Alba di luna
musone le nuvole
miraggio di sole.
Ciottoli di autunno
azzurre le colline.
|
Alba di luna musone le nuvole miraggio di sole. Ciottoli di autunno azzurre le colline.
Abito con te Attendere un nuovo confine Pensarlo Vederlo Legato ai tuoi pensieri L'anima non ha sesso o spazio E' creare che ci fa tanto simili a Dio
" Profilo" acquerello (40 x 32) gentilmente concesso da Doy
Se mi vuoi…. cercami Cercami negli occhi dei fiori del deserto che nessuno ha dissetato mai Cercami nelle pietre scalfite del fiume che l’acqua non ha smussato mai Cercami nelle ciglia del sole al tramonto che il rimmel non ha spalmato mai Cercami nel volo claudicante d’un airone che il vento non ha issato mai Cercami tra cenere di stelle del mare che spugnosa non è stata mai Cercami nei rivoli di pioggia sui vetri che nessuno ha descritto mai Cercami in un piccolo squarcio di cielo che nessun fosso ha riflesso mai Cercami nella luce vergine d’un calice che nessuno ha dissetato mai Cercami nelle rughe pensose d’una quercia che nessuno ha carezzato mai Cercami nella mappa senza punti d’un viaggio che nessuno ha decifrato mai Cercami nel meglio che deve arrivare in cui non abbiamo incappato mai. Cercami nei giochi profondi della notte in cui nessuno ha segnato goal mai
Io voglio fare la guerra facendo l’amore con te nel mio letto. Voglio ucciderti ragazzo facendoti godere d’amore libero. Solo così il tuo spirito può volare alto come l’aquila nei cieli soprannaturali, sentendo l’onnipresenza e la regalità dell’Essere
Esmeralda ha un sorriso radioso indescrivibile al pensiero, Ha incoscienze verdi come regole di vita. E la giostra gira, gira la giostra… Esmeralda vuole salire sul cavallo bianco per fermare la morte dal nero mantello, ma perde la scarpetta di cristallo; forse avrebbe dovuto indossare gli stivali delle sette leghe per sfuggire al mondo e non girare sempre in tondo. Esmeralda gioca, Esmeralda sogna, Esmeralda danza. Danza con una scarpetta sola e l’altro piede nudo: Esmeralda attende . Giungerà il suo principe. Esmeralda sale sul ciliegio e si adorna le orecchie con i frutti rossi; Esmeralda ha l’anima gitana e danza tra le fronde. Esmeralda non teme la notte: ha gli occhi di gatta e un cuore di cerbiatto. E la giostra gira, gira la giostra. Esmeralda non sa: solo fiabe nella sua mente. Esmeralda non conosce la crudeltà, ma la strega vuole strapparle il cuore. Dove sono i sette nani? C’è solo Barbablù che le ruba l’innocenza. Esmeralda non sorride più, Esmeralda più non canta Esmeralda non guarda più il sole ma solo la terra brulla.
Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 18:21 |
Permalink | commenti (3)
categoria:brividi e sensazioni di grazy
baci d'argento su rocce accaldate ridono foglie. Giardini ammantati di una dolce follia.
Dolce la lingua sul tuo corpo disteso dita d'artista. Gelosa calda notte atmosfera di seta.
La pioggia ha bagnato il disagio di un’esistenza rifugiata tra mura di disinganno, battagliera indifferenza a questo mondo senza quiete interiore. E’ tardi per seppellire il respiro e soffocare nell’alba maleodorante di carogne viventi. Sento i minuti battere fra ideali smarriti e sentimenti crocifissi tra i diaframmi del tempo. Spossata dalla luce Immaginaria di fantasmi inseguo quella autentica.
Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 11:39 |
Permalink | commenti (3)
categoria:brividi e sensazioni di grazy
Ali di foglie su katana ridente risa di seta. Come mare le nubi su antiche montagne.
