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domenica, 30 novembre 2008
Con te
ho fermato
l’orologio
del tempo
dove sorridono
le canzoni
del cuore.
Per te
ho regalato
al sole
dei maliziosi
presagi
da ardere
per poter respirare
nei tuoi occhi
un’implacabile
tenerezza serale.
Con te
ho ricominciato
a giocare
con le stelle
che compongono
melodie
dedicate alle emozioni
e con le stagioni
che sanno inventare
i colori dei sogni
per poter
cantare
con la luce
della vita.
Ora,
senza di te
che faccio?

domenica, 30 novembre 2008
Ho
voluto
farti sognare
affinché
io
potessi dormire
nel tuo sogno
domenica, 30 novembre 2008
Ai miei cari nonni: i miei maestri di vita
Cari nonni vi scrivo con la speranza che queste mie parole poss ano giungere fino in Paradiso, dove senza dubbio vi trovate.
Siete state persone meravigliose, speciali, forse uniche, unite indissolubilmente dall'amore reciproco, dalla fede e da valori immensi.
Tu nonna dolcissima, mai stanca, sempre presente, sempre disponibile per tutti, con lo sguardo luminoso ed il sorriso di chi attribuisce il giusto valore alle miserie umane , ma sa gioire di ogni piccola cosa che la vita quotidianamente ci offre.
Tu nonno dall'aspetto un po' burbero, poco incline agli scherzi, ma con un cuore grande come l'universo; tu sincero fino all'estremo : il tuo motto che a noi faceva un po' sorridere era: "Ho detto la verità: perchè qualcuno si dovrebbe offendere?"
Eri sincero anche quando le tue parole si ritorcevano contro di te, ora capisco quanto eri grande nonno! Verità, sempre e solo verità!
Generosità: entrambi avete dato, donato per tutto l'arco della vostra esistenza, senza mai chiedere nulla in cambio, avete dato a figli, nipoti, pronipoti che che venivano da voi a braccia aperte per poter accogliere tutto il vostro amore.
Una grande famiglia la vostra: quattro figli, undici nipoti, una prononipote con rispettivi mariti , mogli e figli.
Ricordo le vigilie di Natale trascorse tutti assieme: si doveva improvvisare una sala da pranzo nel corridoio molto ampio della vostra casa, per poterci ritrovare tutti assieme in occasione del grande cenone; poi, assieme, si aspettava la mezzanotte per recarci a piedi alla S. Messa.Quello sì , era un Natale vero, sentito, che scorreva nelle vene assieme al sangue, per ossigenare d’amore i nostri cuori. Finalmente il momento tanto atteso: quello della partenza! La tribù dei Ganassi intraprendeva il cammino, fino alla piccola chiesa, nella quale solo due stufette elettriche avrebbero attenuato il gelo che si infiltrava nelle nostre ossa e riscaldato il piccolo Gesù di marmo bianco, avvolto in una candida pezzuola che troneggiava al centro dell’altare. Enormi lastroni di neve ghiacciata,improvvisamente si materializzavano sulla stradina che conduceva alla Chiesa: noi bambini scivolavamo e i genitori ci rimproveravano perchè rovinavamo i vestiti della festa, ma voi no, voi mai: eravamo fanciulli ed avevamo il diritto di arrivare felici nella piccola chiesa per accogliere la nascita di Gesù; sono anche convinta che se la nonna avesse potuto si sarebbe messa a ruzzolare con noi: possedeva un animo da bambina.
Poi tu nonnina ti sei ammalata e a poco , a poco hai perso la lucidità mentale: all'inizio mi riconoscevi a stento, poi più niente, ma la sola tua presenza, il fatto che esistessi, costituiva ancora per me un grande punto di riferimento; te ne sei andata ad ottantasei anni, ma prima di spirare, mi hai guardato e mi hai visto: eravamo io e te nella stanzetta; io allora ti ho chiesto: "Nonna, se mi capisci muovi le pupille!" Tu l'hai fatto ed io ti ho fatto una promessa, che non sempre mantengo.
Quando te ne sei andata il nonno ha perso la gioia di vivere: lui sempre attento ad ogni cosa, lucidissimo, colto, sano, si è lasciato andare. Voleva raggiungerti, il nostro affetto non gli bastava: gli mancava la sua Angelina! Sì ti chiamavi così , ma noi nipoti ti abbiamo sempre soprannominato nonna "Lina". Dopo due anni ci ha lasciati anche il nonno Antenore ed io mi sono sentita defraudata di un grande pezzo della mia vita:so che voi siete di nuovo assieme e felici, ma vi avrei voluto ancora per qualche anno.
Mi sono sentita smarrita, io , la nipote più grande,la prima , la preferita anche se non l'avete mai fatto capire agli altri nipoti: tutti ci siamo sentiti amati.
