Ciao bella fuori e dentro,
mi sono ritagliato un po’ di tempo, te lo dedico.
Ti penso spesso in questi giorni. Lo faccio perché il pensiero di te mi fa bene, e perché, nonostante l’età, oggi la mia indole tumultuosa e viscerale mi rende più del solito vulnerabile a sentimenti e sensazioni, emozioni, e più che mai sento premermi dentro il bisogno di non essere e stare solo, la necessità di condividere ciò che a parole è difficile spiegare, dovrei essere un poeta vero per condensare, sublimare questa ipersensibilità emotiva in parole d’arte e poesia, e se anche lo fossi forse non basterebbe ugualmente, perché non c’è parola detta o scritta che possa surrogare una stretta, un abbraccio, l’ebbrezza di sentire un calore vivo sulla pelle, il dimenticarsi del tempo e l’abbandonarsi a un sentire bello e basta, un prenderselo e donarlo ricevendo una letizia buona, senza il pensiero di scegliere cosa dire o cosa fare, ma lasciarsi andare, sciogliersi, toccare a carezzare e annusare e ridere e perdersi e dimenticarsi tutte le parole e non cercare di dare un nome a ciò che è dentro, e lì vive, e basta che questo sia, semplicemente ci sia e si faccia sentire, nella sua presenza, unico e comunque irripetibile perché con ogni persona tutto è diverso, quel che si prende, quel che si dà, quel che suscita dentro, quel che si è insieme come una sola unica cosa, e quella cosa non sempre arriva, non sempre c’è, e anche quando c’è non è scritto che sia sempre la perfezione, il sublime, ma comunque, sempre, è nel sangue attenderla, cercarla, ghermirla, perché qualunque cosa essa venga ad essere, sarà comunque una vita che avrà il suo corso e non tornerà più, e comunque un posto dentro, nel cuore e nelle viscere comunque l’avrà, quale che sia il bene ed il male che sarà in noi perché ad essa avremo teso con tutti noi stessi quando il bisogno di luce si farà ruggente, insopprimibile, come il bisogno delle scarpe al mattino, come una sete, come la fretta di toccare una terra, di sciogliersi in acqua, baciare un calore, stringere un manto, abbandonarsi ad un sole che prende e stordisce, come il tramonto che vive ora, in un fresco suadente, un canto d’uccello, un’attesa, un silenzio.
POSTATA DA WIND OF CHANGE