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lunedì, 31 marzo 2008
in fluide forme
innumerevoli Ki
sfumano volti.
terzo occhio aperto
dentro l'Ocampo arcano.

sabato, 29 marzo 2008
Specchio
Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul fosso.
E tutto sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.
(S.Quasimodo)
Posto questa notissima poesia di salvatore Quasimodo, perchè è la più la bella fra le belle sulla primavera: la più bella, immediata, scritta con un linguaggio semplice e diretto che ti lascia senza respiro; esprime lo stupore, la meraviglia, di una persona vera, viva che scopre con gli occhi, con la mente e col cuore l'incanto straordinario e mutevole della natura nelle varie stagioni. La primavera è rinascita, è vita nuova per il cuore; quando ormai tutto sembra perduto, all'improvviso, la persona amata riappare davanti a te, come per miracolo, in un sogno che potrebbe trasformarsi in realtà.
Colgo lì'occasione per augurare a voi tutti un o splendido fine settimana e, con la promessa di passarea trovarvi nelle vostre case virtuali, appena avrò un po' di tempo.
Ciao a tutti
lunedì, 24 marzo 2008
Tu non parli, mi cerchi con gli occhi.
Io non parlo, ti scopro con l’anima.
Quanta magìa
nell’infinita dolcezza
di questo vagheggiato, tacito incontro!
Grano di rena,
ingerito dall’onda
fluttuo nelle correnti calde del tuo mare.
Galleggio avvinta
al tuo corpo ciarliero,
nel mio ventre perle di rugiada salata.
No, non parlare
amore mio, abbandonati:
il fiato possente dell’ardore ci sorregge.
Dammi un bacio,
cento e un altro ancora:
il tuo bacio conosce l’alfabeto dell’amore.
Scrive sulle labbra
con inchiostro di stelle
frasi che nessuno potrà mai sussurrare
In silenzio,
divoro le umide parole
Baciami ,parlami così per sempre
Baciami amore mio.
lunedì, 24 marzo 2008
Non si può crocefiggere un cuore di madre,
Dolore che grida vendetta al cielo.
Giovani lanciati da un aereo,
lager volante,
sangue nella terra.
Plaza de Mayo,
domande sperse nel vento,
sparsi nel nulla i frutti di giovani ventri.
Lloran las abuelas,
¿donde estàn los niños de los hijos?
per non dimenticare,
mai.
desasparesidos en Argentina
giovedì, 20 marzo 2008
A mio padre
Dov’eri babbo
quando l’urlo freddo della notte
estingueva lo sforzo della stretta
di corpi muti desiderosi di calore ?
Tua figlia e tuo figlio abbracciati
per sottrarsi al gelo di cartone
del vecchio materasso senza rete.
Dov’eri babbo
quando la solitaria giovane sposa
singhiozzava muta per non destarci
con chiodi di pupille sulla sveglia ?
Moglie e madre ad interrogar le ore
col cuore cieco che non vuol udire
la prosa funerea e nauseabonda.
Dov’eri babbo
quando la tua bambina bionda piangeva
e non trovava sonno nell’indigesta attesa
d’una carezza profumata che mai giungeva?
La notte si prostituiva svelando la calamita
seducente d’ una perenne orgasmica partita
e tu nessuna sbagliata carta lasciavi in giocata.
Dove sei babbo
quando la solitudine d’un tronco imbiancato
scorre angosciose immagini d’un tempo andato
di mani paffutelle, di ore di vita scialacquata?
La fiamma del perdono scioglieva la montagna
in fertile terreno ove spargere fruttifere sementi
che osservano le rughe del tuo volto accanto a me
Ti voglio bene, babbo
mercoledì, 19 marzo 2008
Oggi «galeotto» è usato comunemente nell'italiano (anche come aggettivo) col significato di «intermediario amoroso»; la frase «galeotto fu il libro» (o «galeotto fu ...», con G indifferentemente maiuscola o minuscola) viene adoperata per segnalare un oggetto o un avvenimento che ha reso possibile una relazione amorosa.
Curiosità
- Alla celebre espressione dantesca si rifà una canzone di Renato Zero intitolata Galeotto fu il canotto e una parte della canzone Come fa bene l'amore di Gianni Morandi: "Specchietto galeotto, serve solo per spiarti; occhi chiusi, abbandonata al dolce vento d'estate".
mercoledì, 19 marzo 2008
In questi versi, Francesca racconta il momento più intenso e drammatico della sua vicenda: nelle pagine del romanzo che narra l’amore di Ginevra (sposa di Re Artù) e di Lancillotto, Paolo e Francesca leggono i loro propri sentimenti; spesso i loro occhi si incrociano e l’emozione fa impallidire i loro volti (e scolorocci il viso); tuttavia non trovano il coraggio di rivelare il loro amore fino al momento del bacio fra Lancillotto e Ginevra. Allora Paolo, tremante, bacia Francesca, segnando così il loro destino di passione e di morte. Galeotto (Galehaut), infatti, era il siniscalco della regina che nel ciclo bretone faceva da vero e proprio mezzano tra Ginevra e quest'ultimo.
Il suo ruolo comunque non si limitava a questo, essendo egli il testimone all'amore tra i due. Secondo le regole dell'amor cortese il bacio della dama era infatti una vera e propria investitura, che accoglieva il cavaliere al servizio della donna, per cui aveva bisogno di essere formalizzata con la presenza necessaria di testimoni, come gli altri rituali di stampo feudale.
