RINASCITA
La primavera bussava al mio cuore d’inverno
reso sordo da nere sanguignee grida innocenti:
avvertivo tocchi leggeri di foglie verdi fidenti,
ma replicavo con semi di grandine annientatrice:
l’inesorabile falce decapitava spemi di germogli .
Meditai:
“L’inverno è il tempo del mio viaggio.”
La mente bendava la vista e otturava gli orecchi
e camminavo cieca, sorda, claudicante tra freddi
sepolcri di aborti di emozioni e sogni di cristallo.
Tra il marmo grigio un uccellino perse una piuma,
che danzò , oscillò e si posò sulla caparbia benda:
istantanea visione: il cemento grondante gemeva
partorendo con festoso spasimo tra le crepe sudate;
ma le frecce di luce, ferivano i miei occhi assenti.
Meditai:
“Se non osservo il cielo, non vedrò più le stelle”
Torrenti di lacrime ardenti, sanarono lo sguardo
e finalmente odorai profumate gocciole colorate
e riscoprii l’azzurro scintillante di un cielo amico.
Tra pizzi gialli, macchie rosa , ricami d’azzurro,
mi lasciai andare ad un’infantile prima capriola,
poi ad un’altra e un’altra ancora fino a trovarmi
sdraiata su un morbido verde vivo pagliericcio,
come appena destata da un lungo gelido sonno.
Meditai:
“ Com’è bella la natura, com’è pago il mio cuore!”
Cascate di fiori, nuvole di foglie, arazzi di sole
ammirai incredula e stupita come una bambina,
mentre Zefiro impunito sconvolgeva i miei capelli.
Accarezzai il creato e rinacqui.