sabato, 26 gennaio 2008

Ho ascoltato una canzone che mi ha fatto riflettere su alcuni miei comportamenti recenti. Ho avuto come la sensazione di commettere gli stessi sbagli, ma forse è solo il mio modo di essere e di fare che è difficile cambiare. Ma penso che sia una sensazione molto comune... ecco il testo e la traduzione:

So while I’m turning in my sheets
And once again I cannot sleep
Walk out the door and up the street
Look at the stars beneath my feet
Remember rights that I did wrong
So here I go

Hello, hello

There is no place I cannot go
My mind is muddy but
My heart is heavy does it show
I lose the track that loses me
So here I go

Uhuh uhuh uhuh

And so I sent some men to fight
And one came back at dead of night
Said he’d seen my enemy
Said he looked just like me
So I set out to cut myself
And here I go

Uhuh uhuh uhuh

I’m not calling for a second chance
I’m screaming at the top of my voice
Give me reason, but don’t give me choice
Cause I’ll just make the same mistake again

Uhuh uhuh uhuh

And maybe someday we will face
And maybe talk but not just speak
Dont buy the promises cause
There are no promises I keep
And my reflection troubles me
So here I go

Uhuh uhuh uhuh

I’m not calling for a second chance
I’m screaming at the top of my voice
Give me reason, but don’t give me choice
Cause I’ll just make the same mistake

I’m not calling for a second chance
I’m screaming at the top of my voice
Give me reason, but don’t give me choice
Cause I’ll just make the same mistake again

Uhuh uhuh uhuh

Uhuh uhuh uhuh
So while I’m turning in my sheets
Uhuh uhuh uhuh
And once again I cannot sleep
Uhuh uhuh uhuh
Walk out the door and up the street
Uhuh uhuh uhuh
Look at the stars
Uhuh uhuh uhuh
Look at the stars falling down
Uhuh uhuh uhuh
And I wonder where
Uhuh uhuh uhuh
Did I go wrong?


Same Mistake (Stesso Sbaglio, James Blunt)

Così mentre mi giro tra le  lenzuola
e ancora una volta non riesco a dormire
esco fuori dalla porta e vado in strada
guardo le stelle sotto i miei piedi
ricordando cose giuste che ho sbagliato
così vado via

ciao,ciao

non c’è posto in cui non posso andare
la mia mente è confusa ma
il mio cuore è pesante e lo dimostra
perdo il sentiero, che perde me
così vado via

e così ho inviato alcuni uomini a combattere
e uno di loro è tornato indietro al morire della notte
ha detto di aver visto il mio nemico
ha detto che assomigliava a me
così sono partito per nascondermi
e così vado via

non sto chiedendo una seconda possibilità
sto urlando con tutta la mia voce
dammi una ragione, non darmi una scelta
perchè farò ancora lo stesso sbaglio

e forse un giorno ci incontreremo
e forse parleremo, ma non tanto per parlare
non comprare promesse perchè
non ci sono promesse che mantengo
e il mio riflettere mi turba
e così vado via

non sto chiedendo una seconda possibilità
sto urlando con ttta la mia voce
dammi una ragione, non darmi una scelta
perchè farò ancora lo stesso sbaglio

così mentre mi giro tra le mie lenzuola
e ancora una volta non riesco a dormire
esco fuori dalla porta e vado in strada
guardo le stelle che cadono
e mi chiedo dove ho sbagliato?


Bisbigliato da: follemondo alle ore 22:50 | Permalink | commenti (13)
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giovedì, 24 gennaio 2008

 


 


La strega


 


Il peccato di un angelo verde scagliato


innocente  sul rogo delle superstizioni


è l’amore,di questo borgo frutto negato


e ignorato da donne sterili di libertà


da uomini padroni delle proprie voglie


con  pensieri gravidi di medievalità


l’inferno si tramanda di bocca in bocca


a bruciare un boccio di fiori frementi.


Dell’amore ,demoni umani deformi


han fatto un balocco per dementi


da sbrindellare con i lunghi denti


 


 


Bruciate la strega, a morte la strega!


 


 


La strega dagli occhi verdi lancia


al suo pubblico le lunghe vesti


e si offre a Dio nuda come arancia


libera dagli spilli i capelli corvini


che lunghi si disseminano al vento


bramano tutti i suoi armati aguzzini


quel corpo forgiato da mani divine,


la bava cola dalle loro putride labbra


infieriscono ancora lanciandole spine.