L'affermazione di Francesca è una chiara condanna della letteratura cavalleresca che, secondo Dante, accende le fantasie e può portare alla perdizione. In un certo senso essa ammonisce anche il poeta stesso (e chi lo scrisse) che in gioventù aveva aderito alla poesia amorosa con il dolce stil nov
Il bacio adultero dei due personaggi stimola i lettori a imitarlo. Per questo Francesca afferma che «il libro» (il romanzo cavalleresco) è stato il «Galeotto» tra lei e Paolo
mercoledì, 19 marzo 2008
PAOLO E FRANCESCA
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
(Inferno, canto V, vv.127-138)
venerdì, 14 marzo 2008
ALENA
Alena cammina , cammina,
ti vede, ti passa vicina
cammina, sulla rena rovente
spine di conchiglie spente
forano i piedi e la mente;
non parlarle, non ti sente
ha stalattiti sul cuore.
Alena cammina, cammina
dei fluidi del mare regina
un’onda disseta il vestito:
come un fiore appassito
alza lo stelo illuminato
ma è subito calpestato
ha grani di sale sul cuore.
Alena cammina, cammina
riflette l’acqua la sua regina;
è bella, tanti gliel’hanno detto
pochi nel suo animo hanno letto.
Il corpo è solo un contenitore
che rigurgita conati d’amore
ha petali assetati nel cuore.
Alena sirena del mare
o farfalla nella notte?
Le onde s’inchinano
le stelle la chiamano.
E’ sola, tanto sola
non sa dove andare!
Volare o sprofondare?
Alena ama le taglie xxl
la terra le va stretta.
tanto amore disoccupato nel suo cuore
Allora cammina, cammina
verso il blu più profondo
e, soffocando, saluta il mondo.
Ora cullano le onde giallo grano
un amore sacro eppur profano.
domenica, 09 marzo 2008
La notte incide
solitudine profonde
mentre le ore vanno
Oppresse da ricordi
E nuove fiamme di desiderio
sorgono e s'alternano
a passi di danza.
Chi mai sentirà
la follia che mi sfiora
E invade l’anima di luce?
Pure qualcuno come me
darà voce al silenzio
ed un nome al suo sogno.
Vicine e lontane
come l’onda e la spiaggia
le ebbrezze si sfiorano
le mani si tendono
Le bocche si cercano.
Compiutamente l’anima s’apre alla sua verità
senza segreti.
Perché col giorno
saremo murati alla vita
E caldi ciuffi di desiderio
premeranno invano
tra le crepe del cuore
sabato, 08 marzo 2008
La donna
Lacrima dolce
su rocce appuntite
grido tacito
primavera di vita
in granelli di sabbia
Ventre con semi
verdissimi embrioni
parto di fior.
Donna che dai la vita
sirena ch’offri calor.
Petto trafitto
principessa di cuori
graffi e dolor.
Tutto l’anno danzerai
e giammai t’arrenderai
Gialle mimose
in diademi ruffiani
adulano te
donna che non sei
solo d’otto regina
sabato, 08 marzo 2008

Dono d'amore
fra calorose braccia
Femminilità
Universo infinito
in bouquet di mimose
-Maya-
sabato, 08 marzo 2008
Oggi è una splendida giornata di sole (almeno qui da me)! Sto ascoltando musica perchè ero curioso delle canzoni cha hanno vinto l'ultima edizione di Sanremo (non l'ho visto). Non mi hanno entusiasmato più di tanto, perciò ripropongo una canzone "sanremese" di venti anni fa che arrivò solo settima...
P.S. auguri a tutte le donne che oggi ricevono gli auguri (chiedo sempre se posso farli in questo giorno perchè diverse amiche mie non li accettano!)
sabato, 08 marzo 2008
ogni otto marzo
alla donna luce in più ,
gialle mimose,
di fiori colorati
il mondo feminino.
sabato, 08 marzo 2008
specchio di rose
su corpi assetati
di desiderio.
Risuonano i baci
come spuma di onde.
giovedì, 06 marzo 2008
Come fantasma azzurro
irromperò nel ghiaccio nero
su cui posa l’inquieto sonno
nella notte che non è stata sera
né crepuscolo, alba, né aurora.
Dammi la mano e vieni con me
a raccogliere i sogni dispersi;
li offriremo al seducente zèfiro
canterino; come note li spanderà
sui primaticci verdi germogli.
Dammi la mano e vieni con me
a spiegare un tappeto di perle
s’una tangibilità da cancellare;
una complice condensa di nubi
celerà il nostro intreccio disteso.
Nel mio mare lasciati galleggiare:
sarò onda sensuale che ti cullerà
come carezza limpida sulla pelle ,
sarò bianco uragano che ci sfibrerà
ci frantumerà in pezzi di mosaico.
Dobbiamo ricomporci: fa’ presto.
Ulisse deve rimpatriare ad Itaca.
E Circe partorirà in solitudine…
Anche il furore di Poseidone
svanisce tuffandosi negli abissi.
domenica, 02 marzo 2008
Spuma di canti
pennelli abbracciati
balla il fuoco.
Seta innamorata
come nube nel sole.
sabato, 01 marzo 2008
cinquantalire nel jukebox,
una sigaretta fumata in due,
le nostre dita che si sfiorano
vicino al bicchiere della coca cola.
Cantano due cuori adolescenti,
assieme alla pioggia che va.
sabato, 01 marzo 2008
Crepuscolo
E’ l’alba della sera.
Ascolto:
l’aria rarefatta
cede il suo spazio
a sinfonie di ricordi.
Percepisco:
oltre le pagine del dì
l’estremo battito di luce
tradisce le deste pupille.
Sento:
come un canto libero
la trasparenza del sole
inonda avviliti neuroni
Penso:
mai sarà un fuoco spento
il mio entroterra sibillino
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