mercoledì, 31 gennaio 2007

Io sarò tua/


per essere nessuna/


 dissolvendomi/


nella tua essenza,/


 in un angolo dei tuoi occhi/


 per bere una lacrima./


E nel tuo sonno/


con petali di rugiada /


 scriverò sulle tue labbra /


incantesimi infiniti./


Camminerò sulla tua pelle /


che ha rubato /


il profumo della luna./


Mi aggrapperò /


alle tue spalle/


per sfinirmi/


cadendo sul tuo inguine./


 Poi ti raggiungerò/


per dissetarmi/


 scivolando


con le labbra./


Ti lascerò sul cuscino/


nidi d’incoscienza/


e cestini di follia./


 E la mia vita


or così fragile


nelle tue mani


Le emozioni di grazy

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lunedì, 29 gennaio 2007

Duro streep poker
in partite nel buio.
Pensieri nudi.


Ai piedi tabù stesi
come un letto per gioco.

EF





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lunedì, 29 gennaio 2007

I TUOI BACI


. I tuoi bacI


sanno scrivere.


 Ho letto parole d’amore


sulle mie labbra


 davanti ad uno specchio:


parole incise


da gocce di rugiada


 su una rena rossa


ornata di conchiglie bianche.


Caldi dolci e piccanti


i tuoi baci scrivono per me


le tue lettere d’amore,


dando voce al tuo cuore.


 Desiderio di restare soli con l’amore,


 con la passione.


Scrivimi per sempre amore mio...

