venerdì, 04 gennaio 2008

Caro Guido,


oggi ti ho visto per l'ultima volta, almeno su questa terra; avevi un'espressione serena di chi finalmente ha raggiunto la quiete; lo stesso viso, lo stesso fisico di quando eri ragazzino... Che sensazione ho provato: per un momento mi sono sentita sollevare e proiettare in un tempo lontano , in uno spazio ben noto: la nostra classe. Io ero seduta al mio posto abituale e tu ti sei avvicinato prendendomi in giro , perché quella mattina era comparsa  a scuola con i capelli neri!


 


Poi sono ritornata al presente:ti ho guardato di nuovo e non ho più notato alcuna espressione sul tuo viso disteso; tutto ciò che rimaneva di te, nella piccola cappella, era l'involucro che durante la vita terrena  ha rivestito la tua essenza..


 


 Tu eri già oltre, sopra le nubi di neve che coprivano il cielo e che ogni tanto lasciavano cadere qualche fiocco; forse proprio tu, da quella  nuvola, ci guardavi ed eri contento, notando che nessuno si è dimenticato di te.


 


 Probabilmente quei  piccoli , radi fiocchi  che danzavano  nell'aria gelida di questo gennaio erano il tuo   saluto a noi che, radunati  davanti all’ingresso della piccola chiesa in cui è stato celebrato il rito funebre, ci scambiavamo saluti e parlavamo di te, di come te ne eri andato ; non ti sei smentito nemmeno nella tua dipartita: non hai disturbato nessuno, sei stato te stesso fino all’ultimo istante.


 


 Mi piace pensare che tu oggi avessi voglia di giocare con noi ancora una volta e che, con una cannuccia, soffiassi briciole di neve , cercando di colpire i nostri occhi…


 


Hai letto il necrologio sul quotidiano? C’erano tutti i nomi degli studenti  della  nostra classe in ordine alfabetico, e mentre lo scorrevo, Barbieri, Barozzi, Bedeschi; Bernabei… mi è parso di udire la voce del professor Calzolari nel momento dell’appello. Grande il professor Calzolari, grande persona che ha dato tanto a noi tutti, soprattutto la motivazione a cercare di ragionare sempre con la nostra testa ,lo stimolo a non accontentarci mai della prima risposta che ci viene in mente, a riflettere su ciò che conta nella vita e tu probabilmente l’hai compreso meglio di noi tutti.


Ovunque tu sia, sii felice!


Ciao Graziana.


 


 

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mercoledì, 02 gennaio 2008

Ciao Guido, sono Graziana della mitica III E del liceo classico L.A.Muratori, della tua, della mia, della nostra classe...


Non abbiamo mai parlato molto noi due e forse non ti ricordi neppure di me, o forse sì. Sono la biondina dai capelli lunghi del penultimo banco, nella fila a destra, quella accanto alla finestra, la compagna inseparabile di Elda, sono quella ragazzina timidissima con lo sguardo sempre un po' abbassato, che ogni tanto incontrava i tuoi occhi vispi, intelligenti e spesso canzonatori di chi non prende mai la vita troppo sul serio... Io ricordo questo di te, quello sguardo a volte sfuggente, ma profondo; tu , nella fila centrale nei primi banchi, tu che forse invece riflettevi spesso sul significato della nostra esistenza, del nostro passaggio in questa dimensione terrena....


 Non ti ho più rivisto dalla fine del liceo, non so nemmeno quale inidirizzo universitario abbia intrapreso, non so niente, ma ricordo il tuo volto. In questo momento stai sorridendo e con il tuo modo un po' beffardo mi stai dicendo che ora fai parte dell'assoluto, sei tutt'uno con la natura, con l'Essere Supremo. Ora dimmi: "Come stai? Sei felice?, Non essere evasivo come tuo solito, voglio sapere che cosa c'è al di là delle stelle: il buio o la luce?E poi, se ti va, spiegami il senso di questa vita, che è come un breve raggio di sole da cui dobbiamo farci riscaldare prima che la notte ci avvolga nelle sue tenebre fredde e misteriose. Te ne sei andato, così, senza far rumore, nel sonno: chissà qual è stato il tuo ultimo sogno... Chissà se ogni tanto hai pensato ai tuoi vecchi compagni di scuola, a coloro che hanno camminato con te negli anni dell'adolescenza.


Sei stato il primo ad andartene, ma un giorno ( speriamo lontano) la mitica III E si riunirà per un'assemblea celeste.