Con la sanguigna fascia del coraggio


lancia ai suoi assassini un messaggio :


 


Bruciate la strega, a morte la strega


.


:“Angeli senza ali, pazzi e innamorati


anche le stelle volano a forte velocità,


arcobaleni saettanti si scontrano estasiati


atomiche esplosioni affrancate dal gelo


Voi vedete solo precarie stelle di cartapesta


appese ai rami di un albero morto del cielo.


Amando ho visto il cosmo e i suoi sudori”


Le lingue di fiamma raggiunsero la gola


fonte d’acqua sorgiva che non  lava umori


 


E’ morta la strega, è morta la strega!


 


Fragili, piccole particelle di cenere


si sollevarono nella luminosa oscurità


e divennero lucciole per gli innamorati


a suggerire l’azzardo per la felicità

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 18:45 | Permalink | commenti (18)
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domenica, 20 gennaio 2008

Amo Te


ma soprattutto


amo l’amore,


la sua spiaggia dorata


al di là delle montagne


altissime dell’Io.


Il suo mare a strapiombo


dove tuffarmi


a pescare la vita


la sua calda rena


cocente come brace di sole,


ove riscaldare i miei sogni


Il suo cielo melodioso


che rischiara l’ ascolto


di brividi sulla schiena


La sua paura di non poter


tornare indietro,


La sua spada decisa


che decapita la solitudine

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 14:00 | Permalink | commenti (26)
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sabato, 19 gennaio 2008

AUGURO BUON FINE SETTIMANA A TUTTI, regalandovi un pensiero



Non leggiamo o scriviamo poesie perché è divertente.


Leggiamo e scriviamo poesie perché apparteniamo alla razza umana.


E la razza umana è piena di passione.


La medicina , il diritto, l’economia e l’ingegneria sono nobili occupazioni necessarie alla sopravvivenza, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore,


queste sono le cose per cui vale davvero la pena di vivere


 


(Kipling) da “ l’Attimo Fuggente”

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 17:37 | Permalink | commenti (10)
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venerdì, 18 gennaio 2008
Onde di ali

su tele di nuvole

grigia aurora.

Sorrisi di montagne

proteggono il viaggio.


 

Bisbigliato da: elassea alle ore 09:36 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

...

Sto cercando la Luna…

 

Oh Luna, che in gioventù t’amavo

nel nero delle notti

mentre mostravi il volto

nel forse che non è mai tuo pari

 

Nei due nostri misteri

di ombre clandestine

rimani sogno e resti desiderio

 

Ho cinto le mie tempie

per navigar nell’aria

un po’ moscia e folle

spezzando l’incantesimo

 

Ed’ora fischio al vento

cercando l’ultima stella

quella che non brilla

quella che ti somiglia

 

Ma per fermare il tempo

resto qui

sotto l’albero che tuba

cercando fra la nebbia

 

Oh Luna, che in gioventù t’amavo

Bisbigliato da: haion alle ore 22:07 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 16 gennaio 2008
bfa9ce4d63be53ce9d78d220809adf39La mia mente va laddove
incontra il pensiero della tua immagine...
così bella, gentile, soffice!
È quello che irrompe dentro di me.

Il desiderio,ciò segretamente
conservo nel profondo del mio cuore:
tu il mio desiderio più nascosto,
tu brivido ed emozione,
tu e solo tu il mio unico desiderio.
Bisbigliato da: pippopi70 alle ore 21:10 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 15 gennaio 2008

Punge le carni questa notte fredda
vuota di te e dai riflessi argento.
La luna è in uno dei suoi quarti
e pare voglia avvolgere le stelle.

Buca le nebbie la sua luce fioca
è il lato di un lume singhiozzante
compagno delle mie stonate note
d’un canto che vola nell’assenza.

In questa ora di pena rovesciata
fermo ho lo sguardo verso il cielo
che lacrima gocce di luminosità
e bevo il piangere che m’assale.

E’ notte di luna a un solo quarto
dove l’anima è lupo senza branco
non trova ora per languidi ululati.
E’ notte opaca di amore sgretolato.