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domenica, 28 gennaio 2007
Mi ricordo le sere d'estate di quando, bambina, non avevo ancor varcato la "dolorosissima soglia del vero " di leopardiana memoria. Abitavo in una casa a due piani, in cui vivevano la mia famiglia composta da quattro persone, mio zio Romano con la moglie zia Rina, mia zia Rosilde con la figlia Franca: ogni nucleo familiare possedeva camera, cucina, cucinotto minuscolo ,mentre il bagno era in comune. Non c'era libertà di movimento nelle nostre stanze tanto erano anguste e ristrette, ma io ero felice... Felice perchè, finalmente, in estate, potevo disporre di tutto lo spazio che nella cattiva stagione non potevo permettermi: a sinistra della mia abitazione , verdeggiavano una rigogliosa vigna ed un verde praticello, mentre a destra e dietro l'abitato c'era un immenso cortile ghiaioso. Nelle serate estive, mia cugina, mio fratello, la mia amica Gloria ed io, cenavamo in fretta per addentrarci nella vigna , rotolarci sul prato; inumidito dalla rugiada, giocare a palla nell'impaziente attesa che il cielo si oscurasse e si punteggiasse di stelle dagli occhi ridenti, per giocare a rincorrere le lucciole... Che magia! Quegli esserini minuscoli ad intermittenza ci affascinavano fino a farci rasentare l'estasi, così iniziava l'emozionante ed innocente cattura delle lucciole! Ne acchiappavo una tra le mani, poi le aprivo e, facendo attenzione a non lasciarmela sfuggire, osservavo quel piccolo miracolo luminoso, sperando di riuscire a carpire il suo brillante segreto, ma niente; non trovavo mai, anzi non volevo mai trovare una risposta soddisfacente e razionale, perchè mi piaceva pensare che quel piccolo insetto fosse il frutto di chissà quale magia... Poi lo liberavo e mi accingevo a rincorrerne un altro
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domenica, 28 gennaio 2007
Mi ricordo della mia inseparabile amica Elda, compagna di scuola e di banco dalle elementari al liceo e del suo motorino: Elda era economicamente più agiata di me e poteva permettersi il lusso di possedere un motorino tutto per lei: un CIAO di color giallo,. Non era un semplice mezzo di trasporto, era molto, molto di più! Spesso Elda ed io ci trovavamo a casa dell'una o dell'altra per studiare; naturalmente il nostro abbigliamento doveva adeguarsi ai nostri spostamenti: in casa mia era sempre inverno, e gli indumenti molto pesanti dovevano sopperire alla scarsa quantità di calore erogata da una piccola stufa a cherosene, ma Elda che viveva in una casa dov'era sempre estate, con i termosifoni regolati al massimo, sapeva adattarsi, grazie al suo cuore ed alla sua mente grandi e generosi. Spesso le nostre versioni dal greco e dal latino venivano interrotte da una economica ma consistente merenda che ci preparava mia madre, secondo le intenzioni della quale avrebbe dovuto fornirci energia in abbondanza per aiutarci a portare a termine i nostri compiti; invece l'energia assorbita ci metteva le ali ai piedi e, senza rendercene conto, ci ritrovavamo trasportate, come per magia, sulla sellino del mitico CIAO ARANCIONE; un motorino autonomo ed indipendente che ci conduceva sempre, proprio nei luoghi dove noi avremmo voluto essere;quel semplice mezzo di trasporto era un oggetto animato, dotato di un cervello ricco di perspicacia e di fantasia che sapeva leggere ed interpretare i nostri pensieri. E se non studiavamo più la colpa non era nostra, ma di quella magia che aveva assunto le fattezze di un CIAO. La brezza ci scompigliava i capelli e ci svuotava la mente, per riempirla poi, in un secondo momento di attimi tanto belli da parere surreali1 Ci sentivamo padrone del mondo! Ci sentivamo libere! Sentivamo la vita crescere tra le nostre mani... Avevamo quindici anni!
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domenica, 28 gennaio 2007
Questa bellissima poesia mi è stata dedicata da una mia carissima collega sarda, dopo aver letto il mio romanzo. E' una bravissima scrittrice e poetessa, pensate : questa poesia scritta di getto è stata il suo debutto in tale campo. Non male vero come esordio? E ppi, inutile dire che io mi sono un po' ...gassata.... di più della Ferrarelle! Spero che Elena , Rosemary,Angela, Felix mi inviino una poesia da pubblicare sul mio blog, anche loro sono eccezionali veramente! Poi, scriverò anche qualcosa di mio!//////////////////////////////////////////////////////////////////// Da: carla.denti@email.it Data: 02/23/06 19:06:20 A: grazybernabei@alice.it Oggetto: luce /////////////////////////////////////////////////////////////////////// letto tutto di un fiato, bellissimo!!! Luce Quando Iddio tracciò il tuo sentiero, già nel grembo di tua madre ti chiamò Donna. Appose il sigillo di una rosa, anch’essa nel segreto di un’antera. Lungo travaglio… E fu sanguigno, lacerante, urla mute, lungo il tunnel. Avanzavano e arrancavano a piedi scalzi. E il roveto feriva, lunghe spine crudeli ingiuste rie, all’alba della vita, preparavano canali di dolore. E sotto il sole Nessuno, nessuno, nessuno… nessuno udiva. Sotto la pioggia, tutti aprivano ombrelli… per non vedere. Allo squarcio dell’arcobaleno, l’ottuso riso di crudele invidia. Un puntino luminoso Iddio nascose, in quel sentiero, lo nutrì di affanno, di lividi , di oltraggi. Ma il calore germinò la rosa, la forza colorò i suoi petali, il coraggio ne irrobustì lo stelo, la bontà ne fece una regina. Goditi il tuo sole, principessa, ammira le stelle del tuo cielo. Quanto è bella e pulita la sua Luce. Carla Denti A una Meravigliosa Donna. 22 febbraio 2006 -- Carla
