola
non sa dove andare!
Volare o sprofondare?
Alena ama le taglie xxl
la terra le va stretta.
Allora cammina, cammina
verso il blu più profondo
e, soffocando, saluta il mondo
lunedì, 16 luglio 2007
La strega
Il peccato di un angelo verde scagliato
innocente sul rogo delle superstizioni
è l’amore,di questo borgo frutto negato
e ignorato da donne sterili di libertà
da uomini padroni delle proprie voglie
Con pensieri gravidi di medioevalità
l’inferno si tramanda di bocca in bocca
a bruciare un boccio di fiori frementi
Dell’amore ,demoni umani deformi
han fatto un balocco per dementi
da sbrindellare con i lunghi denti
Bruciate la strega, a morte la strega!
La strega dagli occhi verdi lancia
al suo pubblico le lunghe vesti
e si offre a Dio nuda come arancia
libera dagli spilli i capelli corvini
che lunghi si disseminano al vento
bramano tutti i suoi armati aguzzini
quel corpo forgiato da mani divine,
la bava scola dalle loro putride labbra
infieriscono ancora lanciandole spine.
Con la sanguigna fascia del coraggio
lancia ai suoi assassini un messaggio :
Bruciate la strega, a morte la strega
.
:“Angeli senza ali, pazzi e innamorati
anche le stelle volano a forte velocità,
arcobaleni saettanti si scontrano estasiati
atomiche esplosioni affrancate dal gelo
Voi vedete solo precarie stelle di cartapesta
appese ai rami di un albero morto del cielo.
Amando ho visto il cosmo e i suoi sudori
Le lingue di fiamma raggiunsero la gola
fonte d’acqua sorgiva che non lava umori
E’ morta la strega, è morta la strega!
Fragili, piccole particelle di cenere
si sollevarono nella luminosa oscurità
e divennero lucciole per gli innamorati
a suggerire l’azzardo per la felicità
giovedì, 12 luglio 2007
HO VISTO ESMERALDA
Vestiva la tristezza fiera d’un cigno
quando la vidi per la prima volta;
negli occhi aveva un volo di libertà
rimandate dall’amarezza dei sogni
di ieri scagliati nella spazzatura.
Ma i fantasmi non muoiono mai,
i fantasmi rispuntano sempre
avvolti in lenzuola di seta
avvinti nel tango col passato.( avvinti nel fango col passato. Sugg di Irina P)
Vestiva la mente di fatue primavere
sfuggite come fiori dalle sue mani;
nel cuore arcobaleni sparvieri rubati
incisi con i tracciati illusi del dopo
a percuotere gocce di sofferenza.
Ma i fantasmi non muoiono mai….
Vestiva un sorriso di vento di mare
quando l’amore bussò alle sue labbra;
negli occhi ascoltati adagiati su lui
aspettò una risposta lambendo la luce
cogliendo la favola del suo essere sua.
Ma i fantasmi non muoiono mai …
Vestiva ricchezze di gioia da dare
avute da sempre chiuse nell’anima
il sole a tastoni provocava un risveglio
a catena di germogli di primule strane
favola verde di tenere foglie immortali.
Ma i fantasmi non muoiono mai….
Vestiva effusioni improvvise e danzanti
ansimavano adagio i seni nei palmi di lui
s’inoltrò con le mani nelle sue tasche
il corpo premuto da percorrere in fretta
nel guado del cielo rivolto al sublime.
Ma i fantasmi non muoiono mai…
Vestiva d’azzurro come il cielo più blu
lui le prese la mano e l’accompagnò
su un prato dove flirtavano due tulipani
Lui disse in un soffio: “Non lasciamoci mai”
S’amarono ancora e lei disse; “Anche domani…”
Ma i fantasmi non muoiono mai……….
Vestiva petali impavidi di fiore innamorato
che sventa gli attentati della solitudine.
Si distese scivolando palpando il terreno
che odorava di ritorni al desiderio fresco,
ma lui se n’era andato scippandole anche il dolore
sabato, 30 giugno 2007
Questa è la storia di uno straccione, aveva un asino che portava il peso delle sue storie, ondeggiava al carico di fili di fate di bosco e cavalieri di sementi acute.
Incontrò una contadina, dagli occhi dolci e i capelli sfatti, serva di un barone che soddisfaceva con lei le voglie, due figli senza denti, un padre con un occhio guercio.
L’amore, si l’amore sparò vene sotto la quercia e il barone disse che era strega.
Lo straccione corse dal re con il suo asino con un orecchio solo e gli chiese udienza.
Raccontò le sue favole, incantò la figlia del monarca, lei s’innamorò dello straccione.
Amore, si amore che non capisce condizione o puzza alquanto stramba.
La figlia del re gli diede il suo corpo per una notte, per intercedere con suo padre per quella strega.
Bruciava il rogo della contadina, c’era la gente del paese voltagabbana, non fece in tempo il messo e arrivò prima l’asino a scorreggiare sul barone, sulle guardie e sulla figlia del re.
Lo straccione urlò il suo dolore al cielo e una pioggia improvvisa spense il rogo.
