mercoledì, 31 ottobre 2007

Alba di luna

musone le nuvole

miraggio di sole.

Ciottoli di autunno

azzurre le colline.

Bisbigliato da: elassea alle ore 07:05 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 29 ottobre 2007

 Abito con te
Nella tavolozza d'illusioni
Alla scoperta di nuovi colori
Nei miei abbandoni
E nei miei ritorni

Attendere un nuovo confine

Pensarlo

Vederlo

Legato ai tuoi pensieri
Non m' impedirai di seguire
Il vento che scompone le mie dita

L'anima non ha sesso o spazio
Da condividere nel suo fluire

E' creare che ci fa tanto simili a Dio

profilo

" Profilo" acquerello (40 x 32)

gentilmente concesso da Doy

Bisbigliato da: StregaLunare alle ore 23:04 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 29 ottobre 2007

 


 


Se mi vuoi…. cercami


 


Cercami


negli occhi dei fiori del deserto


che nessuno ha dissetato mai


Cercami


nelle pietre scalfite del fiume


che l’acqua non ha smussato mai


Cercami


nelle ciglia del sole al tramonto


che il  rimmel non ha spalmato mai


Cercami


nel volo claudicante d’un airone


che il vento non ha issato mai


Cercami


tra cenere di stelle del mare


che spugnosa non è stata mai


Cercami


nei rivoli di pioggia sui vetri


che nessuno ha descritto mai


Cercami


in un piccolo squarcio di cielo


che nessun fosso ha riflesso mai


Cercami


nella luce vergine d’un calice


che nessuno ha dissetato mai


Cercami


nelle rughe pensose d’una quercia


che nessuno ha carezzato mai


Cercami


nella mappa senza punti d’un viaggio


che nessuno ha decifrato mai


Cercami


nel meglio che deve arrivare


in cui non abbiamo incappato mai.


Cercami


nei giochi profondi della notte


in cui nessuno ha segnato goal mai


 


 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 18:28 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 29 ottobre 2007

Io voglio fare la guerra


facendo l’amore con te


nel mio letto.


Voglio ucciderti ragazzo


facendoti godere


d’amore libero.


Solo così il tuo spirito


può volare alto


come l’aquila nei cieli


soprannaturali,


sentendo l’onnipresenza


e la regalità dell’Essere

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 18:23 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 29 ottobre 2007

 


Esmeralda ha


un sorriso radioso


indescrivibile al pensiero,


Ha incoscienze verdi


come regole di vita.


E la giostra gira,


gira la giostra…


Esmeralda vuole salire


                                               sul cavallo bianco


per fermare la morte


dal nero mantello,


ma perde la scarpetta


di cristallo;


forse avrebbe dovuto indossare


gli stivali delle sette leghe


per sfuggire al mondo


e non girare sempre in tondo.


Esmeralda  gioca,


Esmeralda sogna,


Esmeralda danza.


Danza con una scarpetta sola


e l’altro piede nudo:


Esmeralda attende .


Giungerà il suo principe.


Esmeralda sale sul ciliegio


e si adorna le orecchie


con i frutti rossi;


Esmeralda ha l’anima gitana


e danza tra le fronde.


Esmeralda non teme la notte:


ha gli occhi di gatta


e un cuore di cerbiatto.


E la giostra gira, gira la giostra.


Esmeralda non sa:


solo fiabe nella sua mente.


Esmeralda non conosce la crudeltà,


ma la strega vuole strapparle il cuore.


Dove sono i sette nani?


C’è solo Barbablù che le ruba l’innocenza.


Esmeralda non sorride più,


Esmeralda più non canta


Esmeralda non guarda più il sole


ma solo la terra brulla.

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 18:21 | Permalink | commenti (3)
categoria:brividi e sensazioni di grazy

lunedì, 29 ottobre 2007

baci d'argento

su rocce accaldate

ridono foglie.

Giardini ammantati

di una dolce follia.

Bisbigliato da: elassea alle ore 14:59 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 29 ottobre 2007
 

Dolce la lingua

sul tuo corpo disteso

dita d'artista.

Gelosa calda notte

atmosfera di seta.

Bisbigliato da: elassea alle ore 14:53 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 28 ottobre 2007

La pioggia


ha bagnato


il disagio


di un’esistenza


rifugiata


tra mura di disinganno,


battagliera indifferenza


a questo mondo


senza quiete interiore.


E’ tardi


per seppellire


il respiro


e soffocare nell’alba


maleodorante


di carogne viventi.


Sento i minuti battere


fra ideali smarriti


e sentimenti crocifissi


tra i  diaframmi del tempo.


Spossata dalla luce


Immaginaria


di fantasmi


inseguo quella autentica.