Non cercare più di raggiungere stelle vola dentro me. due corpi intrecciati nei loro dolci frutti
Specchio di foglie: negli occhi dell’una la fine del’altra, pungono il mio viso freddi aghi di gelo
LESBIA(Vista da Catullo) Catullo, nato a Verona attorno all'84 a.C., si trasferì nella capitale in giovane età, entrando immediatamente in contatto con l'intellighenzia romana. Di lui rimangono 116 carmi, raccolti nel "Liber Catullianus", in gran parte dedicato alla sua appassionata vicenda d'amore per Lesbia; in altri componimenti si abbandona al gioco letterario, alla celebrazione dell'amicizia e alla satira politica. Musa ispiratrice delle liriche è Lesbia, pseudonimo scelto per rendere omaggio alla poetessa greca Saffo , vissuta appunto a Lesbo, fra il VII e il VI secolo a. C. Poco importa sapere chi fosse realmente Lesbia, tuttavia si ritiene che si trattasse di Clodia, moglie di Q. Metello Celere e sorella del tribuno Publio Clodio, donna citata anche da Cicerone in una sua orazione. Ella è una rappresentante di spicco della Roma aristocratica , ma in privato è una donna di liberi costumi e con svariati amanti. Due sono i punti di vista di Catullo nei confronti di Lesbia: da una parte ella viene descritta come donna ideale, protagonista di un grande amore, intenso sia fisicamente che mentalmente; dall'altra, nei momenti di crisi fra i due, viene descritta dal poeta in modo molto disincantato, con gli occhi dell'amante deluso. Dal tutto, emerge il ritratto di una donna molto affascinante che attrae in maniera morbosa il giovane ed inesperto Catullo, e che lo tormenta con il suo modo di vivere l'amore. Per citare alcuni esempi dal Liber, esemplificativo di quanto detto è il carme 85: "Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris? Nescio, sed fieri sentio et excrucior. (Odio e amo, forse mi chiederai come sia possibile? Non so, ma è proprio così e mi tormenta.). Da questo breve ma intensissimo componimento appare che Catullo non sa spiegarsi la contrastante natura dei sentimenti che prova per la donna amata e che questa consapevolezza del non sapere lo fa soffrire. Catullo è così emblema dell'uomo che entra nella vorticosa spirale di un amore difficile, perdippiù con una donna come Lesbia, per la quale egli prova una sorta di attrazione fatale. Egli è consapevole di non essere nemmeno il suo solo amante, lo si evince da vari carmi, come il numero 39 , rivolto a Egnazio, che è appunto uno dei contubernales della donna, ma nonostante questo egli la ama pazzamente. Nel carme 51 scrive: "Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensum mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est superior mi lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinat aures, gemina teguntur lumina nocte [...]" (Mi sembra uguale a un dio, mi sembra, se è lecito, superiore agli dei, l'uomo che ti siede di fronte, sempre ti guarda e sente il tuo riso dolcissimo; questo a me infelice toglie tutti i sensi - appena ti vedo, Lesbia, non mi riesce più di parlare, la lingua si fa torpida, un fuoco sottile mi corre sotto la pelle, le orecchie rimbombano, gli occhi sono velati dal buio.). Per un uomo così innamorato è pressoché impossibile pensare di lasciare la donna, tuttavia lui sa perfettamente che ciò che lei gli dice " [...] in vento et rapida scribere oportet acqua" (va sritto nel vento e nell'acqua vorticosa. Carme 70). E' quindi con rammarico che annota nel carme 58: " Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa, illa Lesbia quam Catullus unam plus quam se atque suos amavit omnes, nunc in quadriviis et angiportis glubit magnanimi Remi nepotes." (Celio, la mia Lesbia, quella Lesbia che Catullo ha amato più di se stesso e di tutti i suoi, adesso nei trivi e negli angiporti sfianca le reni della gioventù romana). Chi è dunque Lesbia: la dolce e tenera donna affranta per la morte del suo passerotto, oppure una sorta di prostituta più simile alla Sempronia descritta da Sallustio che ad altri modelli classici. non ci è dato a saperlo, sicuramente quella di Lesbia è una figura singolare in un panorama come quello della Roma antica, dove la donna non era per nulla emancipata. Tuttavia noi abbiamo solo un punto di vista di tutte le vicende che vedono protagonista la coppia, e, come è risaputo, chi patisce una delusione amorosa, non è certamente obiettivo nei confronti di chi lo ha fatto soffrire.
Simile a un dio mi sembra quell'uomo
SAFFO
Per chi ama la poesia e l'amore, il nome di Saffo rappresenta ormai un mito senza tempo. Ma la sua voce, così straordinariamente limpida ed intensa, ci giunge dalle remote lontananze della Grecia arcaica, un mondo legato a peculiari tradizioni etiche e di costume.
Saffo nacque infatti nell'isola di Lesbo intorno al 650 a.C. e trascorse gran parte della sua esistenza nella ristretta cerchia di un tiaso, una specie di associazione in cui le fanciulle di nobili famiglie si formavano all'esperienza della vita collettiva nella pratica rituale del canto e della danza.
La sua poesia scaturì dalle emozioni vissute all'interno del raffinato sodalizio femminile da lei diretto, e l'incanto dei suoi versi sta nell'assoluta naturalezza con cui si esprimono le vibrazioni sottili e tormentose dei sentimenti.
Saffo cantò l'amore come malattia e turbamento dell'essere:
Mamma mia dolce,
Qui è chiaro ed evidente che l'intervento imprevisto dell'Eros produce un'interruzione del rapporto ragazza-lavoro e, poiché l'impatto è troppo forte ed intenso (la stessa Saffo scrive: "Ed Eros mi ha sconvolto la mente come un vento che si abbatte sul monte contro le querce"), la ragazza non appare dotata di una facoltà decisionale autonoma.
