Un dì sbocciò la primavera
sui rami degli anni miei acerbi
ed un caparbio fiore
il suo polline innestò
negli impavidi meandri
della mia fresca intimità.
Un minuscolo palpitante seme:
quello eri tu: e da subito t’amai.
Era l’origine della tua vita
E la coscienza dei giorni miei.
Ti nutrii col mio cibo
Ti cullai con la mia acqua
Ti cantai con la mia voce
Ti coprii con la mia pelle
Ti protessi col mio coraggio.
E da subito t’amai.
E , all’improvviso,
così come entrasti in me,
un dì uscisti, strillando
pretendendo i baci della luce.
Pretendesti il mio amore,
la mia presenza, il mio affetto
Ti prendesti tutti i miei pensieri,
ma per me eri già il mondo.
E le risate, i giochi, i salti, le capriole, le coccole
nella minima stanza in cui dormivamo accanto,
su due consunte reti unite da un singolo lenzuolo
perché i tuoi occhi chiusi si specchiassero nei miei,
perchè la tua manina cicciotella intrecciasse la mia
ed il nero dei tuoi lunghi ricci profumati capelli
si unisse al biondo dorato dei miei,
mentre le tue “gambotte”ciccione e bimbe
imprigionavano le mie giovani,ma adulte.
“Buongiorno mammina, sei la più bella del mondo”
“E tu la mia lumachina, la più dolce di tutte!”
Quanta dolcezza e quanto calore uscivano
dai vetri spalancati su un fresco giorno azzurro,
poi si spandevano, pennellando di tenerezza
un cielo che noi non vedevamo mai grigio;
l’uggiosità di questa tinta ci era straniera.
Ed io già t’amavo, ma ancora di più.
Cosa successe poi, non lo so.
Esploro ogni notte tutti gli spilli del buio,
le gialle pavide stelle non mi svelan l’arcano,
e al mio domandar ,sbadigliando, si spengono.
Ti smarristi tra la cenere accesa
d’un inestinguibile azzardato fuoco,
avviluppata da zombi dalle orbite vuote
rigettati dall’inferno per appestare la vita.
Ed io ancor ti amo, sempre di più.
“Da dove vieni? E dove vai? Dove sei piccola mia?”
Sei qui, tu mi dici; ti vedo ti tocco, ma non ti riconosco.
Quello sguardo gelido, fa di te una odierna Medusa,
che rende calcareo il sangue che bloccherà il mio cuore.
Dov’è la mia Teteia? Dov’è la mia splendida ragazzina?
Arranco nel niente, ma tengo duro, m’inganno e ti chiedo:
“ Tu l’hai vista? Lei è bella, allegra, occhi vivaci,
labbra di ciliegia dischiuse al sorriso, ha gioia sul viso.
La conosci? Se la vedi, diglielo. Io l’amo da allora, ancora.”