lunedì, 23 febbraio 2009
Quando dal mare burrascoso
all'isola approdi navigante,
il tesoro tienti ben ascoso
che sullo scoglio vigila un brigante.

Fonti di acqua cristallina,
piante dai frutti succulenti,
t'invogliano a esplorar quella marina,
ma diffidenti ancor sono le genti.

Ti guatano in cagnesco, marinaio,
il nome che porti è un marchio nero,
tu non lo sai ma sei in un bel guaio,
non san distinguere falsità dal vero.

Ritorni in su la barca e prendi il mare,
ti giri a riguardare l'isoletta
e le sue genti di accoglienza avare.
T'allontani e canta la civetta.


Novella Circe attira con lusinghe,
nell'isola una corte di adoranti,
prende il potere e il re presto costringe,
a prendere il mar con gli altri naviganti.


Bisbigliato da: giannile alle ore 20:51 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 22 febbraio 2009

Questa sera

sovrabbondanza

d’amore

nella mia anima,

inconciliabile

forma di vita

con la vita reale

di cui sei radice

tronco e foglia stupita.


Come un fiato sull’acqua
cerchi concentrici
attorno a te.

Tremore, passione
gioia, tristezza
accarezzano
ogni tua piega.

Dall’umana coscienza
sgorgano lacrime
di profonda dolcezza.

Battito d’ali e di luce
la mia vita con te.

E tu scandisci il finito
con l’infinito palpito
che è in te

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 20:31 | Permalink | commenti (9)
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venerdì, 06 febbraio 2009

Camminando nel


prato della mia mente


ho incontrato


riflessi ridenti di sole.


 


Ho discusso


con nuvole tristi,


cariche di pioggia.


 


I miei passi


hanno sfiorato


sassi di cuore,


perle fuggite


dalla  prigione


per cavalcare


l’onda della libertà.


 


Ho visto petali di fiori


della mia adolescenza


legati con vergini


fiocchi rosa.


 


.Ho visto un’ape


versare nei pistilli


profumi di pelle


 


Ho incontrato  farfalle


che si intrecciavano


per creare nuovi colori.


 


Ho visto uno spazio


libero per l’amore:


ho visto te.

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 22:34 | Permalink | commenti (29)
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domenica, 01 febbraio 2009

A   ELETTRA


 


 


Ti aggravi al mio corpo disteso


fugando le miserie del giorno,


il grano dei tuoi lunghi capelli


profumava di luce la mia notte.


Era l’ora più attesa:


il buio accendeva le nostre coccole


le stelle origliavano le nostre parole.


E il battito del tuo piccolo cuore


riscaldava il respiro  del sonno.


Ti chiamavo “il mio pagliaccino”


 


Un mattino mi svegliai intirizzita:


ero sola nel grande letto.


Mi affacciai inspirando il mattino


e ti vidi nell’aria:


avevi indossato le ali della vita


e stavi volando da sola…


Un’improvvisa paralisi mi colpì ;


tra cuore e cervello fu grande guerra;


la ragione annientò il sentimento.


Capii ch’era giusto così, ma non riuscii


mai a spiegarlo alle lacrime


che ancora oggi scendono copiose


 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 19:45 | Permalink | commenti (16)
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