Bisbigliato da: grisby6043 alle ore 19:25 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 14 gennaio 2008

 


Defraudati


da sbadigli di vento


rami contorti:


nidi abbandonati


spartiti senza note.


 


Rimpianto di fior


senza vesti la pianta


nudo pudore.


Piumone  luminoso


 di fiocchi intrecciati.


 


Tempo di neve


calde note di sogni,


sonno di pianta.


Bianca metempsicosi


di braccia speranzose.


 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 20:13 | Permalink | commenti (16)
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lunedì, 14 gennaio 2008

L’amore un dì vagava


tra le zolle aride,


dove , agonizzante,


ero stata interrata.


 


Mi vide e si presentò a me


con sensazioni diverse


carezzandomi la mente,


cospargendomi di voluttà.


 


Con un’ondata profonda


irrorò di fuoco il mio corpo;


 i suoi sensi mi penetrarono


ed io rinacqui.



Ma quando lo specchio


mi restituì il sorriso non ero sola:


alle mie spalle il ghigno nero


della signora con la falce in mano...



Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 19:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:amore

lunedì, 14 gennaio 2008

CANZONI: MUSICA E POESIA


 


Oggi viviamo in un acquario sonoro, non solo perché la musica giunge a noi da ogni parte, ma anche perché il chiasso è una costante della nostra esistenza.


Se fuori dalla nostra stanza-rifugio proviamo ad intonare un motivetto la voce ci morirà in gola , sopraffatta dal clacson delle auto e dal frastuono generale.


Se diamo per scontato che questo sia uno dei motivi per cui oggi cantiamo di meno rispetto al passato, dobbiamo però ammettere che IL PESO DELLE CANZONI NELLA NOSTRA VITA NON E’ MAI DIMINUITO.


Anche se in qualche caso il loro posto nella storia dell’arte è dubbio, non lo è certamente in quello dei sentimenti; questo spiega perché, secondo me, è arbitraria la pretesa di chi vorrebbe erigere un muro tra poesia e canzone. Sono due generi artistici in parte diversi, ma non in base ad astratti e predefiniti criteri di valore, ma perché usano linguaggi diversi ( ma non troppo).


 


La poesia ha come materia della sua espressione soltanto la parola,


la canzone usa parole e musica..


 


E’ comunque incontrovertibile il fatto che anche la canzone risponda ad un bisogno di poesia.


Le canzoni celebrano degli strani matrimoni con le varie occasioni sentimentali della nostra vita.


Anche il più grande poeta può fremere di fronte a parole semplicissime come “ Amore perché non mi pensi più?”, se nel momento in cui gli accade di sentirle, sta finendo la sua storia d’amore.


Tutto ciò che è troppo banale per essere scritto, può essere cantato. Questo non significa non riconoscere che esistono canzoni che sono vere e proprie poesie in musica.


 


Perché ci rimangono nel cuore canzoni, molto scontate dal punto di vista testuale? Perché l’uomo conosce il sentimento della nostalgia; esaminiamo il significato etimologico della parola:


NOSTOS ( dal greco) = ritorno


ALGIA     ( dal greco) = dolore.


Ecco perché quell’acuto desiderio di rivivere un episodio o un momento della nostra vita è un sentimento profondamente umano; la vita è un flash e il tempo che ci è dato da vivere è breve;


le canzoni  , anche quelle meno belle, permettendoci di indietreggiare nel tempo, riescono a toccare le nostre fibre più intime, commovendoci spesso fino alle lacrime.


 


Ecco perché poesia e musica spesso camminano insieme, tenendosi per mano.

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 19:28 | Permalink | commenti (3)
categoria:meditando

domenica, 13 gennaio 2008

 Non è molto difficile riconoscere i gesti d'amore. Eccetto i casi in cui  vengono sapientemente mascherati, o dissimulati, essi sono solitamente riconoscibili perchè spontanei, compiuti e ricevuti con una certa complicità. Poi ci sono quelli imprevedibili e quindi sorprendenti, che trasmettono gioia e pongono fine ad un'attesa. Sono il risultato di una decisione e non devono per forza nascondere un doppio fine, nel senso che possono anche non avere un seguito. Molto bello riceverlo, ma il protagonista principale, in questo caso, è chi lo compie, il quale si porta dietro, se il gesto è compiuto con sentimento, con amore, la paura (e, attenzione, è qui che si vede il coraggio!) di trovare magari una porta chiusa...