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 11:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:brividi e sensazioni di grazy

domenica, 28 ottobre 2007

Ali di foglie

su katana ridente

risa di seta.

Come mare le nubi

su antiche montagne.

Bisbigliato da: elassea alle ore 09:35 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 28 ottobre 2007

Non cercare più


di raggiungere stelle


vola dentro me.


due corpi intrecciati


nei loro dolci frutti

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 00:16 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 27 ottobre 2007

Specchio di foglie:


negli occhi dell’una


la fine del’altra,


pungono il mio viso


freddi aghi di gelo

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 23:08 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 27 ottobre 2007

LESBIA 

(Vista da  Catullo)

Catullo, nato a Verona attorno all'84 a.C., si trasferì nella capitale in giovane età, entrando immediatamente in contatto con l'intellighenzia romana. Di lui rimangono 116 carmi, raccolti nel "Liber Catullianus", in gran parte dedicato alla sua appassionata vicenda d'amore per Lesbia; in altri componimenti si abbandona al gioco letterario, alla celebrazione dell'amicizia e alla satira politica.

Musa ispiratrice delle liriche è Lesbia, pseudonimo scelto per rendere omaggio alla poetessa greca Saffo , vissuta appunto a Lesbo, fra il VII e il VI secolo a. C.

Poco importa sapere chi fosse realmente Lesbia, tuttavia si ritiene che si trattasse di Clodia, moglie di Q. Metello Celere e sorella del tribuno Publio Clodio, donna citata anche da Cicerone in una sua orazione. Ella è una rappresentante di spicco della Roma aristocratica , ma in privato è una donna di liberi costumi e con svariati amanti.

Due sono i punti di vista di Catullo nei confronti di Lesbia:

da una parte ella viene descritta come donna ideale, protagonista di un grande amore, intenso sia fisicamente che mentalmente; dall'altra, nei momenti di crisi fra i due, viene descritta dal poeta in modo molto disincantato, con gli occhi dell'amante deluso.

Dal tutto, emerge il ritratto di una donna molto affascinante che attrae in maniera morbosa il giovane ed inesperto Catullo, e che lo tormenta con il suo modo di vivere l'amore.

Per citare alcuni esempi dal Liber, esemplificativo di quanto detto è il carme 85: "Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris? Nescio, sed fieri sentio et excrucior. (Odio e amo, forse mi chiederai come sia possibile? Non so, ma è proprio così e mi tormenta.). Da questo breve ma intensissimo componimento appare che Catullo non sa spiegarsi la contrastante natura dei sentimenti che prova per la donna amata e che questa consapevolezza del non sapere lo fa soffrire.

Catullo è così emblema dell'uomo che entra nella vorticosa spirale di un amore difficile, perdippiù con una donna come Lesbia, per la quale egli prova una sorta di attrazione fatale.

Egli è consapevole di non essere nemmeno il suo solo amante, lo si evince da vari carmi, come il numero 39 , rivolto a Egnazio, che è appunto uno dei contubernales della donna, ma nonostante questo egli la ama pazzamente.

Nel carme 51 scrive: "Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensum mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est superior mi lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinat aures, gemina teguntur lumina nocte [...]" (Mi sembra uguale a un dio, mi sembra, se è lecito, superiore agli dei, l'uomo che ti siede di fronte, sempre ti guarda e sente il tuo riso dolcissimo; questo a me infelice toglie tutti i sensi - appena ti vedo, Lesbia, non mi riesce più di parlare, la lingua si fa torpida, un fuoco sottile mi corre sotto la pelle, le orecchie rimbombano, gli occhi sono velati dal buio.). Per un uomo così innamorato è pressoché impossibile pensare di lasciare la donna, tuttavia lui sa perfettamente che ciò che lei gli dice " [...] in vento et rapida scribere oportet acqua" (va sritto nel vento e nell'acqua vorticosa. Carme 70). E' quindi con rammarico che annota nel carme 58: " Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa, illa Lesbia quam Catullus unam plus quam se atque suos amavit omnes, nunc in quadriviis et angiportis glubit magnanimi Remi nepotes." (Celio, la mia Lesbia, quella Lesbia che Catullo ha amato più di se stesso e di tutti i suoi, adesso nei trivi e negli angiporti sfianca le reni della gioventù romana).

Chi è dunque Lesbia: la dolce e tenera donna affranta per la morte del suo passerotto, oppure una sorta di prostituta più simile alla Sempronia descritta da Sallustio che ad altri modelli classici. non ci è dato a saperlo, sicuramente quella di Lesbia è una figura singolare in un panorama come quello della Roma antica, dove la donna non era per nulla emancipata.

