domenica, 23 agosto 2009

E lei fugge sulla vetta

per scrutare dall’alto

la felicità senza pareti

che naviga l’ora del sogno.

Si protende  in giochi

di acrobatica fantasia

ed un principe celeste

le porge un deltaplano.

Ma lei balla,balla

in un volo di farfalla;

vola, lei che ali non ha

sul palco dell’infinito

e rimira l’eclettico sole:

fino a quando esisterà

non si spegnerà il cielo;

con destrezza si tuffa

e saltella su punte d’onde

che si scompongono

in pezzetti di mosaico.

Non lascia impronte

di contemporaneità:

è assurdo arginare l’istante

ma coglie attimi d’eternità.

Ama la libertà e i sogni

sciolti, freschi ed eccitanti

che la sollevano meteora

nel polmoni dell’inconscio.

 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 18:10 | Permalink | commenti (6)
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domenica, 23 agosto 2009

Un dì sbocciò la primavera

sui rami degli anni miei acerbi

ed un caparbio fiore

il suo polline innestò

negli impavidi meandri

della mia fresca intimità.

Un minuscolo palpitante seme:

quello eri tu: e da subito t’amai.

 

Era l’origine della tua vita

E la coscienza dei giorni miei.

Ti nutrii col mio cibo

Ti cullai con la mia acqua

Ti cantai con la mia voce

Ti coprii con la mia pelle

Ti protessi col mio coraggio.

E da subito t’amai.

 

E , all’improvviso,

così come entrasti in me,

un dì uscisti, strillando

pretendendo i baci della luce.

Pretendesti il mio amore,

la mia presenza, il mio affetto

Ti prendesti tutti i miei pensieri,

ma per me eri già il mondo.

 

E le risate, i giochi, i salti, le capriole, le coccole

nella minima stanza in cui dormivamo accanto,

su due consunte reti unite da un singolo lenzuolo

perché i tuoi occhi chiusi si specchiassero nei miei,

perchè la tua manina cicciotella intrecciasse la mia

ed il nero dei tuoi lunghi ricci profumati capelli

si unisse al biondo dorato dei miei,

mentre le tue “gambotte”ciccione e bimbe

imprigionavano le mie giovani,ma adulte.

 

“Buongiorno mammina, sei la più bella del mondo”

“E tu la mia lumachina, la più dolce di tutte!”

Quanta dolcezza e quanto calore uscivano

dai vetri spalancati su un fresco giorno azzurro,

poi si spandevano, pennellando di tenerezza

un cielo che noi non vedevamo mai grigio;

l’uggiosità di questa tinta ci era straniera.

Ed io già t’amavo, ma ancora di più.

 

Cosa successe poi, non lo so.

Esploro ogni notte tutti gli spilli del  buio,

le gialle pavide stelle non mi svelan l’arcano,

e al mio domandar ,sbadigliando, si spengono.

Ti smarristi tra la cenere accesa

d’un inestinguibile azzardato fuoco,

avviluppata da zombi dalle orbite vuote

rigettati dall’inferno per appestare la vita.

Ed io ancor ti amo, sempre di più.

 

“Da dove vieni? E dove vai? Dove sei piccola mia?”

Sei qui, tu mi dici; ti vedo ti tocco, ma non ti riconosco.

Quello sguardo gelido, fa di te una odierna Medusa,

che rende calcareo il sangue che bloccherà il mio cuore.

Dov’è la mia Teteia? Dov’è la mia splendida ragazzina?

Arranco nel niente, ma tengo duro, m’inganno e ti chiedo:

“ Tu l’hai vista? Lei è bella, allegra, occhi vivaci,

labbra di ciliegia dischiuse al sorriso, ha gioia sul viso.

La conosci? Se la vedi, diglielo. Io l’amo da allora, ancora.”

 

 

 

 

 

 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 17:55 | Permalink | commenti (1)
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