P.S. eccovene uno, in chiave cinematografica, molto molto bello... :-)

 

 

 

Bisbigliato da: follemondo alle ore 19:11 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 12 gennaio 2008

gocce di passi

su germogli di nubi

baci di rami

 

                          biancospino di neve

                          sboccia in orme d’inverno

 

un caldo fumo

tra respiri di ghiaccio

e ali di tetti

 

                          nel piumone di sogni

                          labbra schiuse in attesa

~

 Elassea & ElenaElena

Bisbigliato da: elassea alle ore 14:54 | Permalink | commenti (5)
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sabato, 12 gennaio 2008

~~~ 

Lampi d’eco

in punta di silenzio

mi trafiggono

orizzonte a terra

 

granchi

in ritirata muta

con  chele rotte

palpitanti ancora

tra residui torti

 

e m’aggancio

risveglio al cielo

in rossore d’alba

timidamente nuda

tra velate stelle

contese

da onnipotenze stolte

 

e s’addolcisce il vento

nel placare il mare

che s’agitava insonne

al mio graffiare vano

emozioni audaci

pietrificate in scogli

~

11.01.08

~

EEFF

 

 

 

 

 

 

 

Bisbigliato da: elenaelena alle ore 09:56 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, 11 gennaio 2008

L’INVIDIA


 


E l’infingarda


strisciando,


intercetta


sentimenti puliti


inoltrandosi


nel fascino


di una genetica


che rigetta il bene.


Estensione mentale


contaminata da un virus


che uccide gli occhi


per moltiplicarsi


al di là di ogni ricerca.


Non offre bevande


alle menti disidratate.


Non concede tregue


all’albero della vita


e falsifica con ricatti


le radici dei fiori,


pilota le verità


e annega l’amore


piena d’orgoglio,


mordendo la coda


della coscienza che


declassa l’anima.


Con ragioni pettegole


ruba  contenuti alla vita.


Candida estorsioni


e pretende prestiti


affettivi senza interessi.


Non comprende che


l’amore non firma


cambiali


 


(Avrei potuto intitolare questa poesia:”Ignoranza, perché solo chi ignora il senso della vita , può nutrire il sentimento dell’invidia)


 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 13:16 | Permalink | commenti (10)
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giovedì, 10 gennaio 2008

Dormi, amore mio:


ti sveglierò


verso sera


per farti vedere


quando la felicità


saltando


con i figli dell’aria


moltiplica


le isole della luna.


Io mi sdraio


sui colori


declamanti


d’estasi mattutina


annodati


da schiume di lampi.


 


 

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mercoledì, 09 gennaio 2008

...

per quella amica che non dorme…

 

Lieve, è sempre lieve quel raggio di sole

che penetra nel dedalo di un emozione

 

Emozione consumata sin dal primo giorno

per quando tu, ti rigiravi intorno

 

Intorno alla mia anima non fiorisce nulla

e mi domando all’infinito…perché?

 

Perché, in tutti quei pensieri iniziati fin da ieri

ne è rimasto uno solo ma non so dirlo

 

Dirlo per rallegrare il presente

non servirà a niente ma nel forse ci proverò

 

Proverò ad amare quello che non vedo

preserverò l’emozione di quel lieve raggio di sole

 

Sole che mi confonde in questo intrico seducente

proiettando la tua immagine

 

Immagine variopinta e iridescente

immagine del mio presente

 

Presente presunto e assente

ma solo tu or sei nella mia mente

Bisbigliato da: haion alle ore 20:59 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 09 gennaio 2008
telo nervoso

di spuma di nuvole

gocce di visi.

Intarsi di lucciole

viandanti al lavoro.
Bisbigliato da: elassea alle ore 18:57 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 09 gennaio 2008

La pioggia


ha bagnato


il disagio


di un’esistenza


rifugiata


tra mura di disinganno,


battagliera indifferenza


a questo mondo


senza quiete interiore.


E’ tardi


per seppellire


il respiro


e soffocare nell’alba


maleodorante


di carogne viventi.