Tuttavia noi abbiamo solo un punto di vista di tutte le vicende che vedono protagonista la coppia, e, come è risaputo, chi patisce una delusione amorosa, non è certamente obiettivo nei confronti di chi lo ha fatto soffrire.

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 22:59 | Permalink | commenti
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sabato, 27 ottobre 2007

 Simile a un dio mi sembra quell'uomo

che siede davanti a te, e da vicino

ti ascolta mentre tu parli

con dolcezza

e con incanto sorridi. E questo

fa sobbalzare il mio cuore nel petto.

Se appena ti vedo, sùbito non posso

più parlare:

la lingua si spezza: un fuoco

leggero sotto la pelle mi corre:

nulla vedo con gli occhi e le orecchie

mi rombano:

un sudore freddo mi pervade: un tremore

tutta mi scuote: sono più verde

dell'erba; e poco lontana mi sento

dall'essere morta.

ma tutto si puòsopportare...

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 22:55 | Permalink | commenti
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sabato, 27 ottobre 2007

SAFFO





 





Saffo





Per chi ama la poesia e l'amore, il nome di Saffo rappresenta ormai un mito senza tempo. Ma la sua voce, così straordinariamente limpida ed intensa, ci giunge dalle remote lontananze della Grecia arcaica, un mondo legato a peculiari tradizioni etiche e di costume.





Saffo nacque infatti nell'isola di Lesbo intorno al 650 a.C. e trascorse gran parte della sua esistenza nella ristretta cerchia di un tiaso, una specie di associazione in cui le fanciulle di nobili famiglie si formavano all'esperienza della vita collettiva nella pratica rituale del canto e della danza.





La sua poesia scaturì dalle emozioni vissute all'interno del raffinato sodalizio femminile da lei diretto, e l'incanto dei suoi versi sta nell'assoluta naturalezza con cui si esprimono le vibrazioni sottili e tormentose dei sentimenti.





Saffo cantò l'amore come malattia e turbamento dell'essere:





 Mamma mia dolce,



no, non posso proprio tesserla la tela



ad opera della delicata Afrodite.



 





Qui è chiaro ed evidente che l'intervento imprevisto dell'Eros produce un'interruzione del rapporto ragazza-lavoro e, poiché l'impatto è troppo forte ed intenso (la stessa Saffo scrive: "Ed Eros mi ha sconvolto la mente come un vento che si abbatte sul monte contro le querce"), la ragazza non appare dotata di una facoltà decisionale autonoma.





L'amore è quindi causa di turbamenti, ma anche di accensione del desiderio. In una delle sue poche poesie giunte a noi complete, viene descritto questo sentimento:





"Mi sembra pari agli dei quell'uomo che siede di fronte a te e vicino ascolta te che dolcemente parli e ridi con un viso che suscita desiderio. Questa visione veramente mi ha turbato il cuore nel petto: appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire, ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle e con gli occhi nulla vedo e rombano le orecchie e su me sudore si spande e un tremito mi afferra tutta e sono più verde dell'erba e poco lontana da morte sembro a me stessa".





In questi versi Saffo parla in prima persona del suo "guardare", e sembra vittima dei sintomi e delle cause di una malattia che altro non è che il desiderio non appagato di possedere un qualcosa che colpisca visivamente.





Non bisogna poi dimenticare che Saffo, seppure sposata e con una figlia, ebbe esperienze omosessuali:





"Infatti anche se fugge, presto verrà dietro e se non accetta doni, doni li offrirà e se non ama, ella presto amerà anche contro il suo volere".





Tutto il contesto, la ragazza che fugge, l'attesa dei doni, il verbo amare utilizzato prima al presente e successivamente al futuro, induce a pensare che ciò di cui parla Saffo vada oltre una semplice amicizia. Il suo è quindi un amore fatto anche di turbamenti, paure, insicurezze simili a quelle di una fanciulla ancora vergine. Ed è al tema della verginità che Saffo dedica una lirica, nella quale paragona una ragazza vergine ad una mela posta sul ramo più alto di un albero:





"Come quel dolce pomo rosseggia in cima al ramo, alto, sul ramo più alto, e se ne scordano i coglitori di mele: anzi, non se ne scordano, ma non riescono a raggiungerlo".