Ci hai lasciato il giorno in cui io ho compiuto gli anni: C'è chi nasce, c'è chi muore, ma in fondo che cos'è la morte? E' parte integrante di questa vita: ogni giorno che passa porta via con sè un po' di vita, ogni volta che si compie un'azione dopo un secondo già appartiene al passato: noi crediamo di vivere nel presente, ma in realtà il presente è meno di un attimo , anche se è l'unica realtà che conta,; forse in fondo vita e morte sono la stessa cosa, perchè ogni morte costituisce una rinascita in un'altro spazio. Spazio e tempo? Esistono? Sì, esistono perchè ci siamo noi, gli animali, le piante , tutti gli esseri viventi, se no non avrebbero alcun significato.Eterno, infinito che cosa significano questi due termini tanto sfuttati?


Sono sconvolta e consapevole di aver pensato troppo e forse anche male...


Fammi sapere tu che ora sai.Vieni a trovarmi e raccontami tutto: non avrò paura di te.


Ciao  Graziana

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domenica, 02 dicembre 2007
Avevo invitato Kharita e Gioele a casa mia: le ciliegie erano mature, succose e dolciastre, il sole caldo e amico. Abbiamo trascorso le ore pomeridiane di quel giorno d’inizio giugno su e giù dal ciliegio, a turno, divorando i rossi frutti, rincorrendoci a piedi nudi per il prato che circondava il ciliegio, sputandoci i noccioli addosso. Poi scese il crepuscolo: ebbi la sensazione che un velo plumbeo si stesse adagiando sulla mia anima lentamente, ma inesorabile. Non ci feci caso: d’altro canto, quella era una sensazione che mi era comune, che mi accompagnava sovente durante le sere della mia vita, fin dalla più tenera età quel velo rappresentava uno sconosciuto e pesante compagno delle mie notti insonni.
Kharita, Gioele ed io ci sedemmo a cerchio sull’erba umida, nascondendoci dietro una grande pianta di oleandro in modo che i miei e i vicini non potessero scorgersi: era l’ora dell’agognata sigaretta, Gioele era riuscito a comprare un pacchetto di Marlboro Light per l’occasione! Erano le nostre primissime sigarette, i nostri segreti di bimbi appena divenuti adolescenti. Tenevo d’occhio il balcone di casa mia, al quale mia madre s’affacciava di tanto in tanto e la finestra del vicino, il classico vicino che non si fa mai gli affari suoi e il giorno successivo spiffera tutto ai genitori. E, infatti, la sua finestra era illuminata e il suo profilo scuro, in controluce, si soffermava spesso guardando verso l’oleandro… pensai che, visti gli ultimi episodi di furto nel paese, stesse controllando intorno e che, una volta riconosciute le nostre voci, avrebbe smesso di spiare. E così fece. Mentre fumavo, tossendo di tanto in tanto, notai quel luccichìo inconfondibile negli occhi di Kharita e Gioele, i quali avevano smesso di chiacchierare e seguitavano a fissarsi… sentii il velo calare sopra il mio viso togliendomi il respiro.
“E’ tardi ragazzi, mi spiace ma appena finita la nostra sigaretta mi vedo costretta a cacciarvi dal mio giardino, altrimenti scende mia madre e non avete idea di come sia mia madre quando s’incazza e poi è tardi e…”. Il velo, a quanto pare, riusciva addirittura a rendermi invisibile: Kharita e Gioele ora erano sdraiati, lui accarezzava i capelli rossi di lei, rasati quasi a zero, lei gli accarezzava il viso in maniera quasi materna, le loro gambe s’intrecciavano e nessuno dei due sembrava curarsi delle mie parole.
Spensi la sigaretta nell’erba, la riposi in tasca insieme a quelle dei miei due compagni, pensavo che appena sbattuti fuori dal mio giardino i due avrei buttato i mozziconi in strada, cosicchè non sarebbe rimasta nessuna traccia del nostro gesto.
“Sai Rebecca, abbiamo comprato il pacchetto insieme io e Gioele”. Kharita interruppe il silenzio, facendo scorrere la sua mano sul collo e poi dentro la maglietta di lui, accarrezzandogli le scapole e stringendolo e a sè. “Prima di venire qui abbiamo fatto due svuotini di erba per noi e a te è toccata la sigaretta normale. Sai, non c’era abbastanza fumo per tutti e tre, così… capisci, Rebecca?”
Rimasi attonita e non comprendevo. Primo: a me dell’erba non importava, volevo solo un pomeriggio e una serata spensierata. Secondo: pareva che Kharita volesse intenzionalmente eclissarmi agli occhi di Gioele e nemmeno di questo m’importava, volevo solo un pomeriggio e una serata spensierata. Insieme, come sempre fino a quel momento. Terzo: ma dovevo star lì davanti a loro a godermi lo spettacolo? Porca miseria, era casa mia!