L'amore è quindi causa di turbamenti, ma anche di accensione del desiderio. In una delle sue poche poesie giunte a noi complete, viene descritto questo sentimento:
"Mi sembra pari agli dei quell'uomo che siede di fronte a te e vicino ascolta te che dolcemente parli e ridi con un viso che suscita desiderio. Questa visione veramente mi ha turbato il cuore nel petto: appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire, ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle e con gli occhi nulla vedo e rombano le orecchie e su me sudore si spande e un tremito mi afferra tutta e sono più verde dell'erba e poco lontana da morte sembro a me stessa".
In questi versi Saffo parla in prima persona del suo "guardare", e sembra vittima dei sintomi e delle cause di una malattia che altro non è che il desiderio non appagato di possedere un qualcosa che colpisca visivamente.
Non bisogna poi dimenticare che Saffo, seppure sposata e con una figlia, ebbe esperienze omosessuali:
"Infatti anche se fugge, presto verrà dietro e se non accetta doni, doni li offrirà e se non ama, ella presto amerà anche contro il suo volere".
Tutto il contesto, la ragazza che fugge, l'attesa dei doni, il verbo amare utilizzato prima al presente e successivamente al futuro, induce a pensare che ciò di cui parla Saffo vada oltre una semplice amicizia. Il suo è quindi un amore fatto anche di turbamenti, paure, insicurezze simili a quelle di una fanciulla ancora vergine. Ed è al tema della verginità che Saffo dedica una lirica, nella quale paragona una ragazza vergine ad una mela posta sul ramo più alto di un albero:
"Come quel dolce pomo rosseggia in cima al ramo, alto, sul ramo più alto, e se ne scordano i coglitori di mele: anzi, non se ne scordano, ma non riescono a raggiungerlo".
E’ nata ad Efeso nel 612 a. C. ca, è morta nel 580 a. C., ma le notizie sulla sua vita sono scarse e poco attendibili. E’ una poetessa lirica monodica. Di origine aristocratica visse e morì nel principale centro dell’isola di Lesbo, Militene, tranne un breve periodo di esilio in Sicilia (dal 595 al 580 a. C.). Compose in dialetto eolico inni, odi e epitalami usando metri vari (es.: strofe saffiche); dei nove libri a lei attribuiti dagli alessandrini ( un inno ad Afrodite e la celebre ode sugli effetti della passione, che fu rielaborata da Catullo nel Carme 51) e 650 versi. Molti degli epitalami furono scritti dalla poetessa nel momento in cui le ragazze che insieme a lei facevano parte della comunità legata al culto di Afrodite, Tiasos, si distaccavano da lei per sposarsi: allora avveniva la confessione sincera e la scrittura dei versi rappresentava il momento in cui l’amore appassionato di Saffo si sfogava. In lei il tema dell’amore è dominante e viene raffigurato come forza che sconvolge i sensi e la mente, e che trova le sue occasioni poetiche nella gelosia o nella contemplazione della bellezza delle fanciulle; non mancano però versi dedicati alla natura, ad Afrodite o alla figlia Cleide e al fratello.
La lingua è sempre raffinata e preziosa, ricca di immagini luminose.
Celebratissima fin dall’antichità, la sua figura fu presto avvolta da caratteri leggendari. Famosa è la leggenda del suo suicidio per un amore non corrisposto.
Bisbigliato da: grazybernabei alle ore 22:51 |
Permalink | commenti (2)
categoria:biografia poeti e scrittori
Randagio e…
musealizzato.
Quel profumo di cibo
m’inondava.
Quei passi e quelle voci
m’inondavano.
Rivolevo la mia strada.
Musealizzato
incatenato
incompreso
me ne andai davvero.
![]() Guillermo Habacuc Vargas un artista del Costa Rica, ha esposto ...croccantini per cani. Sotto gli occhi dei visitatori il cane è morto poco dopo l’inizio della mostra e l’ “artista” si è giustificato sostenendo che il cane, essendo randagio, sarebbe morto comunque.
Esiste una petizione on line per impedire che questo "stravagante" artista faccia parte alla Biennal Central America Honduras 2008 : http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html Per maggiori infomazioni... ecco un sito spagnolo dove alcune foto documentano la triste realtà: http://www.marcaacme.com/blogs/analog/index.php/2007/08/22/5_piezas_de_habacuc
Ora spiegatemi cosa ha significato tutto questo perchè io non riesco proprio a comprendere il messaggio dell' "artista".
Nel respiro della sera
Note di foglie Profumo di nuvole Onde i monti. Soffusi i seniteri di perenne magia.
Ombre di spettri additano il cielo: rami spogli. Sbadigliando il vento ha rapito i fiori
Movesi il vecchierel... (XVI) Movesi il vecchierel canuto e bianco (Francesco Petrarca 14° secolo)
Nella vita morale, così come nella vita fisica, esiste un’aspirazione e una respirazione: l’anima ha bisogno di assorbire i sentimenti di un’altra anima, di assimilarseli per restituirglieli più ricchi. Se questo bellissimo fenomeno non esiste, non c’è vita per il cuore: gli viene allora a mancare l’aria, soffre e deperisce. Honorè De Balzac
|
||||