 











 





SAFFO





E’ nata ad Efeso nel 612 a. C. ca, è morta nel 580 a. C., ma le notizie sulla sua vita sono scarse e poco attendibili. E’ una poetessa lirica monodica. Di origine aristocratica visse e morì nel principale centro dell’isola di Lesbo, Militene, tranne un breve periodo di esilio in Sicilia (dal 595 al 580 a. C.). Compose in dialetto eolico inni, odi e epitalami usando metri vari (es.: strofe saffiche); dei nove libri a lei attribuiti dagli alessandrini ( un inno ad Afrodite e la celebre ode sugli effetti della passione, che fu rielaborata da Catullo nel Carme 51) e 650 versi. Molti degli epitalami furono scritti dalla poetessa nel momento in cui le ragazze che insieme a lei facevano parte della comunità legata al culto di Afrodite, Tiasos, si distaccavano da lei per sposarsi: allora avveniva la confessione sincera e la scrittura dei versi rappresentava il momento in cui l’amore appassionato di Saffo si sfogava. In lei il tema dell’amore è dominante e viene raffigurato come forza che sconvolge i sensi e la mente, e che trova le sue occasioni poetiche nella gelosia o nella contemplazione della bellezza delle fanciulle; non mancano però versi dedicati alla natura, ad Afrodite o alla figlia Cleide e al fratello.





La lingua è sempre raffinata e preziosa, ricca di immagini luminose.





Celebratissima fin dall’antichità, la sua figura fu presto avvolta da caratteri leggendari. Famosa è la leggenda del suo suicidio per un amore non corrisposto.





 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 22:51 | Permalink | commenti (2)
categoria:biografia poeti e scrittori

sabato, 27 ottobre 2007
Randagio e…
musealizzato.
 
Quel profumo di cibo
m’inondava.
 
Quei passi e quelle voci
m’inondavano.
 
Rivolevo la mia strada.
 
Musealizzato
incatenato
incompreso
 
me ne andai davvero.

Guillermo Habacuc Vargas

un artista del Costa Rica, ha esposto
in un museo un cane legato ad una corda. Senza cibo nè acqua.
Sulle mura intorno al povero animale sono state realizzate alcune scritte utilizzando..

...croccantini per cani.

Sotto gli occhi dei visitatori il cane è morto poco dopo l’inizio della mostra e l’ “artista” si è giustificato sostenendo che il cane, essendo randagio, sarebbe morto comunque.

 

Esiste una petizione on line per impedire che questo "stravagante" artista faccia parte alla Biennal Central America Honduras 2008 :

http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html

Per maggiori infomazioni... ecco un sito spagnolo dove alcune foto documentano la triste realtà:

http://www.marcaacme.com/blogs/analog/index.php/2007/08/22/5_piezas_de_habacuc

 

Ora spiegatemi cosa ha significato tutto questo perchè io non riesco proprio a comprendere il messaggio dell' "artista".

Bisbigliato da: IrinaP alle ore 17:21 | Permalink | commenti
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sabato, 27 ottobre 2007

Nel respiro della sera

la natura s’addormenta quieta

e sentinella al riposar del mondo

t’alzi limpida nel cielo

a narrar storie antiche alle stelle,

compagne eterne

al tuo vagar notturno.



Solitari occhi,

diamanti al tuo chiarore accesi,

lasciano furtivi rifugi e tane,

si fanno predatori cauti,

soldati di vita che si nasconde al sole.



Luna guardiana,

custodisci il sonno ristoratore

ed insieme sei faro amico

a illuminar la via di chi nell’ombra

rinnova la sua specie. 

Bisbigliato da: grisby6043 alle ore 15:30 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 27 ottobre 2007

Note di foglie

Profumo di nuvole

Onde i monti.

Soffusi i seniteri

di perenne magia.

Bisbigliato da: elassea alle ore 15:11 | Permalink | commenti
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sabato, 27 ottobre 2007

 Ombre di spettri


additano il cielo:


rami spogli.


Sbadigliando il vento


ha rapito i fiori

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 14:30 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 27 ottobre 2007

Movesi il vecchierel... (XVI)




Movesi il vecchierel canuto e bianco



del dolce loco ov'ha sua età fornita,



e da la famigliuola sbigottita



che vede il caro padre venir manco;



indi traendo poi l'antiquo fianco



per l'estreme giornate di sua vita, 



quanto più pò, col buon voler s'aita, 



rotto dagli anni, e dal cammino stanco; 



e viene a Roma, seguendo 'l desio, 



per mirar la sembianza di colui



ch'ancor lassù nel ciel vedere spera: 



così, lasso, talor vo cercand'io, 



donna, quanto è possibile, in altrui



la disïata vostra forma vera.




(Francesco Petrarca 14° secolo)




 






 

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 14:25 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 27 ottobre 2007

Nella vita morale, così come nella vita fisica, esiste un’aspirazione e una respirazione: l’anima ha bisogno di assorbire i sentimenti di un’altra anima, di assimilarseli per restituirglieli più ricchi. Se questo bellissimo fenomeno non esiste, non c’è vita per il cuore: gli viene allora a mancare l’aria, soffre e deperisce.


 


Honorè De Balzac

Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 13:18 | Permalink | commenti
categoria:amore, anima