Vorrei tanto somigliarvi , ma soprattutto rivedervi.
Tu nonna una volta mi sei apparsa in sogno per ricordarmi di mantenere la promessa, ma tu nonno non ti sei più fatto vedere.
Forse sei arrabbiato perchè io non amo i cimiteri e raramente vengo a pregare sulla vostra tomba, perchè so che voi non siete più lì e pensare ai vostri corpi tumulati nel cemento mi fa male.
Preferisco parlarvi con la mente da casa e lo faccio spesso: non dovete mai pensare che io vi abbia dimenticati.
Non lo farò mai: un pezzetto del mio cuore è venuto con voi.
Vi voglio bene e vi ringrazio ancora una volta per i valori che mi avete trasmesso e per l'amore che mi avete dato.
La vostra Graziana
Senza di voi mi sento tanto sola
lunedì, 24 novembre 2008
Chiare, fresche, dolci acque...
( Francesco Petrarca)
Tanto pure e feconde
ove anche i semi dei fiori
più rari attecchiscono...
giovedì, 20 novembre 2008
Il mio letto: le stelle
La notte s'adagia
tra il cielo e la terra
e nasce una fiaba;
La luna tremante sospira
e un manto traluce lieve
s'un letto di stelle sospese.
Selvaggi e teneri
tra veglia e sonno
noi insieme giacciamo
con un segreto nel cuore
che canta, che ride,
che tace.
I nostri sogni s'uniscono, ma,
il tuo... si stacca dal mio:
non ha catene la luce...
Ora vago, vago, vago
sanguinando, cantando
nel giorno
ch'è pianto e ch'è gioia.
M'appiglio alle stelle
nella notte
ch'è ricordo, ch'è furia
aspettando il tuo sogno
per ritrovarmi con te
nell'ardore di un ultimo volo.
mercoledì, 19 novembre 2008
Questo gabbiano
deciso
sulla sua preda.
Nostalgia di eventi
che io pensavo
volo di gioia
dedicato
all’avvenire.
Nostalgia di te
che tuttora
penso gabbiano
disperso
nei miei infiniti
senza voce.
Perché nei pensieri
di domani
non potrai
mai
sapere
né capire
quanto
ti ho volato accanto
lunedì, 17 novembre 2008
 Incavolata, spettinata e... delusa
lunedì, 17 novembre 2008
Quando le foglie
saranno
gialli tappeti
in dialogo sui prati,
l ramo nudo
e denutrito
attenderà scarno
la voce stridula
e contorta del vento;
allora
il ventre convulso
partorirà l’inverno
e muri
e strade
e marciapiedi
avranno rugiada sofferta
e colore di lamento
sabato, 08 novembre 2008
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi,
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;
e ’l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?
Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro che pur voce humana.
Uno spirto celeste, un vivo sole
Fu quel ch’i’ vidi: et se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.
CHI ERA LAURA?L'opera fondamentale in volgare mai realizzata dal Petrarca, il Canzoniere, che fu lo specchio più puro dei suoi intimi sentimenti umani, della sua nostalgia, dei suoi ideali di bellezza e di armonia, delle sue contraddizioni, del suo oscillare fra le paure medioevali ed il suo desiderio spasmodico di possedere la bellezza terrena.E' una raccolta di trecentosessantasei componimenti poetici, di cui trecentodiciassette sonetti scritti quasi tutti per Madonna Laura e distinti in Rime in vita e Rime in morte di Madonna Laura.
Fu nella chiesa di S. Chiara di Avignone che Francesco Petrarca vide per la prima volta Laura, la sua ispiratrice, e la amò da allora per tutta la vita. Laura fu forse una De Noves, sposa ad Ugo De Sade: visse realmente. Di Laura è stato detto che è finalmente, dopo le astrazioni dello Stilnovo, la donna reale.E lo è senza dubbio se si tratta della donna esteriore.La donna angelicata ha abbandonato il suo piedistallo, per discendere tra 1'erbe ed i fiori, e, persino, lasciate le vesti, tra le chiare acque della Sorga.
Quello che soprattutto attrae il Petrarca, è l'atteggiarsi della donna a spettacolo armoniosodi bellezza fisica e spirituale: come in una tela del più soave Rinascimento, mentre la natura compie il quadro con le sue armonie di aure, di acque, di fiori. Perciò la"visione"di Laura tocca le sue massime altezze artistiche solodove il quadro è completo di tutti e tre gli elementi: anche di quello naturalistico: come nella famosa canzone "chiare fresche e dolci acque".
Ora, parlare del sentimento di un poetache cosi rappresenta la sua donna, come di amore nel senso genuino dalla parola, è almeno fuor di tono. Bisogna parlare, piuttosto, di "contemplazione amorosa" Il Petrarca, del resto, mostra di aver chiara coscienza della qualità di questo suo amore, e non si sazia di dipingerne la soavità, per cui il pianto non è che una forma di dolcezza. In un intero sonetto, anzi, tende a rappresentarci questo suo stato di amante felice anche nell'indifferenza o nella freddezza della persona amata.