“Sbattili fuori Rebecca” pensai. Non riuscivo: il velo stava inghiottendomi la forza di respirare come un sacco e le parole di Kharita mi stavano pungendo il cuore: perché? Ero davanti a loro. Sola. Anzi, peggio: esclusa. Perché?
Prese inizio un balletto di lingue, sempre più incalzante, mentre io controllavo che nessuno ci spiasse e osservavo la luna fare capolino nel cielo. Gioele accavallò le gambe per nascondere l’eccitazione del suo membro, ma il suo respiro sempre più ansimante lo tradiva. Kharita sorrideva mentre lo baciava e premeva il suo sesso contro a quello di Gioele; di tanto in tanto apriva gli occhi per riservarmi occhiate lucide e velenose. Sapeva perfettamente che io non avevo ancora baciato nessuno alla francese, ero bruttina e paffutella, non attiravo l’attenzione di nessuno mentre lei era piena di ragazzini che le ronzavano intorno. Oltretutto io a scuola, a differenza sua, ottenevo esiti brillanti in tutte le materie e quindi non ero altro che una secchiona alla quale chiedere di farsi suggerire le cose durante le verifiche. Insomma, una sfigata. Kharita e Gioele erano diventati, da poco, i miei unici due amici ma cominicavo a nutrire qualche dubbio a riguardo… Ero paonazza in volto, il mio cuore accelerava i suoi battiti dalla rabbia che mi bruciava in petto… cercavo la luna con lo sguardo, quasi a pregarla di proteggermi dall’alto, ma i respiri affannosi di Gioele riportavano la mia attenzione sui loro corpi e l’attenzione degli occhi di Kharita sul mio volto.
“Basta!” tuonai. I due a quel punto si ricomposero, ma i loro occhi non s’abbandondarono.
Ci alzammo e raggiungemmo l’uscita del giardino, io sola davanti e loro dietro di me, mano nella mano. Kharita aveva freddo e Gioele le pose la sua felpa azzurra di cotone, mentre io gettavo i tre mozziconi in strada.
“Ciao ragazzi, ci vediamo domani sul bus” salutai contovoglia con voce strozzata, strozzata da quel maledetto velo che pareva ora attorcigliarsi intorno alla mia gola, intorno al mio cuore.
Ma Kharita era già seduta sul motorino dietro a Gioele, abbracciandolo, e Gioele sorrideva come un ebete mettendo in moto e portandosi sul lato della carreggiata senza guardare. Nessuno dei due mi salutò, nemmeno Kharita si girò a guardarmi soddisfatta come temevo. E quell’atteggiamento di indifferenza fu l’inizio della fine per ciascuno di noi… ci saremmo presto, tutti, divisi, ognuno sulla propria strada, dopo una serie di interminabili litigi e vendette alternati da brevi episodi di serena compagnia…. ma non potevamo ancora saperlo.
Andai a letto, infuriata, tradita, umiliata. Cercai foglio e matita, disegnando un un personaggio che sembrava uscito da un film horror, dalle proporzioni completamente errate: un viso esageratamente grande, con due occhi a palla di dimensioni diverse e leggermente strabico, una mano e un piede enormi, un sorriso a due denti… pareva fluttuare nel vuoto in posizione fetale. Riposi il lapis e mi soffermai ad osservare un oggetto sempre presente in camera mia per eseguire i compiti di educazione tecnica, ma al quale non avevo mai pensato... in quel modo... strane idee mi sfiorarono immediatamente la mente. Poco dopo mi addormentai piangendo e la mattina successiva mi svegliai senza il velo, che con l’alba era svanito, ma che mi aveva trattenuto nella sua morsa durante la notte impedendomi un sonno tranquillo.
Salii sul bus, Kharita e Gioele sedevano uno accanto all’altra e mi salutarono come nulla fosse, chiedendomi come mai avessi quella faccia, se per caso ero stata male durante la notte. Risposi con un filo di voce, chiedendo loro, con gentilezza, di lasciarmi sola. Kharita indossava ancora la felpa azzurra di Gioele; la mia maglietta invece, con le sue maniche lunghissime, nascondeva volutamente uno squallido segreto.
Bisbigliato da: IrinaP alle ore 17:58 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 01 dicembre 2007

Ieri sera, in compagnia dei soliti sopravvissuti del liceo classico Muratori di Modena, abbiamo festeggiato con 31 giorni d’anticipo il mio compleanno. E’ stata una serata stupenda, in cui abbiamo dato libero sfogo ai nostri sentimenti d’amicizia ed ai ricordi adolescenti che ci terranno uniti per sempre…


 


Ecco la poesia che mi è stata donata, continuando la tradizione, iniziata con il compleanno di Luana,


di “stravolgere” le poesie del grande Leopardi,( poeta che ci ha uniti ai tempi della scuola), in chiave ironico-sessuale.