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domenica, 28 gennaio 2007
Ai miei cari nonni: i miei maestri di vita Cari nonni vi scrivo con la speranza che queste mie parole possano giungere fino in Paradiso, dove senza dubbio vi trovate. Siete state persone meravigliose, speciali, forse uniche, unite indissolubilmente dall'amore reciproco, dalla fede e da valori immensi. Tu nonna dolcissima, mai stanca, sempre presente, sempre disponibile per tutti, con lo sguardo luminoso ed il sorriso di chi attribuisce il giusto valore alle miserie umane , ma sa gioire di ogni piccola cosa che la vita quotidianamente ci offre. Tu nonno dall'aspetto un po' burbero, poco incline agli scherzi, ma con un cuore grande come l'universo; tu sincero fino all'estremo : il tuo motto che a noi faceva un po' sorridere era: "Ho detto la verità: perchè qualcuno si dovrebbe offendere?" Eri sincero anche quando le tue parole si ritorcevano contro di te, ora capisco quanto eri grande nonno! Verità, sempre e solo verità! Generosità: entrambi avete dato, donato per tutto l'arco della vostra esistenza, senza mai chiedere nulla in cambio, avete dato a figli, nipoti, pronipoti che che venivano da voi a braccia aperte per poter accogliere tutto il vostro amore. Una grande famiglia la vostra: quattro figli, undici nipoti, una prononipote con rispettivi mariti , mogli e figli. Ricordo le vigilie di Natale trascorse tutti assieme: si doveva improvvisare una sala da pranzo nel corridoio molto ampio della vostra casa, per poterci ritrovare tutti assieme in occasione del grande cenone; poi, assieme, si aspettava la mezzanotte per recarci a piedi alla S. Messa. Quando ero bambina enormi lastroni di neve ghiacciata,improvvisamente si materializzavano sulla stradina che conduceva alla Chiesa: noi bambini scivolavamo e i genitori ci rimproveravano perchè rovinavamo i vestiti della festa, ma voi no, voi mai: eravamo fanciulli ed avevamo il diritto di arrivare felici nella piccola chiesa per accogliere la nascita di Gesù; sono anche convinta che se la nonna avesse potuto si sarebbe messa a ruzzolare con noi: possedeva un animo da bambina. Poi tu nonnina ti sei ammalata e a poco , a poco hai perso la lucidità mentale: all'inizio mi riconoscevi a stento, poi più niente, ma la sola tua presenza, il fatto che esistessi, costituiva ancora per me un grande punto di riferimento; te ne sei andata ad ottantasei anni, ma prima di spirare, mi hai guardato e mi hai visto: eravamo io e te nella stanzetta; io allora ti ho chiesto: "Nonna, se mi capisci muovi le pupille!" Tu l'hai fatto ed io ti ho fatto una promessa, che non sempre mantengo. Quando te ne sei andata il nonno ha perso la gioia di vivere: lui sempre attento ad ogni cosa, lucidissimo, colto, sano, si è lasciato andare. voleva raggiungerti, il nostro affetto non gli bastava: gli mancava la sua Angelina! Sì ti chiamavi così non na noi nipoti ti abbiamo sempre soprannominato nonna "Lina". Dopo due anni ci ha lasciati anche il nonno Antenore ed io mi sono sentita defraudata di un grande pezzo della mia vita:so che voi siete di nuovo assieme e felici, ma vi avrei voluto ancora per qualche anno. Mi sono sentita smarrita, io , la nipote più grande,la prima , la preferita anche se non l'avete mai fatto capire agli altri nipoti: tutti ci siamo sentiti amati. Vorrei tanto somigliarvi , ma soprattutto rivedervi. Tu nonna una volta mi sei apparsa in sogno per ricordarmi di mantenere la promessa, ma tu nonno non ti sei più fatto vedere. Forse sei arrabbiato perchè io non amo i cimiteri e raramente vengo a pregare sulla vostra tomba, perchè so che voi non siete più lì e pensare ai vostri corpi tumulati nel cemento mi fa male. Preferisco parlarvi con la mente da casa e lo faccio spesso: non dovete mai pensare che io vi abbia dimenticati. Non lo farò mai: un pezzetto del mio cuore è venuto con voi. Vi voglio bene e vi ringrazio ancora una volta per i valori che mi avete trasmesso e per l'amore che mi avete dato. La vostra Graziana Senza di voi mi sento tanto sola Messaggio modificato da 256722 BERNABEI, GRAZIANA il Oggi, 14:35 -------------------- molti fissano il buio io preferisco contemplare le stelle