Sento i minuti battere


fra ideali smarriti


e sentimenti crocifissi


tra i  diaframmi del tempo.


Spossata dalla luce


Immaginaria


di fantasmi


inseguo quella autentica.

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lunedì, 07 gennaio 2008

SCENA SECONDA - Giardino dei Capuleti


(Entra ROMEO)

 


ROMEO: Ride delle cicatrici, chi non ha mai provato una ferita.


(Giulietta appare ad una finestra in alto) Ma, piano! Quale luce spunta lassù da quella finestra? Quella finestra è l'oriente e Giulietta è il sole! Sorgi, o bell'astro, e spengi la invidiosa luna, che già langue pallida di dolore, perché tu, sua ancella, sei molto più vaga di lei. Non esser più sua ancella, giacché essa ha invidia di te. La sua assisa di vestale non è che pallida e verde e non la indossano che i matti; gettala. E' la mia signora; oh! è l'amor mio!


oh! se lo sapesse che è l'amor mio! Ella parla, e pure non proferisce accento: come avviene questo? E' l'occhio suo che parla; ed io risponderò a lui. Ma è troppo ardire il mio, essa non parla con me:


due fra le più belle stelle di tutto il cielo, avendo da fare altrove, supplicano gli occhi suoi di voler brillare nella loro sfera, finché esse abbian fatto ritorno. E se gli occhi suoi, in questo momento, fossero lassù, e le stelle fossero nella fronte di Giulietta? Lo splendore del suo viso farebbe impallidire di vergogna quelle due stelle, come la luce del giorno fa impallidire la fiamma di un lume; e gli occhi suoi in cielo irradierebbero l'etere di un tale splendore che gli uccelli comincerebbero a cantare, credendo finita la notte.


Guarda come appoggia la guancia su quella mano! Oh! foss'io un guanto sopra la sua mano, per poter toccare quella guancia!


GIULIETTA: Ohimè!


ROMEO: Essa parla. Oh, parla ancora, angelo sfolgorante! poiché tu sei così luminosa a questa notte, mentre sei lassù sopra il mio capo come potrebbe esserlo un alato messaggero del cielo agli occhi stupiti dei mortali, che nell'alzarsi non mostra che il bianco, mentre varca le pigre nubi e veleggia nel grembo dell'aria.


GIULIETTA: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una Capuleti.


ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto?


GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa "Montecchi"? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo, rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me stessa.


ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo.


GIULIETTA: Chi sei tu che, così protetto dalla notte, inciampi in questo modo nel mio segreto?


ROMEO: Con un nome io non so come dirti chi sono. Il mio nome, cara santa, è odioso a me stesso, poiché è nemico a te: se io lo avessi qui scritto, lo straccerei.


GIULIETTA: L'orecchio mio non ha ancora bevuto cento parole di quella voce, ed io già ne riconosco il suono. Non sei tu Romeo, e un Montecchi?


ROMEO: Né l'uno né l'altro, bella fanciulla se l'uno e l'altro a te dispiace.


GIULIETTA: Come sei potuto venir qui, dimmi, e perché? I muri del giardino sono alti, e difficili a scalare, e per te, considerando chi sei, questo è un luogo di morte, se alcuno dei miei parenti ti trova qui.


ROMEO: Con le leggere ali d'amore ho superati questi muri, poiché non ci sono limiti di pietra che possano vietare il passo ad amore: e ciò che amore può fare, amore osa tentarlo; perciò i tuoi parenti per me non sono un ostacolo.


GIULIETTA: Se ti vedono, ti uccideranno.


ROMEO: Ahimè! c'è più pericolo negli occhi tuoi, che in venti delle loro spade: basta che tu mi guardi dolcemente, e sarò a tutta prova contro la loro inimicizia.


GIULIETTA: Io non vorrei per tutto il mondo che ti vedessero qui.


ROMEO: Ho il manto della notte per nascondermi agli occhi loro; ma a meno che tu non mi ami, lascia che mi trovino qui: meglio la mia vita terminata per l'odio loro, che la mia morte ritardata senza che io abbia l'amor tuo.


GIULIETTA: Chi ha guidato i tuoi passi a scoprire questo luogo?