Ecco quanto mi hanno scritto quegli adorabili “fetentacci “.


Hanno introdotto la poesia storpiando anche i versi della Divina Commedia.


Ora vi  scrivo la poesia, poi pubblicherò anche le foto di questa indimenticabile e divertentissima serata


 


 


………………………………………. Nel mezzo del cammin


di nostra vita


ci ritrovammo quest’anima un po’ stordita,


che la diritta via


avea smarrita…….


 


 


 


                                                  LA PASSERA SOLITARIA


 


D’in su la vetta della torre antica del Castello Arano ,


passera solitaria, alla campagna


poetando vai finché sfinisci il giorno,


e uccidi l’armonia di questa valle.


Primavera d’intorno


sfiorisce nell’aria, e per li campi muore,


sì ch’a mirarla pieno d’angoscia è il core.


Odi greggi fuggir, scappare armenti;


gli altri augelli distrutti, migrano insieme


per l’assordato ciel con mille giri,


maledicendo il lor tempo peggiore:


tu pensosa in disparte il tutto  miri;


non compagni, non voli,


non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;


scrivi, e così scassi


degli altri e di tua vita il più bel fiore.


 


( Marco Merighi; Marco mucchi,Alberto Cantini, Elda tedeschi; Luana Bigi)


 


 


p.s. da me: Castellarano è il nome del mio paese 


 

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giovedì, 13 settembre 2007

Ritorno

 

Intorno vedo
i vecchi volti noti
giovani vite


lanciate nel futuro
sorrisi dolci e pieni

 

Calor solare
ancora nuovo arrivo
i ciuffi biondi


chiede soltanto amore
d'amici solidali

 

Copyright © foto e versi di Lorenzo 13.9.07

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domenica, 02 settembre 2007

 Quando noi siamo insieme








Vestivamo sorrisi di vento di mare


e le nostre risate zampillavano nell’aula


dove paure, amori, timori, incoscienze


rimbalzavano sui nostri banchi ....



Trent’ anni d’esistenza si svelano ora


nei piccoli segni del tempo che solcano


i nostri volti meno levigati, ma piu’veri:


l’anima si libera in un grido soffocato,


ma bianche colombe sono morbidi auspici


nel tenue velo oscuro della sera..






Dal taglio del bosco sempre


si alza in volo un gabbiano.


Sdraiati sul fresco sapore


delle nuvole della vita


planiamo su selve aride


inondando d’amore pietre sterili.






Il vuoto succhia, ma noi non cederemo.


Certezze, speranze abbracciano l’orizzonte


uno squarcio di cielo e una virgola di luna


attendono i nostri brividi d’emozioni.



Non e’ ancora tempo di quiete crepuscolare,


qualche lacrima dimenticata fugge


e s’annulla felice nel seno di una stella.


Ancora la nostra vita mette le ali


e vibra...






Non sono poi cosi’ lontane le follie adolescenti


cascate di note scendono ancora  su di noi


e i nostri volti vicini si scrutano con gli occhi


dell’anima.


Le parole pregnano l’aria di sensazioni impensate


e tutto si fa musica che irrompe da tempi lontani




Dedicata ai sopravvissuti del liceo classico L.A.Muratori di Modena sez E
































 
































 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 20:44 | Permalink | commenti (7)
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sabato, 01 settembre 2007

Ora m'accingo
a dire ancora grazie
a te amica mia


di lettere compagna
di scuola aperta al sogno

 

Copyright © Lorenzo 1.9.08

Bisbigliato da: 4797orizzonte2 alle ore 19:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:amicizia

mercoledì, 09 maggio 2007

L'amicizia è qualcosa di grande come il mare,

di profondo come l'oceano, di infinito come

il cielo! é un sentimento che non ha barriere,

 confini, ostacoli o limiti, ha un inizio ma non

 una fine... e nel cuore senti un calore come

 se dentro di te stesse spuntando un'altro,

 tiepido e luminoso sentimento, che si fa strada

 nel buio del tuo cuore e non ti lascia mai

solo...

Bisbigliato da: robychef alle ore 08:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:amore, amicizia