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domenica, 28 gennaio 2007
Mi ricordo la mia prima cotta. Frequentavo la quinta elementare femminile ed egli la classe quinta maschile. Di lui mi colpirono subito i capelli biondi, gli occhi azzurri vispi, furbetti e sempre sorridenti, anche quando veniva rimproverato; cosa che non accadeva raramente in quanto il suo maestro ,che era anche suo padre,apparteneva a quella categoria di persone spente, che sembrano vivere solo perchè costrette a farlo da un cuore che batte ritmicamente nel petto;si lasciava trascinare passivamente dalla vita, così ,come una barchetta di carta si fa trasportare dalla corrente. Era il tipico uomo in grado di renderti di pessimo umore con un solo gesto o con una sola parola e pareva divertirsi e godsere di questa sua negativa peculiarità. Il figlio, di nome Duccio, era invece solare: un bambino che infondeva allegria nei cuori, splendente come se mai una nuvola potesse offuscare la sua luce: ma la nuvola esisteva ed era lui: suo padre ed insegnante. Ricordo una mattina in cui le urla del maestro dell'aula accanto alla mia mi fecero sobbalzare sulla sedia ed ebbi uno strano presentimento: Duccio era stato cacciato fuori dalla sua classe con un calcio e con una tirata di capelli; nessun docente osava rimproverarlo per quei suoi atteggiamenti, in quanto egli soleva rispondere con :"Io posso farlo, è mio figlio!" Duccio ed io ci parlavamo con il linguaggio dell'amore che per noi era costituito dagli occhi , il cui sguardo poteva incrociarsi qualche volta durante la ricreazione; ma il ragazzino era sveglio , anche se aveva solo dieci anni ed iniziò a scrivermi bigliettini per dichiararmi il suo amore; non dimenticherò mai quello su cui era scritto: " Mi piaci tu e basta, perchè assomigli a Silvie Vartan e sei bellissima con le treccine" Io , tutte le mattine, dopo essere venuta a conoscenza delle sue preferenze, chiedevo a mia madre di pettinarmi con le treccine fermate con un fiocco rosa o azzurro, senza mai rivelarle il motivo della mia insistenza. Ebbe origine una corrispondenza a senso unico,perchè io non risposi mai ad alcun biglietto, in quanto la mia eccessiva timidezza, bloccava la mia mano nello stesso istante in cui il mio cervello comunicava all'arto, la mia intenzione di rispondere. Ma i miei occhi parlavano e a noi bastava dialogare attraverso sguardi dolci, languidi e furtivi; ricordo che una domenica pomeriggio ebbi il permesso di recarmi al cinema parrocchiale, dove il curato, sempre presente, aveva ben pensato di separare i maschi dalle femmine; a sinistra c'era la fila degli "uomini" e a destra quella dele "donne", ma Duccio ed io riuscimmo a sederci sul seggiolino di legno, nella stessa fila e tra di noi c'era solo un metro di distanza: allungammo la mano destra, incrociammo le nostre dita ed in quell'istante provai le prime gioie di un "amore" puro, innocente e dolcissimo. Alle medie tutto cambiò: lui finì nella sezione A ed io in quela D e ci perdemmo di vista.Duccio però lasciò una traccia indelebile nel mio cuore , che nemmeno la sua precoce morte riuscì a cancellare. Fu la mia prima ed ultima storia d'amore prima dei quattordici anni, perchè i ragazzini iniziavano a guardare con interesse le mie coetanee più basse , ma già con un accenno di seno, mentre io ero piatta come un'ascia e tale rimasi per ben tre anni ; come studentessa ero fiera di me , sempre la prima della classe, ma come ragazza... beh, non osavo guardarmi allo specchio: vedevo un'insignificante essere dal volto carino, incorniciato da lunghi capelli biondi, ma sorretto da uno scheletro che sembrava voler volar via ad ogni alito di vento, terminante con due lunghissime gambe, magre e secche come quelle di un fenicottero.Ero sempre triste e cercavo di annegare la mia infelicità nelle lacrime. Solo dopo molti anni cominciai ad amare la vita
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sabato, 20 gennaio 2007
QUALCUNO MI HA CHIESTO INFORMAZIONI SUL ROMANZO CHE HO PUBBLICATO:" RINCORRENDO LA VITA A PIEDI SCALZI". Si tratta di un romanzo del tutto autobiografico , anche se per ovvi motivi, ho dichiarato il contrario; mi sono anche presa alcune querele, ma tutto si è risolto bene; dovevo togliermi qualche sassolino dalle scarpe e l'ho fatto attraverso la stesura di questo romanzo edito da PAGINE ROMA. E' stata una grande rivincita sull'ipocrisia di quelle persone che devono sempre giudicare, di coloro che non avendo una vita propria,spiano quella degli altri, perchè non sanno vivere la vita, ma solo subirla. Il romanzo si può richiedere , dietro rodinazione in qualsiasi libvreria che dovrà richiederlo alla casa editrice
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domenica, 07 gennaio 2007
UN CALOROSO BENVENUTO A TUTTI! E I MIEI PIU' SENTITIT AUGURI PER UNO SPLENDIDO 2007! Ciao Graziana
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