Se non che l'anima del Petrarca non può esaurirsi qui. Accanto a queste note di soave lamento vi sono piu accorate note di un doloreche fa passare al poeta "angosciose e dure le notti", dolore che gli dà assidua stanchezza della vita,e quindi il desiderio di morte che lo coglie persino in mezzo alle visioni di "Chiare fresche e dolci acque" dove, improvvisamente, l'apparizione serena, fantasiosa di Laura tra le acque ed i fiori ricadenti a nembo sbocca in due versi inaspettati: "date udienza insieme alle dolenti mie parole estreme". Laura, a sentire il poeta, era assai vana della sua Bellezza si che il vageggiarla la faceva "aspra e superba"e avrebbero dovuto piacerle, dunque, i verseggiati elogi dell'amante. Ma di lei disse l'amareggiato Petrarca "che non curò già mai rime né versi".
Questa indifferenza era, sembra, una finta chè, dopo morta, Laura cambiò opinione. Al Petrarca, però, premeva soprattutto acquistar fama per sè di poeta ottimo: e, bisogna dire, che anche per mezzo di Laura voleva conseguire il lauro.
Nel disegno o sogno della sua vita Laura aveva l'ufficio di farlo coronare in terra, come poeta, e di farlo coronare in cielo tra i beati: amante disperato, il Petrarca, ma non altrettanto disinteressato. Laura aveva dato e dava abbastanza, al poeta, anche se non corrispondeva almeno apertamente e concretamente alle sue disperate suppliche. Infatti Laura, tanto per naturale onestà d'animo quanto per segreta e superiore benevolenza verso il poeta, non gli cedette. Gli procurò, invece, ma questa volta senza volere, un altro grandissimo beneficio:nel 1348 morì. Da tempo il Petrarca aveva parlato del "bel viso dagli angeli aspettato", ed è vero che a lui capitò con Laura quel che a Dante accadde con Beatrice:il poeta non sente veramente sua l'amata se non dopo la morte e scopre compiutamente la sua perfezione e grandezza solo quando sì è liberata dal peso del corpo. Quando Laura è in cielo il Petrarca la sente tutta sua, fuori da ogni pericolo: salve sono la sua fama, la sua anima, e nulla di impuro, ormai, si potrà mischiare al suo amore. Non più tentazioni sensuali, non più disappunti e gelosie, non più caduta e peccato. Ora è soltanto del poeata e di Dio. Non si amamo divinamente che le donne lontane e mai viste o le donne morte, come provò Dante. Le poesie piu appassionatamente profonde,più limpidamente affettuose che il Petrarca abbia scritto sono quelle in morte di Laura.Finchè era in vita egli poteva temere la dedizione di lei; ora che è tranquillo e sicuro del nuovo possesso spirituale, può anche far confessare a lei morta di essere stato corrisposto.Per anni ed anni si è lamentato delle ripulse e delle crudeltà di Laura; ora che essa è morta la costringe a dire che, a dispetto di ogni apparenza, anch'essa lo amò. Lo amò con eguale ardore ma non volle far conoscere il suo amore, e soffrì pur di salvare l'onore a sè ed dell'amante. In vita, dunque, volontariamente acerba; in morte quasi piu innamorata di lui. In questo modo il poeta salvò la vena poetica e La pace dell'anima, ed infine, generosa giunta,anche l'amor proprio maschile.
Il Canzoniere, dopo questa rivelazione, vittoria del poeta è legata a una tanto grave perdita, la sua fama di martoriato poco ne soffre.Ma, se la postuma cocommuove un po' meno, ma siccome la confessione di Laura risponde a verità,bisognerebbe forse compiangere lei, ancor più del poeta, perchè non ebbe neanche il conforto di manifestare con sguardi e parole il suo amore.
In questa singolarissima vicenda di un amore impossibile-egualmente vivo in due cuori, ma da una parte troppo taciuto e dall'altra fin troppo pubblicato, il maggior martire non è, come tutti credono il Petrarca, bensì la silenziosa Laura.
domenica, 02 novembre 2008
Ho letto questo commento sotto una mia foto esposta nella mia gallery multimedia.
Lo propongo qui non per manie di grandezza, perchè è lusinghiero, ma perchè
LO LEGGA LA PERSONA CHE VOGLIO IO.
( a CHE SERVIREBBE? ) a NIENTE..
Ma, come affermava Pascal, ESISTONO RAGIONI DEL CUORE CHE LA RAGIONE NON CONOSCE.
iO AGGIUNGO: QUESTE RAGIONI MUOVONO DA SOLE LA TASTIERA.....
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