“Principessa di mille voglie,
la mia donna è una contadina,
ho soddisfatto tutte le tue voglie,
ma lei brucia non sarà mai una regina.
Principessa il tuo barone,
ha un buco profondo nel suo sedere,
lui è il vero stregone,
la mai donna solo per il di lui piacere.
Di streghe il mondo ora è pieno,
come dopo il caldo i campi di fieno,
sono solo donne bistrattate,
che la vostra genia ha condannate.”
Lo straccione abbracciò la sua donna, la strega libera dal suo destino, ma solo un rantolo aveva di voce e spirò presto tra le sue braccia.
L’asino venne trafitto, da mille frecce per la sua maleducazione e il cantore cadde per terra, il suo cuore esplose come in fuoco.
“Così finisce una storia di periferia,
cantata sotto il ponte e in un’osteria,
perchè la poesia non è rivoluzione,
al massimo il grido di un ubriacone.”
sabato, 12 maggio 2007
Escavatori nostalgici in movimento lento,
mentre nell’aria si diffonde odore d’immondizia.
Suona la cornamusa musica irlandese
mentre un camorrista obeso beve birra
e spara cazzate.
Trasudano fiumi di mesti rancori
mentre poliziotti impietriti
alzano scudi di cotica di topo.
Io che non ho regni da governare,
nemmeno passaporti vistati dal vaticano,
suono e rido,
tra gabbiani ubriachi
grasse matrone con le dita dentro il naso
e la mia cornamusa comperata con carta riciclata,
magari poi qualcuno mi capisce,
magari poi
una donna mi libera dagli stivali.
Sono troppo, troppo, ingombranti.
mercoledì, 02 maggio 2007
Inseguendo luna calante,
correndo lungo la pista,
il vento mi porta il tuo profumo.
Cade la neve sopra le tende.
Da quel giorno alla pozza del fiume,
mentre lavavi i tuoi capelli,
quel bacio rubato sotto la roccia
Inseguendo Luna Calante.
Luna calante occhi di notte,
io non tengo conto del tempo,
io non sono un guerriero cheyenne.
Cade la neve sopra quel fiume.
Maledetto il patto delle tribù,
non posso sposare una donna cheyenne ,
ma io ti avrò luna calante.
Inseguo l’odore di Luna Calante
Siete accampati sulla sponda del fiume,
sono a caccia i vostri guerrieri,
ora ti prendo Luna Calante.
Cade la neve sopra il tuo fuoco.
Bruciano le tende del tuo villaggio,
i diavoli bianchi sono arrivati,
sto arrivando Luna Calante.
Inseguo la morte Luna Calante.
Due soldati ti stanno prendendo,
sento il tuo urlo sulla mia pelle,
vola una freccia spacca quel cuore.
Cade la neve sui tuoi capelli.
Ho spaccato il tuo cuore mia dolce squaw,
spacco le teste con il tomawak,
cado al tuo fianco Luna Calante.
La neve e la morte sopra l’amore
venerdì, 13 aprile 2007
Taglio ogni volta
la curva della morte
sulla strada tra i monti
per scorgere a lato
la ragnatela di voci
lontane e distese
negli echi giù a valle
e gridolini intriganti
oltre il lillà che sorride
e il biancospino perlato
che solletica il rudere
e il muretto di pietre ch' è mio
ricamato da muschi
per lucertole e ragni
che m’invitano a soste
e a chiudere gli occhi
al comando del sole
che m'impone la donna
che liberava le capre
lungo i pendii del tempo
e che ora è chiusa
dietro al balcone ad intristirmi
con le spalle poggiate
al petto d’un sogno
d’acqua e potenza
fermo sull’orizzonte
che pulsa mimando
arroganza e finzione
in giochi di pelle
e in ritmi di guerra
che battono dietro ciglia
abbassate e furenti
per i graffi d'una barba pungente
e per labbra socchiuse
che gemono ancora
al sapore d'amaro nocino
odoroso di pipa
e al profumo di donne trovate
nella bottega in paese.
E mi sento inculcare
ricordi agguerriti
polverosi e feriti
che scavalcando
le mura del tempio
s’infilano a spintoni
in baci violenti
d’antichi egoismi
di maschi d’argilla
induriti nella secca
della vecchia fontana
china a pregare
sgranando corone
di lacrime eterne
di mamme di guerra
che abbracciano la morte
col seno che urla
al ricordo di labbra
adorate perdute
combattendo crociate
in nome della pace.
E m’accorgo che piango
all’odore del sangue
che mi bagna le mani
colorando di rosso vermiglio
il biancospino che stringo
in un pugno che non riconosco
e che s'apre con rabbia
a scaraventare i fiori imbrattati
sulla tomba di quell'uomo da nulla
che si è dato la morte
nel disonore d'una sconfitta
di maschio nel branco
nella taverne giù al porto
ubriaco a cantare di stupri
e d’amore per un figlio
frutto di una violenza
inflitta per piegare
il capo d’una donna ribelle.
E taglio ogni volta
la curva della morte
sulla strada tra i monti.
EF
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