ROMEO: Amore, il quale mi ha spinto a cercarlo: egli mi ha prestato il suo consiglio, ed io gli ho prestato gli occhi. Io non sono un pilota:


ma se tu fossi lontana da me, quanto la deserta spiaggia che è bagnata dal più lontano mare, per una merce preziosa come te mi avventurerei sopra una nave.


GIULIETTA: Tu sai che la maschera della notte mi cela il volto, altrimenti un rossore verginale colorirebbe la mia guancia, per ciò che mi hai sentito dire stanotte. Io vorrei ben volentieri serbare le convenienze; volentieri vorrei poter rinnegare quello che ho detto: ma ormai addio cerimonie! Mi ami tu? So già che dirai "sì", ed io ti prenderò in parola; ma se tu giuri, tu puoi ingannarmi: agli spergiuri degli amanti dicono che Giove sorrida. O gentile Romeo, se mi ami dichiaralo lealmente; se poi credi che io mi sia lasciata vincere troppo presto, aggrotterò le ciglia e farò la cattiva, e dirò di no, così tu potrai supplicarmi; ma altrimenti non saprò dirti di no per tutto il mondo. E' vero, bel Montecchi, io son troppo innamorata e perciò la mia condotta potrebbe sembrarti leggera. Ma credimi, gentil cavaliere, alla prova io sarò più sincera di quelle che sanno meglio di me l'arte della modestia. Tuttavia sarei stata più riservata, lo devo riconoscere, se tu, prima che io me n'accorgessi, non avessi sorpreso l'ardente confessione del mio amore: perdonami dunque e non imputare la mia facile resa a leggerezza di questo amore, che l'oscurità della notte ti ha svelato così.


ROMEO: Fanciulla, per quella benedetta luna laggiù che inargenta le cime di tutti questi alberi, io giuro...


GIULIETTA: Oh, non giurare per la luna, la incostante luna che ogni mese cambia nella sua sfera, per timore che anche l'amor tuo riesca incostante a quel modo.


ROMEO: Per che cosa devo giurare?


GIULIETTA: Non giurare affatto; o se vuoi giurare, giura sulla tua cara persona, che è il dio idolatrato dal mio cuore, ed io ti crederò.


ROMEO: Se il sacro amore del mio cuore...


GIULIETTA: Via, non giurare. Benché io riponga in te la mia gioia, nessuna gioia provo di questo contratto d'amore concluso stanotte: è troppo precipitato, troppo imprevisto, troppo improvviso, troppo somigliante al lampo che è finito prima che uno abbia il tempo di dire "lampeggia". Amor mio, buona notte! Questo boccio d'amore, aprendosi sotto il soffio dell'estate, quando quest'altra volta ci rivedremo, forse sarà uno splendido fiore. Buona notte, buona notte! Una dolce pace e una dolce felicità scendano nel cuor tuo, come quelle che sono nel mio petto.


ROMEO: Oh! mi lascerai così poco soddisfatto?


GIULIETTA: Quale soddisfazione puoi avere questa notte?


ROMEO: Il cambio del tuo fedele voto di amore col mio.


GIULIETTA: Io ti diedi il mio, prima che tu lo chiedessi; e tuttavia vorrei non avertelo ancora dato.


ROMEO: Vorresti forse riprenderlo? Per qual ragione, amor mio?


GIULIETTA: Solo per essere generosa, e dartelo di nuovo. Eppure io non desidero se non ciò che possiedo; la mia generosità è sconfinata come il mare, e l'amor mio quanto il mare stesso è profondo: più ne concedo a te, più ne possiedo, poiché la mia generosità e l'amor mio sono entrambi infiniti. (La Nutrice chiama di dentro) Sento qualche rumore in casa; addio, caro amor mio! Subito, mia buona nutrire! Diletto Montecchi, sii fedele. Aspetta un solo istante, tornerò. (Esce)


ROMEO: O beata, beata notte! Stando così in mezzo al buio, io ho paura che tutto ciò non sia che un sogno, troppo deliziosamente lusinghiero per essere realtà.


 


(Giulietta torna alla finestra)

 Questa parte della tragedia di Sakespeare mi lascia senza fiato ogni volta che la rileggo.


Ma può esistere davvero un amore così grande, così straordinario, così unico, pur nella sua complessità?


E se può esistere, è prerogativa degli adolescenti soltanto?


Se così fosse vorrei ritornare adolescente....



Voi che ne pensate?

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